De Leo: La politica attuale è il risultato dei bisogni di una sola persona o di gruppi di interesse?

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«Chi parla di rinnovamento deve coerentemente aggredire in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche e tenendo a distanza i “compari d’affari”».
Vito De Leo, autore terlizzese e responsabile del Centro Studi “Aldo Moro”, presenterà il suo ultimo volume il prossimo 2 settembre nella sua città. Ne anticipa i contenuti con questo intervento che di seguito pubblichiamo.
Nel mio ultimo saggio intitolato “Quando politica e morale viaggiano su binari diversi”, presentato il 27 agosto a Corato con gli autorevoli interventi del sindaco avv. Renato Bucci e dell’on. Gero Grassi, che sarà oggetto di attenzione anche a Terlizzi il 2 settembre prossimo in Vico Paolo Rutigliano alla presenza del sindaco Ninni Gemmato, dell’assessore alla Cultura Maria de Lucia, moderati da Pasquale Vitagliano, esprimo la convinzione, suffragata da insigni uomini politici come Alcide De Gasperi, Luigi Berlinguer, Aldo Moro, Giorgio Napolitano ed ecclesiastici come don Tonino Bello, che “il privilegio” vada combattuto, che i poveri, gli emarginati e gli svantaggiati vadano difesi, che certi bisogni sociali e umani, oggi ignorati, vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati. Oggi la questione morale in Italia fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti e delle loro correnti, con una concezione della politica che vanno semplicemente abbandonati e superati.
La questione morale è, infatti, uno degli elementi principali del problema italiano ed in particolare di alcune regioni italiane. Chi parla di rinnovamento deve coerentemente aggredire in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche e tenendo a distanza i “compari d’affari”. Quel che deve interessare veramente, tutti indistintamente, è la sorte del Paese, della nostra Regione, della nostra Provincia e del nostro Comune, così martoriati e così tragicamente in una fase di “default finanziario”.
Faccio un appello. Mi appello a quelli che intendono sentirsi orgogliosi dei propri natali, non certo disprezzati o derisi ogni qual volta varcano i confini nazionali. Non mi sembra ci sia molto di cui andarne fieri. Provo disagio per quanto sta accadendo in Italia. Il mio e il nostro Paese. Sembra che la “corda della pazzia” stia trionfando in maniera preponderante. La ragione dà l’impressione di non albergare più nelle nostre città. Sempre più spesso si plaude, facendoli diventare eroi o grandi uomini politici, chi irride coscientemente le fondamenta – etiche e morali – della comunità con una gestione della politica ricca di ego. Al contrario, chi si batte per una moderazione di comportamento e di linguaggio viene bollato, senza possibilità di difesa, come fuori dal tempo e “vecchio”.
Stare in questo sistema? Il problema è che il moderno non è vissuto come concreta possibilità di miglioramento della propria condizione esistenziale e di quella della collettività. Ho la netta sensazione che la politica si sia svuotata di ogni significato. E quando la politica è priva di orientamento si aprono le porte a fenomeni tendenti alla disorganizzazione sociale. L’azione politica – nella norma – è quella modalità mediante la quale gli esseri umani si confrontano e collaborano per individuare le soluzioni più opportune ai loro bisogni collettivi.
La realtà è ben differente. La politica attuale è il risultato dei bisogni di una sola persona o di gruppi di interesse. Tempi molto difficili ci attendono se continueremo – con pervicacia – a intraprendere tale strada. Non si va da nessuna parte. Potranno esserci sparute “vittorie di Pirro” per qualcuno. Ma a quale costo?
La questione è ben altra. La politica manca di proposta. Non propone nessun orizzonte su cui delineare il futuro del nostro paese, un orizzonte serve anche alla nostra città. Abbiamo un forte bisogno di una politica ragionata e responsabile perché viviamo in un paese fortemente disaggregato. Dobbiamo recuperare il senso della ragione per una politica che offra al Paese concrete speranze di un avvenire migliore.
