Il caso emblematico della “Commissione locale per il paesaggio”

© Comune Terlizzi
La situazione credo vada posta in termini costruttivi. Al di là della semplice critica. Il problema è grave in termini economici in un momento di crisi vera del settore edile a livello locale
La “Commissione locale per il paesaggio” – istituita in forza del D. Lgs. 42/2004 e della L. Regione Puglia 20/2009 – è un organo collegiale tecnico-consultivo in materia di paesaggio e svolge le proprie funzioni nell’ambito territoriale dei comuni.
La commissione è costituita da cinque componenti scelti tra figure professionali esterne all’amministrazione comunale e comunque non facenti parte dello Sportello unico per l’edilizia, in possesso di diploma di laurea attinente alla tutela paesaggistica, alla storia dell’arte e dell’architettura, al restauro, al recupero e al riuso dei beni architettonici e culturali, alla progettazione urbanistica e ambientale, alla pianificazione territoriale, alle scienze agrarie o forestali e alla gestione del patrimonio naturale.
La Commissione esprime il proprio parere prestando particolare attenzione alla coerenza dell’intervento in progetto con i principi, le norme e i vincoli degli strumenti paesaggistici o a valenza paesaggistica vigenti, nell’ottica di una tutela complessiva del territorio comunale.
Nell’esercizio delle sue funzioni in materia, valuta gli interventi proposti in quanto compatibili con i valori paesaggistici riconosciuti e in base alla congruità con i criteri di gestione del bene tutelato. Svolge la propria attività consultiva mediante l’espressione di pareri obbligatori che vengono resi per ipotesi previste espressamente dalla legge, nonché per l’originalità delle questioni trattate, laddove sia richiesto un qualificato parere della Commissione medesima.
Il parere della Commissione è obbligatoriamente richiesto nei seguenti casi.
– Nel corso dei procedimenti di autorizzazione paesaggistica previsti dall’art. 146 del D.Lgs. 42/2004 e simili nell’ambito delle competenze sub delegate ai Comuni dalla Regione Puglia di cui all’art. 7 della L.R. 7 ottobre 2009 n.20.
– Nel corso di procedimenti di attestazione di compatibilità paesaggistica previsti dall’art. 5.04 delle NTA del P.U.T.T./P.
– Ogni qual volta il responsabile del procedimento o il responsabile dell’Ufficio cui è demandato il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica ritenga che un intervento proposto possa incidere negativamente sui luoghi.
Cosa accade a Terlizzi? È un anno (dal luglio 2013) che le istanze di autorizzazione sono letteralmente ferme.
Perché? Perché ci è voluto un anno per nominare i tre componenti esterni. Roba da non crederci. C’è anche che la precedente commissione svolgeva a titolo gratuito le proprie prestazioni. Questa a pagamento. Dopo un anno si riunisce ed evade in ordine cronologico ben sole 4 pratiche edilizie!
Premesso che le nomine si potevano fare con richiesta agli ordini professionali a mezzo pec nel giro di 2-3-7 giorni lavorativi… perché un anno? La situazione diventa più complicata se si considera la mancata progettualità di un ufficio nevralgico come l’Utc da parte dell’Amministrazione, visto che nello stesso Ufficio si registrano prepensionamenti, richieste di mobilità e un dirigente che forse da settembre sarà a scavalco o non ci sarà più.
A mio sommesso parere ci sono gravi responsabilità di un assessore che non lascia ancora intendere alla città cosa vuol fare del territorio. Il nuovo P.U.G.? La partecipazione? Ho partecipato agli incontri del “Bilancio partecipato”, dove lo scrivente e un altro tecnico abbiamo fatto delle proposte. È rimasto solo l’incontro. Risposte ad oggi zero.
Devo aggiungere, con tutta onestà, che fortunatamente abbiamo un dirigente in gamba e del personale d’ufficio, “quello che rimane e rimarrà”, dedito al lavoro svolto e che va ben oltre il proprio dovere.
La situazione credo vada posta in termini costruttivi. Al di là della semplice critica. Il problema è grave in termini economici in un momento di crisi vera del settore edile a livello locale. E far rimanere in stallo procedure da un anno – tra l’altro autorizzazioni endoprocedimentali all’interno di richieste autorizzative (pdc, pratiche di condono etc.) – crea un danno sia all’utenza sia alle imprese, ai fornitori, alle maestranze e anche allo stesso Comune che rischia di non incamerare oneri.
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