Consiglio Comunale, rinviate ancora una volta le proposte di modifica al Regolamento Consiliare

flash-mob di protesta

Movimentata dai flashmob di protesta di "Città civile", "LèP" e "Uniti a Sinistra", l'assemblea mette agli atti il rientro di tre dei quattro consiglieri Pd, ma i lavori si aggiornano a martedì 3 marzo

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Nulla di fatto, alla fine, nel consiglio comunale di ieri sera. Dopo alcune ore di seduta i consiglieri di comune accordo hanno deciso di rimandare ancora una volta la discussione dei tre punti all’ordine del giorno duramente contestati dall’opposizione, tenuti “in ghiaccio” ormai dall’assise del 18 febbraio. Il consiglio si aggiorna a martedì 3 marzo, alle 19 e 30.
La notizia è che tre dei quattro consiglieri in quota Pd hanno rotto il “voto” di autosospensione, rimettendo piede in aula per la prima volta dal 14 novembre scorso. A parte l’ex sindaco Di Tria, i consiglieri di opposizione Berardi, De Chirico e Sigrisi ieri sera sono tornati a sedersi ai loro banchi, e questa scelta ha certamente un valore politico.

Poteva essere una seduta molto movimentata e certo le premesse per il muro contro muro c’erano tutte, anche questa volta. A presidio del Municipio si era disposto per tempo un sit-in di protesta dell’area politica di “Uniti a Sinistra” contro l’intenzione della Giunta di modificare il regolamento consiliare e di riformare le norme di accesso agli atti amministrativi, dando così un giro di vite alle funzioni di controllo del consiglio.

Dentro, l’aula si presentava gremita sin dalle sette e un quarto, ora della prima convocazione – andata a vuoto, – tanto che i vigili a presidio degli ingressi hanno dovuto faticare per regolare gli afflussi, limitati per via dell’inagibilità dell’aula (che consente un massimo di 99 presenze). Quando è cominciata l’assemblea, oltre a quelli che intendevano assistere “neutralmente”, vi era un gruppo di cittadini e militanti che ha condiviso l’iniziativa di protesta promossa dai movimenti “Città Civile” e “LèP Libertà è Partecipazione”, mobilitatisi per opporsi al famigerato regolamento “bavaglio”. Si è trattato di un “flash-mob”, ovvero di una esibizione estemporanea in cui i manifestanti hanno occupato le prime file dell’uditorio e, non appena sono terminati i due inni (quello italiano e quello terlizzese), hanno messo a mo’ di mordacchia una mascherina ospedaliera sulla bocca, su cui campeggiavano due varianti di slogan: “No al bavaglio” e “Sì alla trasparenza”. Dopo qualche minuto hanno abbandonato l’aula in silenzio.

Così hanno fatto anche il consigliere Cagnetta (“Città Civile”) e Marisa Chiapparino (“Terlizzi si fa in quattro”), che hanno dato seguito alla loro astensione dopo aver letto una nota di disapprovazione per le recenti iniziative della Giunta Gemmato. Di tono più conciliante le dichiarazioni “di rientro” dei consiglieri Pd, i quali hanno confermato l’intenzione di tornare a partecipare all’assemblea.

Insomma, l’atmosfera di palpabile tensione con cui aveva esordito il consiglio col tempo si è largamente dissipata. Si può convenire tuttavia solo in parte con quanto ha dichiarato in serata sui social network il presidente del consiglio Grassi, per cui i lavori si sono svolti «secondo le regole della convivenza civile. Anche i Consiglieri che si sono avvicendati, con ragionamenti e proposte, sono stati sereni, pacati e conclusivi. Anche l’Amministrazione ha mostrato segnali importanti di distensione».

Il coordinatore di “Città Civile” D’Amato è infatti di tutt’altro parere: «una intensa partecipazione democratica ha messo a nudo l’isolamento di Gemmato. Questa è la strada giusta per costruire una Terlizzi più civile. Sull'”anarchia amministrativa”, come ha definito la Procura della Corte di Conti questo governo contro i cittadini, si sono accesi i riflettori di molte autorità. Non è bello per la nostra comunità. Non ci facciamo una bella figura. Ma noi camminiamo con la Terlizzi che partecipa alla vita comune».
Di simile avviso è Giuseppe Volpe, portavoce di LèP e promotore con “Città Civile” del flash-mob dimostrativo: «saremo sempre presenti in ogni iniziativa in difesa dei valori democratici, per questo abbiamo organizzato questa manifestazione di protesta creativa. Rigettiamo in toto la proposta di regolamento sull’accesso agli atti, perché secondo noi è anticostituzionale e antidemocratica».

Alla fine dei conti, ieri sera si è registrato una sorta di armistizio, destinato peraltro a durare pochissimi giorni. Di fatto, sulla vita politica terlizzese sembra aleggiare stabilmente un clima di veleni, in cui le contrapposizioni paiono ormai inestricabili. Le dimostrazioni all’interno e all’esterno dell’aula consiliare sono lì a dimostrarlo plasticamente.

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