Adroterapia in Medicina Oncologica, precisazioni del Dott.Vito Ruggieri

La Redazione
L'ospedale oncologico di Bari

Il 18 luglio 2013 veniva pubblicata sul nostro giornale una lettera aperta sulla scoperta dell'Adroterapia a cura del presidente dell'Associazione Onlus Maria Ruggieri , che oggi torna a chiarire alcuni importanti aspetti

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Riceviamo dal Dott. Vito Ruggieri una nota di precisazione sulla lettera aperta precedentemente pubblicata, che riportiamo integralmente

>> L’imminente mese di agosto mi indusse a differire la pubblicazione delle mie deduzioni alla replica del prof. Schittulli, pubblicata a fine luglio u.s., riferita alla mia precedente lettera aperta con la quale esprimevo le mie considerazioni sulla comunicazione del medesimo e del prof. Veronesi, relativa all’efficacia dell’adroterapia poiché non mi risulta che tale cura oncologica venisse applicata in Italia.

Infatti, la nota del prof. Schittulli si risolve in una accorata e risentita rivendicazione dei meriti scientifici propri e del prof. Veronesi, che, in verità, non era stata affatto messa in dubbio nella lettera aperta, che prendeva le mosse dal contenuto di un articolo, pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno, dal titolo: “Veronesi: è l’adroterapia la più efficace. Schittulli sollecita i macchinari in Puglia”, nel quale si prospettava l’adroterapia come “terapia innovativa, il futuro” e si definivano i macchinari necessari per praticarla come “apparecchiatura d’avanguardia, ormai indispensabile”.

Non si è mai dubitato che il prof. Schittulli ne avesse precocemente intuito l’efficacia, avendone sollecitato l’introduzione nel nostro sistema sanitario già diversi anni orsono, secondo quanto riportato nel suddetto articolo.

In effetti, non ho affatto detto che l’adroterapia sia stata scoperta nell’anno 2011.

Ho solo riportato il fatto che l’amico Giorgio abbia scoperto da solo l’esistenza di tale terapia, approfondendo autonomamente le proprie conoscenze sul terribile male che lo aveva colpito e abbia dovuto lottare con tutte le sue forze e con il sostegno economico dei suoi famigliari, recandosi in tale anno in Giappone, dove tale terapia veniva già praticata e ciò dopo essersi curato inutilmente in Italia con altre tecniche terapeutiche.

Del resto, a diversi anni dalle prospettive riservate del dr. Schittulli all’Onorevole D’Alema sull’utilità dell’adroterapia, non mi risulta che i protocolli contemplino tale terapia, la quale viene presentata ora come la più taumaturgica, forse fondatamente.

Resto basito, dunque, per il fatto che il dr. Schittulli (o l’estensore dell’articolo) mi attribuisca di aver sostenuto il suo disinteresse o la sua ignoranza, tenuto conto che tali termini non sono stati da me usati.

Il problema posto nella lettera aperta è ben diverso.

Se è vero che gli oncologi italiani, tra cui il prof. Schittulli, erano e sono convinti delle maggiori possibilità di cura offerte dall’adroterapia, da anni praticata in Giappone, sorge però l’interrogativo: al di là degli annunci mediatici, i pazienti sono stati e vengono anche informati, singolarmente, delle possibilità di sperimentare tale terapia, ancorché recandosi all’estero?

Almeno per quanto ci riguarda, la risposta è negativa, cosicché l’atroce dubbio che in me permane, per la tragica esperienza vissuta, è che non siamo stati messi nelle condizioni di tentare, a qualsiasi costo e con ogni sacrificio, la cura migliore per mia figlia.

Alla luce di quanto detto, è stupefacente che il dr. Schittulli ritenga calunniose, accusatorie, ironiche le mie valutazioni.

Voglio comunque concludere ribadendo quanto prospettato nell’ultimo periodo della mia lettera aperta, poiché integra il senso delle mie considerazioni: non ci saranno sensibili progressi della medicina oncologica, se una nuova etica della ricerca scientifica per lo studio e la cura dei tumori non prevalga sugli egoismi personali e sugli interessi economici dell’industria farmaceutica e del mondo sanitario privato e pubblico.

E sono convinto che questo aspetto non possa non essere condiviso dallo stesso dott. Schittulli.

Il presidente dell’Associazione Onlus Maria Ruggieri.
Dott. Ruggieri Vito

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