“Open day” ieri a Villa Lamparelli: porte aperte tutta la giornata a visitatori e futuri sposi. Foto

© terlizzilive
La sala ricevimenti di Sovereto, in collaborazione con professionisti del settore, ha organizzato uno show-room a tema nuziale aprendo al pubblico gli ambienti della storica dimora "templare"
Scene da un matrimonio, ieri nel borgo di Sovereto. Non appaia peregrina la citazione – che intende omaggiare tanto Bergman quanto… Mengacci: – anzi, risulta quanto mai calzante per descrivere l’iniziativa realizzata domenica dalla sala ricevimenti “Villa Lamparelli”, l’illustre dimora “templare” che sorge attorno al santuario della Madonna di Sovereto.
Nel corso di una sorta di “open day” – organizzato su impulso del patron, il notaio Domenico Guastamacchia, in collaborazione con sponsor e professionisti del settore matrimoniale, l’antica residenza ha infatti aperto le porte al pubblico per l’intera giornata di domenica, da mane a sera.
Così, richiamato dal clima inconsueto di festa che ha avvolto Sovereto, uno sciame eterogeneo di giovani aspiranti sposi, comuni cittadini e semplici curiosi si è riversato nell’ampia area privata della magione. Proveniente per lo più dalle città limitrofe – Andria, Corato, Ruvo – il pubblico si è trovato di fronte a uno spettacolo stupefacente, a cui era visibilmente impreparato, stando all’aria stupita e ammirata con cui si aggirava per i sontuosi interni della magione, tra l’ampio giardino trapunto di palme, le ariose corti basolate e il lussureggiante agrumeto, degno di un patio dell’Alhambra. Dimostrazione pratica che aprire simili luoghi, anche a profani dell’arte e dell’architettura, è sempre una buona idea, producente sotto ogni profilo.
I visitatori, dapprima disorientati, hanno gradualmente familiarizzato con i tanti ambienti del complesso e scoperto che quasi tutti i percorsi di Villa Lamparelli sono tra loro comunicanti e, per così dire, “circolari”. Si ha l’impressione continua di potersi perdere in un dedalo di storia, ma poi ci si ritrova sempre. In effetti, la Villa è un ambiente-palinsesto davvero eclettico, in cui si sovrappongono e si richiamano tra di loro diverse epoche storiche, dal medioevo al barocco, non disdegnando sortite rinascimentali. Se la base della “Villa” è l’ospedaletto fondato dai cavalieri medievali e perciò negli ambienti a piano terra e nei sotterranei (oggi adibiti a cantine e magazzini) predomina la nuda e dura pietra – con l’austero pavimento e le colonne granitiche che si elevano fino alle sublimi volte a vela, in cui si aprono lucernari dalle pregiate vetrate colorate stile liberty, – di contro nelle stanze al piano superiore vi è una prevalenza del ricamo barocco, nelle decorazioni, gli arredi e gli ornamenti, con i richiami rococò nei lampadari, il gusto rinascimentale degli arazzi e l’impostazione neoclassica di alcuni ritratti gentilizi.
Dall’esterno la residenza appare più composta e classicheggiante, sebbene non perda mai l’aria amena e “residenziale”, tra scalinate brevi ma armoniose e verande “a giorno”, che rimandano ai giardini d’inverno di San Pietroburgo.
Per tornare alla manifestazione, bisogna specificare che è stata evidentemente concepita come un esperimento a metà tra il ludico e il “didattico”. Mentre nel “teatro” dei piani superiori era in corso un classico show-room a tema nuziale, dedicato tanto agli operatori del settore quanto ai futuri sposi in cerca di spunti, consigli e imbeccate, a piano terra e in giardino andava in scena un happening dalle sfumature carnascialesche e indubbiamente ludiche, anche grazie al lavoro dello staff dell’animazione. Il percorso espositivo era suddiviso in “stanze” successive che si dipanavano secondo l’itinerario di visita della residenza, e il pubblico risultava ugualmente attratto dagli interni della villa e dalle dimostrazioni in corso, che – sia detto a onor di cronaca – presentavano ricchi allestimenti nuziali stipati di forbiti pezzi di oggettistica e squisiti confetti di Andria (ma anche di immancabili figurine del santo patrono degli wedding planner, Enzo Miccio) e desk di agenzie turistiche provvide di allettanti offerte-viaggio; sessioni live di hair dressing su imperturbabili modelle dai capelli cotonati e bigodinati e dispiegamenti strategici di schiere di hostess dal sorriso smagliante; expertise immediate di giovani fashion designer e consulenze seduta stante di professionisti della comunicazione e dell’organizzazione eventi. Tutto è stato ben organizzato e meglio gestito, risultando – immaginiamo – un vero e proprio Bengodi agli occhi delle numerose aspiranti sposine in visita, che verisimilmente hanno potuto formarsi una idea precisa su come organizzare ad arte le nozze (e far sì che coincidano davvero con il giorno più bello della vita, anche per i futuri consorti). Questo il lato prettamente “professionale” e tecnico della giornata.
