“LA ZEJTE” E “U MURT”

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Quante volte abbiamo pensato che fosse sbagliato dirlo nella forma dialettale, invece potrebbe trattarsi di una immaginazione sociologica di antiche radici letterarie, meglio abbandonarsi al sorriso
“LA ZEJTE” E “U MURT”
Mi diverte sentire i nostri anziani quando usano vocaboli o frasi in puro dialetto terlizzese che sembrano giungere dalla notte dei tempi.
Mi soffermo, stregata, con la mente a cercare l’etimologia del vocabolo e a disquisire sui profondi significati “filosofici” del perché di alcuni luoghi comuni del nostro dire.
Ci sono vocaboli veramente astrusi, almeno per me, come per esempio il vocabolo la “sbarapend” (traduci: spintone) o “askere” (traduci: terrazza), oppure “jèfe” (cioè: balcone) e tanti altri ancora.
Pensate, esiste un termine che, per quanto abbia cercato, non possiede il corrispettivo in italiano.
E’ l’aggettivo “tàdeke” relativo a cibi che nel contempo si presentano teneri e duri, come nel caso dei funghi.
Ma i modi di dire che più mi portano ad alte riflessioni…filosofiche e, ne sono certa, mi darete ragione, sono quelli relativi agli inviti di nozze e alla partecipazione per la dipartita di familiari e conoscenti.
Bene, nel caso in cui si riceve un invito a nozze e si è in procinto di andare alla cerimonia di matrimonio, non importa se il congiunto che sta per fare il grande passo, sia uomo o donna, a Terlizzi chi è invitato ad uno “sposalizio”, sempre, ma proprio sempre, va alla “Zejte”, ossia alla sposa!
Anche quando a sposarsi è il proprio figliolo.
Viceversa, nel caso si debba andare a porgere le nostre meste, sentite, commosse condoglianze per la dipartita di un familiare o di un conoscente, sempre, ma proprio sempre si va al “Murte” cioè al morto!
Anche quando, chi è trapassato a miglior vita, è la propria nonna.
Bah! Un motivo ci deve pur essere per tanta cattiveria nei confronti dei poveri uomini, che secondo me, nel caso specifico, dovrebbero chiedere fortemente la “par conditio” su questa spinosa e atavica questione, o per lo meno, fare una raccolta di firme affinchè questa infamia venga cancellata.
Carmela Bellisario
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