Il non senso del tempo pieno nelle scuole di Terlizzi

© n.c.
Nel Pianeta scuola, di fatto il tempo pieno è negato, impraticabile ed infruttuoso come quello offerto a Terlizzi, dove la mensa, ad oggi è ancora un tabù
PIANETA SCUOLA: IL TEMPO PIENO NEGATO
E’ difficile far coincidere un servizio dovuto con l’inizio delle attività scolastiche?
Nella scuola primaria è previsto il tempo prolungato, ma a Terlizzi, che forse è una repubblica a sé stante, il tempo pieno è, inizialmente, negato. Si comincia la mensa scolastica con comodo, verso la fine di ottobre, con grande disagio per i bambini, le famiglie e gli insegnanti.
Eppure le date di inizio Anno Scolastico, sono note a tutti con largo anticipo. Diventa, allora, veramente incomprensibile il perché di tanto ritardo.
Una buona progettualità prevede l’obbligo di muoversi in tempo utile e tanta superficialità, nei confronti dell’istituzione scuola, nei confronti dei nostri cittadini più giovani e delle loro famiglie è da attribuire alla mancanza di progettualità o ad una sorta di lassismo? O forse, più prosaicamente, il tempo prolungato è considerato inutile.
Ecco le motivazioni che inducono ad avere un’ organizzazione scolastica basata sul tempo pieno, elaborate da un noto pedagogista.
La qualità ha un costo
“È vero, il tempo pieno costa di più, ma la qualità ha un costo.
Il rapporto della scuola con la città è fondamentale, sotto il profilo strutturale e culturale, come pure il coinvolgimento dei genitori Insomma, nel tempo pieno si sono gettate le basi per la futura integrazione tra scuola e territorio, che ha portato a un vero e proprio Progetto educativo di territorio, a forme di progettazione partecipata, in cui l’Ente locale non solo mette servizi di supporto, ma alimenta nuove risorse educative.
Sul piano delle politiche scolastiche il tempo pieno ha contribuito allo spostamento di prospettiva dall’assistenza scolastica al diritto allo studio e quindi a far vivere il diritto all’istruzione come un diritto fondamentale di cittadinanza; oggi diremmo: dall’enunciazione del principio dell’obbligo scolastico all’impegno per il successo formativo.
La scuola a tempo pieno si è qualificata come scuola della comunità, come un ambiente pedagogico “totale”.
La sua visibilità pubblica è stata molto più forte della legge 148/90, forse perché il tempo pieno si è presentato non solo come modello organizzativo più compatto e integrato (ricco di servizi accessori), ma anche come una istituzione educativa “aperta” verso la città, come “scuola con le luci accese” sull’educazione permanente della comunità, con una necessaria attenzione alla qualità delle strutture, dei servizi, dei laboratori, delle biblioteche.
Il messaggio pedagogico è stato altrettanto chiaro: un rapporto più coraggioso con la comunità, con la cultura del territorio, con una grande capacità di accoglienza e accettazione delle diversità, di rispetto e valorizzazione delle identità e delle radici, ma da proiettare in un orizzonte più vasto con la forza della conoscenza, dell’istruzione che emancipa e libera.
Le indagini sulla scuola elementare premiano le classi a tempo pieno perché si presentano come un ambiente didattico ricco di sollecitazioni operative (la scuola del fare e non solo del dire), di situazioni sociali (con relazioni più distese e un uso cognitivo dell’interazione sociale), di incontro variegato con linguaggi e saperi, di graduale iniziazione all’organizzazione disciplinare della conoscenza”. (Di G. Cerini)
Di seguito le testimonianze di una mamma lavoratrice, Carla D. e di un’insegnante, Isabella Campanale
Carla D., mamma lavoratrice
“Ho scelto il tempo pieno perché corrispondeva perfettamente alle mie necessità: una programmazione ricca e stimolante per la crescita culturale ed educativa della personalità della mia bambina oltre al fatto che, essendo una mamma lavoratrice, mi piaceva il pensiero che la bambina continuasse a stare, nelle ore di mia assenza, in un ambiente familiare e costruttivo.
