Don Cesare lancia l’appello ai terlizzesi: “Gesù Morto è in degrado. Vi prego salviamolo”

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La necessità di intervenire sulla statua oramai è improcrastinabile visto lo stato evidente di deterioramento. L’appello per sensibilizzare la cittadinanza. Non serve molto, solo un po' di buona volontà.
Un piccolo sforzo economico di ognuno potrà realmente “salvare” un bene tanto prezioso quanto sentito da tutta la comunità terlizzese. Per questo occorrerebbe “un’assemblea per sensibilizzare l’opinione pubblica e per coinvolgere tutte le realtà del territorio, che possano e vogliano essere incisive, nel reperire fondi da destinare al progetto di restauro per recuperare nel tempo il decoro originario della sacra effige di “Gesù Morto”».
Questo l’appello lanciato da don Cesare Pisani, Rettore della Chiesa di “S. Maria di Costantinopoli”, in cui è custodita la Sacra effige all’intera comunità terlizzese e ai protagonisti del tessuto produttivo affinché partecipino al progetto che prevede il restauro di una statua che è punto di riferimento religioso della città di Terlizzi.
«Il recupero del “Cristo Morto” – spiega don Pisani in una nota diretta alla cittadinanza – è un progetto partito un anno fa a fronte della necessità improcrastinabile di intervenire sulla statua, in evidente stato di deterioramento. E’ un progetto ambizioso ma necessario – continua –considerata la relazione effettuata dalla Ditta ACHG di Annamaria e Giuseppe Chiapparino, postuma alla ricognizione tecnica da parte della stessa e che richiederà risorse, con un preventivo che si aggira attorno a Tremila euro».
La scultura in cartapesta sagomata e policromata, presenta fra le pieghe del sudario la firma di Corrado Binetti, artista molfettese attivo nella prima metà del Novecento (1918), presumibilmente allievo del Cozzoli, e raffigura il Cristo già morto e adagiato sul sudario.
L’opera appartiene al gruppo statuario dei “Misteri dolorosi”, ed annualmente viene condotta in processione la notte del Venerdì Santo, per riproporre i momenti salienti della passione di Cristo.
Le spalle ed il capo, inclinato e leggermente reclinato verso destra, poggiano sull’abbondante capigliatura sparsa su un alto cuscino. Il corpo, reso perfettamente nella sua anatomia, appare ormai rilassato e del tutto abbandonato.
La struttura lignea che costituisce la base del manufatto è incorniciata da modanature e da una fascia decorativa, intagliata con un leggero aggetto, dal sapore spiccatamente liberty, che ripropone festoni floreali e putti che giocano.
Oggi, occorre infine riferire, la scultura si presenta vistosamente alterata da pesanti ridipinture applicate nel tempo che rendono difficile la lettura della originaria resa figurale dell’opera scultorea. Per questo – chiude l’appello – dovrebbe trovare la partecipazione di tutti visto che il “Cristo Morto è un bene prezioso non solo per la comunità religiosa terlizzese, ma anche patrimonio storico, culturale e artistico dell’intera città di Terlizzi».
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