Alla Camera del Lavoro il “focus” su appalti e mercato del lavoro. L’avv. Gismondi: “Bisogna specializzarsi al massimo”

Nicolò Marino Ceci
In piazza per il lavoro

L’intervista al giuslavorista Francesco Gismondi intervenuto all’incontro organizzato da Filcams Cgil apre spiragli e suggerisce alcune coordinate.

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Qualche giorno fa, mentre Susanna Camusso (segretaria nazionale Cgil) incontrava a Roma le segreterie politiche dei principali partiti per discutere del nuovo volto del mercato del lavoro alla luce del disegno di legge del “Jobs Act”, tutt’ora al vaglio delle aule parlamentari, anche a Terlizzi si è discusso di lavoro e di diritti dei lavoratori.

Organizzato da Filcams Cgil, l’incontro, si è svolto presso la Camera del Lavoro e ha visto gli interventi di Dino Pollio – segretario cittadino Cgil, Michele Grassi – presidente del Consiglio Comunale cittadino, Michele Jacono – segretario provinciale Filcams Cgil e del giuslavorista Francesco Gismondi.

Tra i temi del convegno il sistema degli appalti e lo stato dell’arte del mercato del lavoro in provincia e in Italia. Per l’avvocato Gismondi l’analisi è chiara e puntuale. Le risposte all’intervista fanno luce su diversi aspetti.

Avvocato, partiamo dal dato sulla disoccupazione giovanile al 44%. Il Jobs Act ritiene sia la risposta giusta?
Il primo “Jobs Act” ha puntato su una propulsione del lavoro a termine e della somministrazione a tempo determinato. Tali strumenti creano occupazione sole se finalizzati al far conoscere al datore di lavoro le potenzialità del lavoratore e specularmente a quest’ultimo per far conoscere al proprio datore le proprie attitudini professionali. Il secondo Jobs Act – il cui disegno di legge governativo è stato da poco licenziato dal Consiglio dei Ministri – cambia filosofia: un contratto unico con tutele crescenti. Pur essendo prematuro commentare disegni di legge non ancora esaminati dal Parlamento, osservo che il problema italiano non è il numero di tutele che si riconoscono al lavoratore ma la possibilità di valutarne la produttività e sgravare il costo del lavoro. 

Per un attimo s’immagini fotografo: qual è la foto del mondo del lavoro nella provincia barese?
E’ un mondo che sta vivendo un momento di grande transizione: lo dimostrano il numero crescente di imprese giovanili. Dobbiamo richiamare investimenti che sappiano intercettare le idee dei giovani. Ci troviamo infatti ad un bivio: o si scommette sulla novità e sull’innovazione, come è successo per le generazioni passate o il tessuto produttivo muore e con esso il lavoro. 

[In provincia] Che incidenza hanno le imprese straniere – in termini di presenza e qualità del lavoro – sul contesto economico circostante? 
La presenza straniera sul nostro territorio è stata legata a un periodo economico favorevole in termini di incentivi e sgravi: ha creato ricchezza e patrimonio professionale. Oggi, a causa della ristrettezza economica (soprattutto in termini di incentivi), necessitiamo anche di una politica che trattenga le professionalità acquisite e che faccia sì che le stesse attraggano investitori e a loro volta si tramutino in nuove piccole imprese di eccellenza.   

“L’appalto è il futuro del lavoro”: che significa?
La maggiore specializzazione produttiva è il passato, il presente e il futuro: rispecchia il progresso tecnologico. L’affidamento a soggetti specializzati di parte di una lavorazione è pertanto una richiesta del mercato cui la disciplina dei rapporti di lavoro deve confrontarsi.

Cosa è rimasto della Legge Biagi del 2003?
Il decreto Biagi ha iniziato da poco ad essere pienamente operativo. Penso ad esempio allo sviluppo della somministrazione di lavoro (ex agenzie interinali) che è sostanzialmente una forma di internalizzazione del lavoro: rappresenta un importante cambiamento di approccio culturale al tema del lavoro. L’imperativo è valorizzare le professionalità maggiori in capo ai migliori lavoratori selezionati da agenzie specializzate.

Offra tre consigli ad un giovane in cerca di fortuna.
Specializzarsi al massimo, affinare tecnica e imparare un mestiere (possibilmente di nicchia). E rivendere la propria professionalità o in forma subordinata o in forma autonoma.

..Perché non andare via dall’Italia?
L’Italia cresce con l’apporto di ciascuno di noi, al massimo delle nostre potenzialità. Non è andando via che risolvi i tuoi problemi, ma al massimo “tamponi” una situazione di difficoltà. Alla lunga però senti la necessità di creare qualcosa di tuo che concorra al benessere comune e della propria terra.
 

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