Contemporaneamente, a piano terra, nella amplissima corte della residenza – dove tra sprazzi di prato inglese e selciati è incastonata una incantevole fontana in pietra a foggia di corolla floreale – si svolgeva una vera e propria festa nuziale con sposi-circensi che tacchinavano sui trampoli tra i visitatori divertiti, tra cui erano presenti diversi bambini. Nella corte antistante alla sala medievale delle cerimonie veniva servito un buffet di benvenuto, ricco di vivande caserecce, pane nostrano e pietanze di mare, per lo più.
Poco dopo il “programma” è proseguito all’interno della sala medievale delle cerimonie, dove è stata messa in scena una vera e propria simulazione di pranzo nuziale, con tanto di sposi e invitati fittizi, allietati nondimeno da portate realmente commestibili e, anzi – ulteriore nota di merito per gli organizzatori – a giudicare dall’aria di approvazione dei convitati piuttosto succulente. Gli “invitati” sembravano dunque gradire la trovata, che del resto è ben riuscita principalmente per merito della cornice di Villa Lamparelli, ma anche grazie alla sinergia sviluppatasi tra gli speaker, l’animazione, il supporto musicale della jazz-band, gli sponsor, il servizio catering, i fotografi e i sommelier – autori di un “puzzle” in cui è combaciato davvero ogni pezzo.
Dulcis in fundo – è proprio il caso di dirlo, – come in ogni ricevimento che si rispetti, ci si è spostati in giardino per il banchetto dei dessert: non prima, però di uno spettacolo di danza a corpo libero piuttosto pregevole, sebbene oscurato dall’enorme palla di gomma in cui era “imprigionata” la pubescente ballerina. Dopo di che, c’è stato il rompete le righe: tutti sono tornati a casa satolli e, forse, con le idee più chiare su come e dove sposarsi.
Complice pure il clima clemente, l’open day di Villa Lamparelli si è rivelato certamente un successo, e non solo dal punto di vista strettamente professionale o, d’altra parte, “mondano”. Al di là delle finalità autopromozionali, l’iniziativa ha avuto evidenti risvolti culturali che potrebbero avere anche effetti positivi sul turismo, se è vero che la tenuta è notoriamente uno dei gioielli più fulgidi del patrimonio architettonico terlizzese, ma in pochi hanno avuto il privilegio di visitarla per una giornata intera.
Da questo punto di vista, gran merito va al proprietario del complesso, il notaio Domenico Guastamacchia, che ha acquisito la struttura ben venticinque anni fa e vi ha immediatamente promosso una larga opera di restauro e manutenzione – l’ultima di una serie di interventi che Villa Lamparelli ha subito nel corso della sua storia plurisecolare, – che tuttavia non si è ancora esaurita, anzi è in costante aggiornamento. È questo uno dei non pochi casi in cui l’iniziativa privata rileva una insufficienza del “pubblico” e vi si sostituisce completamente, con un gesto benemerito, quasi mecenatesco. «Io sono una persona molto pragmatica», afferma orgoglioso il notaio. «Mi paragono a una “ruspa”: quando sono animato da una idea, la porto avanti senza remore, con passione ed entusiasmo, superando ogni genere di ostacolo. Terlizzi del resto ha bisogno di questo genere di iniziative».
Come dargli torto. Guardandosi attorno, ieri, non sembrava nemmeno di essere a Terlizzi, bensì in qualche esclusiva residenza costiera: dietro la barriera verdeggiante dei palmizi, gremita dai garruli pappagalli che da qualche tempo hanno colonizzato Sovereto, si poteva immaginare distintamente il golfo di Napoli, invece che la statale. Potere delle belle cose.
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