“Teresa Batista stanca di guerra” di Jorge Amado

La folgorante vicenda di una donna, angelica e impetuosa, che, dai bassifondi al riscatto finale, vive la sua turbolenta esistenza con incredibile passione
Nel paese di Aracaju, capitale di uno stato brasiliano, vive Teresa che del sole uguaglia la luminosità, la cui anima dal cielo ha ghermito la profondità, che simile all’eternità ha il senso della vita, che per coraggio è pari ad un uomo, che per bellezza è simile ad una dea, che per sensualità eguaglia un felino. Teresa dalla sensibilità acuta, dall’intelligenza vivace, dalla soavità di un sussurro d’amore, dalla forza indistruttibile, dall’incrollabile speranza. Teresa che vive una vita tanto dura da parerle una guerra continua, che risorge sempre come l’alba dalle dita rosate, che risuona come una musica sinuosa tra le vie solitarie, che sguscia, cristallina ed eterea, dai bassifondi, che si inerpica tra strette spirali fino a toccare le altezze più vertiginose.
Costretta spesso dalla povertà ad esercitare il mestiere di prostituta, Teresa è l’amore che divampa ed esplode, è la passione che riscalda la notte, che arde perpetua, è la regola che s’infrange, è l’eccitazione che non si placa. Teresa avvolge ogni cosa e sottrae tempo al sonno e al cibo. Teresa, durante un’esibizione in un cabaret, nel corso di una rissa conosce e si innamora di Juanario Gereba, un marinaio da cui però le circostanze la separano a lungo. Orfana di padre e madre, ancora bambina, è venduta dalla zia al Capitano Justiniano Duarte da Rosa che ne fa la sua schiava sessuale. Dopo qualche tempo conosce Daniel, ragazzo seducente e brutalmente egoista: per lui Teresa sfida il capitano e finisce per ucciderlo. Il ricco e anziano fazendeiro Emiliano Guedes la salva dalla prigione, ne fa la sua mantenuta, la istruisce e le insegna i valori della vita, ma Teresa perderà anche lui; le morirà fra le braccia. Allora Teresa segue un giovane medico in un paesino e qui resta coinvolta in un'epidemia di vaiolo; con enorme generosità e intraprendenza si prodiga per combatterlo. Quindi Teresa arriva a Salvador de Bahia, perdendo nel frattempo ogni speranza di rivedere il suo Janu che crede morto in mare.
Con enorme dolore e profonda tristezza Teresa ritorna a fare la prostituta; non ha alcuna intenzione di simulare affetto per il protettore di turno. Ed è a questo punto che Teresa organizza uno sciopero delle prostitute per combattere la corruzione dell’amministrazione che ha pianificato il trasloco dei bordelli, dal centro della città verso zone periferiche, in case fatiscenti e malsane di proprietà di un politico locale che spera di farle fruttare e contemporaneamente acquisire meriti morali presso l'opinione pubblica. L’incitazione che Teresa rivolge alle altre donne di mestiere risuona fragorosa per le strade: ‘Chiudiamo i canestri!’ Sarà un trionfo inimmaginabile. Gli contri con la polizia avverranno proprio quando giunge nel porto una nave carica di militari americani: Teresa è a capo della rivolta, bella e maestosa come un’amazzone, ha la vittoria in pugno. E proprio alla fine la felicità tanto cercata, tanta sognata, giunge dal mare: il suo capitano Janu non è morto, è vivo, è tornato per lei, solo per lei. Le apparterrà per la vita e Teresa, d’ora in avanti, apparterrà solo. Amandola, il capitano tanto atteso mai più lascerà che la sua Teresa, Teresa stanca di guerra, combatta da sola un’altra battaglia.
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