Ad oggi sono convinta di aver fatto la cosa più giusta, però la situazione non definita che si viene a creare ad ogni inizio anno scolastico fa scaturire, nei genitori che come me hanno orari di lavoro non compatibili con quelli scolastici, un senso di disagio e di precarietà.
E’ una lotta fra permessi di uscita dal lavoro, quando è possibile e domande di piaceri da chiedere a parenti e amici. E’ una situazione che ci fa sentire inadeguati, frustrati”.
Isabella Campanale, insegnante
“Il malessere della nostra scuola è legato soprattutto ai problemi burocratici: troppo lenti.
Il tempo pieno funziona nella misura in cui noi ci mettiamo tutta la nostra passione e la buona volontà. Il ritardo dell’inizio mensa e di conseguenza della programmazione del tempo pieno, crea disagi, non crea positività.
I bambini vivono un orario diverso e meno disteso di quello consueto del tempo pieno, se poi si considera anche che molti genitori lo richiedono sia per esigenze familiari ma anche per il fatto che l’Offerta Formativa è più arricchita, allora il disagio si amplia.
Così, come è ben intuibile, va a discapito dei bambini in primo luogo, ma anche delle famiglie e degli stessi insegnanti. Progettare a lungo termine è essenziale, se la scuola inizia a settembre perché non farsi trovare pronti e partire anche con la mensa?
La mensa è un servizio scolastico ma anche un’utilità scolastica.
Le varie gare di appalto rivolte alle cooperative che gestiscono questo servizio andrebbero fatte in tempo utile, in anticipo.
E poi, bisognerebbe curare meglio gli ambienti che occupano le sezioni nelle quali si svolge il tempo pieno, proprio come attenzione verso i bambini, dotarle di più armadietti, attrezzarle con suppellettili adeguate.
Noi, con tutta la buona volontà, ogni giorno ci inventiamo situazioni vivibili. Basterebbe veramente poco, la voglia di riuscire è presente sia da parte delle famiglie sia da parte della scuola, ma ci ritroviamo spesso a fare cose che sono al di fuori delle nostre competenze.
Naturalmente, il problema riguarda anche la Scuola dell’Infanzia. Noi siamo una scuola diversa in un paese diverso.
Il disagio investe anche la nostra professionalità, il nostro orario, dimezzato dall’assenza della mensa, viene completato mettendoci a disposizione per le assenze dei colleghi ed altro.
Una situazione a dir poco mortificante. Certo, sono d’accordo, bisogna ottimizzare le risorse ma, nel momento in cui è realmente necessario, non per mancanza di progettualità da parte di altri.
Ritengo che il tempo pieno sia un’esperienza che porta il bambino a maturare dal punto di vista culturale e dal punto di vista educativo.
E’ importante, c’è la validità di tempi più rilassati, distesi, che permettono di svolgere lavori di trasversalità con altre discipline, vengono concessi al bambino momenti per strutturare laboratori di lettura, di attività creative, di recupero, ove necessario, e di potenziamento. Non meno importante è anche il ruolo dell’attività ludica.
Ma, in situazioni del genere tutto decade.
I genitori dovrebbero far sentire la loro voce e supportare la scuola nel portare avanti il progetto del tempo pieno nella sua continuità. Io amo la scuola, amo l’insegnamento e vorrei che potessero farlo anche a livello amministrativo”.
A tal proposito abbiamo posto alcune domande al dott. Giuseppe Monopoli, nuovo Dirigente Scolastico della Scuola Elementare “San Giovanni Bosco”.
Giuseppe Monopoli, Ruvo di Puglia, anni 43, sposato, due figli, laureato in Scienze dell’Informazione.
Le difficoltà maggiori che incontra oggi un Dirigente Scolastico?
