“Lui l’ha vissuta”

La Redazione
La locandina della Municipale Balcanica

Il comunicato della Fiaca sul contrasto all'immigrazione stimola l'intervento del famoso gruppo musicale terlizzese, mentre l'Amministrazione Comunale di Terlizzi tace colpevolmente.

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente, il pensiero del Gruppo Musicale “La Municipale Balcanica”  nonchè Associazione culturale Terlizzese famosa nel mondo per i successi musicali

>>Leggiamo in questi giorni delle polemiche seguite alle dichiarazioni, rese nelle sedi istituzionali da membri delle istituzioni della nostra città, secondo cui l’abbassamento delle tariffe della manodopera agricola sarebbe causato dalla presenza degli extracomunitari.

Chi dice ciò trascura, forse di proposito, che il prezzo di una giornata di lavoro non la fissano gli immigrati ma chi sfrutta la loro disperazione e la loro clandestinità!

E sfrutta anche quella degli italiani!

La minaccia al lavoro degli italiani non viene dai migranti, quindi i politici non fanno il bene dei cittadini, dei lavoratori, dell’economia indicando pubblicamente in altri poveri il pericolo.

Eppure questi migranti sono partiti dalle loro terre sapendo che qui avrebbero trovato dignità prima ancora che benessere.

Nei nostri incontri con gli stranieri abbiamo ascoltato tante testimonianze sui viaggi, spesso tragici, dei migranti che attraversano il Mediterraneo.

Noi da semplici musicisti di quelle storie, anni fa, ne facemmo una canzone. Abbiamo eseguito quel brano poche volte, tra cui una a Terlizzi in occasione del “Garofano d’oro”.

Quel giorno un gruppo di algerini si avvicinò per stringerci la mano e ci indicò un ragazzo con gli occhi lucidi rimasto in disparte, dissero: “Lui l’ha vissuta” perché aveva perso parte della sua famiglia nel canale di Sicilia nel tentativo di arrivare in Italia.

Come si faccia a puntare il dito contro questi uomini indicandoli più o meno velatamente come una minaccia all’economia delle campagne è un triste e stupidomistero della politica.

Evitare ogni forma di razzismo, essere pronti all’accoglienza non è solo un esercizio di memoria, ricordando che noi per primi siamo stati migranti, ma è anche e soprattutto il primo segno di civiltà.

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