Rimboccarsi le maniche per combattere la mancanza di lavoro: ecco Mat5

La Redazione
Progetto Policoro della Diocesi

Parte la semina sul territorio delle attività della neonata associazione di promozione sociale formata da cinque giovani soci provenienti dalle diocesi di Molfetta, Andria, Trani e Bari nell'ambito del Progetto Policoro

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Con la conferenza stampa convocata questa sera alle 19,30 nel Seminario Vescovile di Molfetta, alla presenza del Vescovo Luigi Martella, del direttore dell’ufficio pastorale sociale e del lavoro Onofrio Losito, del Tutor e delle Animatrici di Comunità del progetto Policoro, sarà presentata la nascita di Mat5, un’associazione di promozione sociale nata dall’intuizione di cinque giovani soci provenienti dalle diocesi di Molfetta, Andria, Trani e Bari che, al termine del loro percorso di Animatori di Comunità del Progetto Policoro, hanno deciso di tradurre in un gesto concreto il bagaglio di competenza ed esperienza acquisite dal quotidiano confronto con i problemi legati al lavoro, consolidando una collaborazione e un’amicizia per mettere a servizio della comunità i propri talenti.

Le attività che l’associazione intende svolgere si concretizzano nell’offerta di servizi specialistici di consulenza, orientamento, formazione, promozione e marketing territoriale, ricerca e studio, elaborazione di nuovi itinerari di turismo sostenibile e turismo tematico, con l’obiettivo primario della creazione di nuove opportunità lavorative.

É sempre una grande gioia quando attraverso il Progetto Policoro si riesce a far avviare un “gesto concreto”. Esso infatti si caratterizza per la capacità di innestare nella vita del giovane un processo virtuoso, che parte dall’annuncio del Vangelo, passa attraverso un impegno di formazione culturale e culmina nella capacità di mettersi insieme per realizzare gesti concreti di solidarietà e rapporti di reciprocità. I “gesti concreti” rappresentano un aspetto fondante e significativo del Progetto, cui dedicare tempo, cure e attenzioni. Ciò consente di rendere visibile e immediato l’impegno pastorale di educare i giovani all’impresa, in contesti sociali per lo più caratterizzati dal senso dell’attesa di un posto di lavoro che spesso tarda ad arrivare. Sono “segni di speranza”, semi gettati nel futuro e danno il senso del possibile. Non solo, ma rinverdiscono l’azione pastorale. Aiutano a dare e darsi fiducia perché raccontano la fatica di superare l’apatia e il disimpegno.

La Chiesa non pretende di risolvere i problemi del lavoro, ma vuole porre dei segni autentici da intraprendere per giungere a soluzioni corrette e stimoli adatti a risvegliare nella coscienza di tutti gli uomini la responsabilità e le capacità al servizio della collettività.

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