Il compito della scuola, oggi più che mai, si impernia unicamente sulla figura del bambino, è il bambino la persona più importante nella scuola.
Ma, nonostante tutte le belle parole e la buona volontà è fondamentale avere delle risorse, dei fondi e, questi ultimi provengono soprattutto dalle Amministrazioni locali.
Una prima difficoltà è data, oggettivamente, dalla poca attenzione destinata alle scuole da questi ultimi, la perenne carenza di fondi rende difficile e complicato procedere in maniera continua ed organica.
Si parla tanto di Autonomia Scolastica ma senza fondi diventa inattuabile. Io, personalmente, credo molto nel rapporto fra la scuola e il territorio.
Interagire con il territorio ed avere come interlocutore una buona amministrazione, attenta ai bisogni dei bambini è essenziale, forse sfugge che i bambini di oggi saranno i cittadini del futuro.
La questione Tempo Pieno?
È vero, il tempo pieno è una grande opportunità per la formazione del bambino non solo didattica ma anche educativa.
La cosa che più mi amareggia è proprio quella di privare i bambini che frequentano il Tempo Pieno di preziose ore formative, destinate sì all’istruzione ma anche alla conoscenza.
Anche la mensa è un momento di apprendimento fondamentale.
Capisco che a livello Amministrativo ci sono delle difficoltà burocratiche. Forse, muovendosi un po’ prima si potrebbero avere risultati più adeguati.
L’Amministrazione dovrebbe velocizzare il più possibile le procedure necessarie ad attivare il tempo pieno.
Le date di inizio di attività dell’Anno Scolastico sono note a tutti, per cui si dovrebbe progettare una voce in bilancio adatta alla situazione scolastica anzitempo. Purtroppo ciò non accade e tutti ne paghiamo le conseguenze.
C’è pochissima attenzione nei confronti sia dell’organizzazione che della struttura scolastica, ci vorrebbe una progettualità di più ampio respiro.
Non credo sia impossibile e mi auguro che, con l’aiuto di tutti, si possa arrivare a rendere la nostra scuola l’ambiente più adatto allo sviluppo globale della personalità del bambino.
Comunicazione e interazione con genitori, amministrazione e territorio?
Ritengo fondamentale interagire con tutti i protagonisti che appartengono al mondo della scuola, alla pari, in un’ottica di rete, si deve focalizzare l’attenzione sulle strategie che conducono a “fare sistema”, bisogna cercare, incessantemente, senza arrendersi, le procedure e modi che possano portare al fare e non al solo dire.
Sto, in questo momento, facendo un’analisi del territorio per poter leggere chiaramente i bisogni che riguardano la nostra comunità scolastica in tutti i suoi aspetti.
Sono molto presente e pronto ad ascoltare tutti. Non voglio imporre il mio modo di vedere. Stiamo nella fase di lettura del territorio e mi sento circondato da validi collaboratori.
In conclusione
“La scuola elementare è chiamata, oggi più che mai, a svolgere un ruolo molto importante nella società odierna, variegata e complessa. Ha la responsabilità di assicurare ad ogni bambino l’accesso ad un percorso formativo che sappia garantire di fronte alla società civile, il raggiungimento di una cultura di base comun, e da esportare al di fuori della scuola e da trasferire in tutte le situazioni della vita. La scuola sì, è capace, ma senza gli strumenti adatti e la giusta attenzione da parte della politica, intesa in senso puro, diventa difficile auspicarsi la formazione “dell’uomo della ragione e della libertà”.
”I care”, “Io m’interesso” era il grido di lotta usato da don Lorenzo Milani contro un sistema educativo istituzionale che non prevedeva l’attuazione delle pari opportunità, pretendeva, con il suo slogan, da parte di tutti, la giusta attenzione nei confronti dei bambini.
Basterebbe semplicemente cominciare ad interessarsi, sarebbe già un buon inizio.
Carmela Bellisario
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro