I nove consiglieri della maggioranza sfiduciano il presidente del consiglio

La Redazione
Una fase del consiglio comunale del 29 aprile 2014

«Non ci sentiamo più tutelati ne rappresentati da chi dovrebbe essere garante dell’ordine pubblico durante i lavori del consiglio comunale» dicono Adamo, Allegretti, Caldarola, Malerba F., Minutillo, Parisi, Ranieri, Ruggiero

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“Terremoto” in consiglio comunale con i nove consiglieri dell’attuale maggioranza terlizzese che durante il consiglio comunale di ieri 29 aprile, presentano una mozione di censura indirizzata al presidente del consiglio Michele Grassi. 

Il motivo della mozione di coloro che effettivamente appoggiano il sindaco Ninni Gemmato e la sua giunta è perentorio: «il Presidente Michele Grassi è ritenuto un soggetto non più “terzo”, “imparziale” e “super partes” come, invece, imposto dal ruolo che ricopre»..

«L’episodio scatenante la vicenda risale allo scorso 25 Marzo quando uno dei Consiglieri di minoranza, Gaetano Malerba dei Verdi, aveva apostrofato i consiglieri di maggioranza con il termine ‘Mafiosi’, come risulta dallo stesso verbale dell’Assemblea e come documentato dalle videocamere del Comune di Terlizzi che riprendono i lavori consiliari (il video è tuttora visibile sul sito youtube.com ), oltre che dalla testimonianza di molti cittadini presenti alla pubblica Assise».

«Al di là del deplorevole atteggiamento del rappresentante dei “Verdi”, avverso il quale ciascun consigliere si è detto pronto a rivalersi nelle sedi giudiziarie opportune per la tutela della propria dignità, in quell’occasione il presidente del consiglio, organo preposto alla difesa dell’Istituzione Consiliare, nonché suo massimo rappresentante, nulla ha fatto per salvaguardare la rispettabilità e il decoro dell’assise consiliare».

«Non ci sentiamo più tutelati ne rappresentati da chi dovrebbe essere garante dell’ordine pubblico durante i lavori del consiglio comunale», dicono Adamo, Allegretti, Caldarola, Malerba F., Minutillo, Parisi, Ranieri, Ruggiero». «L’inerzia del presidente è stato un fatto gravissimo e sconcertante. Siamo abituati ad invettive da parte di una certa parte politica, ma non si era mai giunti a un livello così basso, di diffamazione e di vilipendio all’Istituzione consiliare al punto da individuare la fattispecie di un reato penale da parte un organo del Consiglio e alla totale estraniazione rispetto alla circostanza del suo presidente, il signor Michele Grassi. Se il consigliere Malerba è in difetto per il suo atteggiamento, parimenti lo è chi avrebbe dovuto controllare e agire di modo da prevenire o, eventualmente, ripristinare l’ordine dopo un episodio tanto spiacevole».

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