Questione CENSUM, un caso che perseguita la comunità Terlizzese

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<<Un legame che sembra passare indenne attraverso ogni avversità>>
Riceviamo da Vincenzo di Tria, consigliere comunale del PD, già Sindaco di Terlizzi sino al 21 dicembre 2011 una nota sulla questione CENSUM.
Era il 3 aprile dello scorso anno, giusto un mese prima degli arresti della dirigente del Settore Finanziario del Comune (Francesca Panzini), e del presidente della CENSUM (Vito Redavid) e si riuniva la prima commissione consiliare permanente, quella che si occupa di questioni finanziarie, della quale faccio parte.
Il collegio dei sindaci revisori del Comune avevano già evidenziato le gravi inadempienze della CENSUM e la discutibile gestione delle finanze comunali e si stava procedendo alle audizioni dei vari organi competenti al controllo e alla gestione delle finanze.
Così, dopo aver ascoltato i revisori dei conti, quel giorno era la volta della dirigente degli Affari Finanziari. Viene autorizzata dal presidente della commissione Michele Caldarola (FI) la registrazione della seduta a cura del sig. Cosma Cacciapaglia, una volontà espressa dalla stessa Panzini che voleva che restasse traccia certa e inoppugnabile di quanto si sarebbe detto durante la riunione. Fanno parte della prima commissione permanente i consiglieri: Michele Caldarola (FI), Pasquale Adamo (Ncd), Francesco Malerba (Lista Ninni Gemmato Sindaco), Michele Berardi (PD) e il sottoscritto.
All’incontro sono presenti anche l’assessore alle finanze (all’epoca era Corrado Bonaduce) e il presidente del consiglio comunale Michele Grassi (Terlizzi si fa in 4), oltre al capogruppo di Città Civile Pasquale Vitagliano (che all’epoca era ancora in carica). Ho voluto rendere pubblica su youtube la registrazione perché è un documento sicuramente interessante e utile a comprendere ciò che è avvenuto dopo quel giorno e ciò che sta avvenendo oggi con il diluvio di avvisi, accertamenti e ingiunzioni, molti dei quali errati.
La registrazione dimostra che le forze di opposizione avevano visto giusto nel chiedere alla dirigente di verificare le banche dati, prima di procedere alla spedizione delle cartelle esattoriali, per evitare che si verificassero di nuovo i gravi disagi patiti nei primi mesi del 2011, ma anche per verificare fino in fondo la correttezza di quanto la CENSUM (che veniva pagata per farlo) avrebbe dovuto consegnare al Comune alla fine del suo contratto. Come si può ascoltare nella registrazione, la dirigente tende a minimizzare il problema delle banche dati inaffidabili e minimizza anche la problematica relativa al 1.200.000euro trattenuti dalla CENSUM, rassicurando tutti della bontà delle procedure attivate dal Comune. Per lei era sufficiente aver preteso dalla società la stipula di una fidejussione, a garanzia degli importi non versati nelle casse comunali.
Sappiamo tutti com’è andata a finire: la Panzini è stata arrestata l’8 maggio 2013 e rilasciata dopo un provvedimento del Tribunale della Libertà (che non l’ha assolta, come sostiene Gemmato, ma soltanto annullato il provvedimento di custodia cautelare del GIP di Trani, in attesa che si concludano le indagini e vi sia l’eventuale rinvio a giudizio); il sindaco l’ha subito ricollocata nelle sue funzioni di dirigente senza attivare alcun provvedimento disciplinare; i soldi della CENSUM non sono mai rientrati e la fidejussione di cui parla la Panzini è diventata carta straccia; la banca dati si è dimostrata un colabrodo, generando ripercussioni sulle casse comunali e notevoli disagi sui cittadini di nuovo sottoposti alle lunghe code negli uffici comunali.
A tutto questo va aggiunto che nel frattempo tutto è diventato ancora più opaco e la gestione dei tributi comunali è lungi dall’essere lineare e trasparente. Un esempio? L’amministrazione comunale, all’indomani degli arresti nomina un consulente (il prof. Aulenta), cui però non consegna la documentazione necessaria a far luce sulle questioni CENSUM. Aulenta allora lascia l’incarico per l’impossibilità di procedere, e Gemmato indica un altro consulente (il dott. Domenico Cocola), questa volta concordando la sua nomina con la stessa CENSUM.
Compito di Cocola è quello di valutare quanto deve versare la CENSUM nelle casse comunali, ma anche ciò che il Comune deve alla CENSUM, poiché la società ritiene di non avere solo debiti nei confronti del Comune, ma ritiene di vantare anche dei crediti.
Ma prima di pensare a quanto dare alla CENSUM, perché Gemmato e la Panzini non si sono dati pena (nonostante le ripetute richieste dell’opposizione) di verificare punto per punto il contratto CENSUM e di capire quale danno economico sia derivato al Comune di Terlizzi dalle eventuali inadempienze contrattuali (banca dati inaffidabile, software di gestione difettoso, plance delle affissioni non sostituite, ecc.)?. Intanto, con altisonanti proclami, si è detto alla città che l’amministrazione avrebbe finalmente gestito i tributi senza l’ausilio di soggetti esterni, per non incorrere più nei problemi verificatisi con la CENSUM. E invece che si fa? Si fa lavorare un’altra ditta, la Servizi Locali SPA, dalla quale si ricompra il software di gestione (quello di cui si parla nella registrazione, che la CENSUM doveva consegnare alla fine del suo contratto e che solo ora ci si accorge che non funziona), e alla quale si affidano, in maniera diretta e senza un briciolo di gara, quasi 100.000euro di servizi per l’affiancamento all’ufficio tributi, che ovviamente non ce la fa a gestire da solo oltre 32.000 tra avvisi, accertamenti e ingiunzioni. Nel frattempo si sono dimessi assessori, coordinatori della coalizione e alcuni partiti della maggioranza anno preso le distanze dall’opaca gestione Gemmato, ma niente ha scalfito il sodalizio tra lui e la dirigente. Un legame che sembra passare indenne attraverso ogni avversità.
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