Berardi (Pd): «Indecente il modo con cui si vuol nascondere la realtà del caso Censum»

La Redazione
Michele Berardi

Il capogruppo Pd critica la comunicazione poco trasparente e l'”eccesso di protezione” di Gemmato nei confronti della dirigente Panzini, che – soggiunge – «apprendiamo solo dalla stampa aver richiesto il giudizio immediato»

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I recenti sviluppi del caso Censum parevano aver contribuito a limitare gli attriti tra maggioranza e opposizione e a ripristinare un “larvato” clima di civile dialogo istituzionale, nell’esigenza inderogabile – prospettata dallo stesso sindaco Gemmato davanti al Consiglio – di valutare collegialmente, con estrema attenzione e massimo spirito di servizio, la proposta di “datio in solutum” avanzata dai legali della società di riscossione tributi a titolo di risarcimento del suo ingente debito con l’Ente.

Tuttavia, la notizia del rinvio dell’udienza del processo Censum al 3 giugno ha scompigliato decisamente i piani, scatenando di nuovo il tourbillon. La notizia è che il Comune avrà tempo per verificare se la società sarà in grado di risolvere il debito – come ha peraltro promesso, – ma intanto la giunta Gemmato è accusata dalle opposizioni di “eccesso di protezione” nei confronti della dirigente Francesca Panzini, la cui posizione processuale a onor del vero sulle prime non era apparsa chiarissima – semplice indagata o rinviata a giudizio? – fin quando, almeno, una nota dell’Amministrazione, diffusa ieri, non ha specificato che la suddetta ha richiesto espressamente ai giudici del Tribunale di Trani di saltare la fase preliminare e andare direttamente in sede di dibattimento. Non si tratterebbe dunque di un rinvio a giudizio disposto dagli inquirenti, ma di una scelta volontaria per cui ha optato la stessa dirigente.

Su queste ultimissime evoluzioni interviene oggi il segretario del Pd locale Barile, che polemizza tra le altre cose sulla comunicazione poco trasparente di Gemmato in merito alla vicenda:

«Leggere in questi giorni i comunicati stampa e le “veline” provenienti dal Palazzo di Città è veramente insopportabile. Lo è per la dignità di questa Città», esordisce il comuncato. «Non voglio credere che una intera classe dirigente, di opposizione o maggioranza che sia, possa sopportare di essere turlupinata in questa maniera. È veramente indecente il modo attraverso il quale si è deciso di voler celare la realtà dei fatti. E la realtà dei fatti a stretto rigore procedurale è peggiore della mancanza di rinvio a giudizio sbandierata dall’Amministrazione in nome e per conto della propria Dirigente», attacca Barile.
«Infatti, apprendiamo dagli organi di stampa (chissà se si vorranno consegnare le carte ai consiglieri che ne hanno fatto istanza) che quest’ultima ha richiesto il giudizio immediato. Ebbene, per chi non fosse addentro alla materia, il giudizio immediato muta la situazione processuale della dott.ssa Panzini da semplice “indagata” ad “imputata”. Ora, a voi il giudizio di cosa sia peggio!», ironizza il segretario.

«Per quanto riguarda, poi, i responsabili della Censum qualcuno si dovrebbe solo vergognare di come ha potuto tacere di queste importanti novità giudiziarie al cospetto di un consiglio comunale convocato ad hoc per decidere su una proposta transattiva. Quando abbiamo immaginato che una nuova pagina di rapporti politici si potesse scrivere per il bene di Terlizzi, certo non potevamo pensare che si potesse arrivare a tanta disonestà intellettuale. Penso proprio che di tutto questo ne dovremo riparlare nelle sedi ufficiali e di fronte alla Città», recita in conclusione la nota.

La risoluzione finale del segretario del Partito Democratico di Terlizzi è un invito acché tutte le forze politiche di opposizione si riuniscano attorno a un “tavolo” per discutere criticamente la questione, «che col passare del tempo si infittisce sempre più di aspetti oscuri e maliziosamente taciuti da chi ha la responsabilità di governo».

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