«Giunta non legittima» “Lèp” e “Movimento civico” scrivono al prefetto

© Terlizzilive
«Tutto ciò premesso, i sottoscrittori della presente, quali soggetti collettivi portatori di interessi e diritti diffusi costituzionalmente rilevanti e garantiti, diffidano il Sindaco del comune di Terlizzi al rispetto della norma che …»
Dall’assenza di una donne nella giunta Gemmato che persisteste dal momento delle dimissioni dell’ex assessore Maria de Lucia avvenute da oltre 5 mesi, è scaturita la lettera al prefetto a nome del “Movimento Libertà è Partecipazione” e del “Movimento Civico”
La lettera esordisce: «Dopo le dimissioni dell’assessore Maria De Lucia, risalenti al 09/11/2013, la giunta del comune di Terlizzi è costituita soltanto da uomini. Con questa decisione il sindaco ha chiaramente violato l’art. 2 della legge n. 215/2012 modificando l’art. 46 del T. U. delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali n. 267/2000 che ha prescritto la nomina della giunta nel rispetto del principio di opportunità tra donne e uomini, garantendo la presenza di entrambi i sessi.
Il movimento Libertà è Partecipazione e il Movimento Civico, dopo diversi mesi dalle dimissioni del suddetto assessore e con l’aggravante a carico del sindaco di aver delegato ad un consigliere comunale maschio i “servizi sociali”, cioè una parte importante delle attività afferenti all’assessore dimissionario, hanno deciso di ricorrere alla qui presente diffida, appellandosi al prefetto affinchè ponga termine a questa grave violazione di legge».
La lettera continua sottolineando: «A seguito delle dimissioni dalla carica di assessore presentate in data dall’avv. Maria De Lucia in data 09.11.2013, ella non ha ancora provveduto all’integrazione della composizione della Giunta, ma soprattutto a ristabilire il principio della rappresentanza di entrambi nella compagine degli organi amministrativi.
Le ricordiamo che l’art. 2 della legge n. 215/2012 modificando l’art. 46 del T. U. delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali n. 267/2000 ha prescritto la nomina della giunta nel rispetto del principio di opportunità tra donne e uomini, garantendo la presenza di entrambi i sessi.
Questa sua condotta integra una grave violazione di legge, aggravata dalla circostanza che successivamente alle suddette dimissioni, invece di ristabilire quanto prescritto dalla norma ha ritenuto di delegare ad un consigliere comunale maschio i “servizi sociali”, cioè una parte importante delle attività afferenti all’assessore dimissionario. Senza entrare nel merito politico di questa scelta, che non interessa questa sede, ci preme evidenziarle che questa prassi, certamente nota e legittima per attività e periodi limitati, assume un profilo giuridicamente abnorme se diventa un sostanziale succedaneo della delega assessorile.
Ma ci preme tornare alla violazione della norma che impone il rispetto del principio di “pari opportunità” in giunta. Questa violazione è stata già concordemente riconosciuta dalla giurisprudenza amministrativa (Tar Lazio 6673/2011; Tar Sardegna 84/2013) quale violazione del principio di uguaglianza sostanziale di cui all’art. 3 Cost. e del sistema di norme poste dal ordinario a tutela della effettiva realizzazione della parità tra uomini e donne: dal codice delle pari opportunità tra uomo e donna (d.lgs. 11 aprile 2006, n. 198) agli artt. 6 e 46 del Tuel (d.lgs. 267/2000).
Nel caso di specie le motivazioni addotte dall’assessore, la mancata sostituzione e per di più la condotta perpetrata di sostituire la delega assessorile con una irrituale delega consiliare maschile apparirebbero “un ulteriore argomento confermativo di un atteggiamento potenzialmente discriminatorio nei confronti delle appartenenti al genere femminile».
Nella parte conclusiva del testo chi scrive evidenzia: «Tutto ciò premesso, i sottoscrittori della presente, quali soggetti collettivi portatori di interessi e diritti diffusi costituzionalmente rilevanti e garantiti, diffidano il sindaco del comune di Terlizzi al rispetto della norma che impone la presenza di genere in Giunta, con riserva di agire in sostituzione (c. d. Class Action) ovvero adire ogni altro mezzo legale per la tutela dei principi e delle norme giuridiche qui richiamate.
E fanno appello al prefetto affinché intervenga nei limiti dei suoi poteri perché in via di autotutela si ponga termine a questa ritenuta grave e continua violazione di legge».
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