“Non abbiamo bisogno di chissà quali grandi cose o chissà quali grandi uomini. Abbiamo solo bisogno di gente più onesta” (Benedetto Croce). Il politico onesto è sincero, non inganna, non approfitta del suo ruolo per interessi personali, non corrompe né si lascia corrompere. Per lui l’onestà (dal lat. honestas=onore) è proprio una questione d’onore e di dignità personale; avverte la disonestà come un venir meno a se stesso prima ancora che agli altri.
Oggi siamo tentati di definire “utopica” la condizione di chi, impegnato in politica, riesce a svolgere onestamente il suo lavoro.
L’idea che abbiamo oggi della politica è, purtroppo, viste le ultime vicende, quella di un’attività di governo basata sull’inganno, la slealtà, la corruzione. Come il Principe di Machiavelli, il politico attuale dimostra una ricorrente inconciliabilità tra politica e onestà, poiché, per raggiungere finalità sociali che si impongono come necessarie, è obbligato talvolta a comportamenti condannati dalla morale comune, come la frode, il raggiro, il tradimento.
La corruzione ha la meglio quando le istituzioni pubbliche diventano preda di logiche partitiche o di schieramento, quando gli amministratori pubblici rispondono a interessi di parte prima che alla popolazione del territorio e alle sue legittime aspettative.
Dal canto suo, una popolazione è sana quando sa opporsi alla disonestà e rivendica democraticamente il diritto di essere governato da persone competenti e oneste, animate dalla passione vera e sincera di servire la comunità.
E’ necessario quindi che il cittadino, singolo o associato, si riappropri della politica. E’ fin troppo evidente che i partiti, da mediatori tra Stato e cittadino, hanno sequestrato monopolisticamente, la sfera della vita pubblica.
D’altra parte, l’obiettivo non è la contrarietà ai partiti o agli schieramenti, ma la conversione all’onestà.
E’ determinante, dunque, che al cittadino sia data l’effettiva possibilità di scegliere le persone che, per orientamenti e comportamenti personali, garantiscano che i valori sociali siano non soltanto difesi nelle sedi dei partiti e delle istituzioni, ma anche vissuti da chi è chiamato a rendere il proprio servizio nell’attività politica. La moralità della democrazia rappresentativa, infatti, sta, sì, nel programma dei partiti ma, più in particolare, nei nomi e cognomi delle liste.
La realizzazione del programma e la sua credibilità sono affidate al comportamento dei singoli deputati; la positività di una legislatura è legata soprattutto alle capacità politiche e morali degli uomini e delle donne che la costituiscono.
Non basta infatti che il partito metta nel programma un insieme di obiettivi ad alto contenuto sociale, quali, per esempio, la difesa dall’inizio al termine naturale dell’esistenza, la promozione di una politica familiare nell’attuale contesto socio-culturale, la solidarietà sociale verso i ceti più deboli e bisognosi: simili traguardi non avranno mai una sufficiente traduzione nella prassi se prima non sono nelle coscienze delle persone.
E’ decisivo, pertanto, scegliere uomini e donne che abbiano competenza e conoscenza dei meccanismi pubblici, attenzione e sensibilità ai processi evolutivi dell’economia e della società. Ma è ugualmente decisivo scegliere uomini e donne che hanno sempre avuto, e continuano a coltivare, un alto senso di onestà, legalità, coerenza. Competenza e onestà devono andare di pari passo. Se un politico o un funzionario pubblico non è onesto, anche l’eventuale competenza è tentata di piegarsi facilmente a interessi individuali o di partito, anziché al bene della collettività.
A questo proposito è sempre attuale l’art. 54 della Costituzione italiana: “I cittadini cui sono affidati funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”. Articolo che dovrebbe essere sempre tenuto presente sia da esponenti laici, come da religiosi. Per far risorgere l’Italia oggi è necessario chiamare a raccolta coloro che credono che la politica abbia bisogno del proprio contributo e che questo debba essere disinteressato, ovvero ispirato non dal guadagno di poltrone o prebende, ma da ben altre intenzioni, da ben altri principi, da altre convinzioni; l’Italia ha urgente bisogno di politici onesti, con buona pace di tanti affaristi disonesti!
Anche per il tempio della politica è arrivato il momento della cacciata dei mercanti e dei profanatori!
Vito De Leo
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