Gemmato: «Il Comune non si costituirà parte civile contro la Panzini»

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Durante il movimentato consiglio di ieri, il sindaco ha dichiarato che l'amministrazione non si costituirà parte civile nel processo penale contro la dirigente del Comune, poiché non se ne ravvisano i presupposti legali

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Quello di ieri è stato un consiglio tanto lungo quanto inconcludente dal punto di vista pratico: dopo alcune ore di dibattimento “monotematico”, dedicate interamente all’annoso caso Censum, a pomeriggio inoltrato la seduta è stata infatti aggiornata a giovedì prossimo alle 19 e 30 per esaurire tutti gli altri punti all’ordine del giorno. Non che sul caso de quo si siano fatti decisivi passi in avanti, anzi.

Si è trattato di un consiglio a tratti molto acceso e movimentato, moderato a fatica dal presidente del consiglio Grassi (trasversalmente contestato da membri della maggioranza e dell’opposizione, che ne richiedono a gran voce le dimissioni), con teatrali botta e risposta, ripetuti scambi di accuse e “duelli” al vetriolo, in particolare tra il sindaco Gemmato e il consigliere Pd-Uniti a Sinistra Vincenzo Di Tria, protagonisti di una partita nella partita e giunti a rinfacciarsi reciproci attestati di disistima.

La minoranza, tornata con tutti i suoi effettivi per l’occasione, ha provato a più riprese – con la dialettica corrosiva di Di Tria e gli interventi incalzanti di Berardi (Pd) e Cagnetta (Città Civile) – a mettere spalle al muro il primo cittadino, individuando alcune precise “falle” nella sua condotta: in primis una certa superficialità nella gestione politica (“faciloneria”, l’ha chiamata il consigliere Cagnetta); in seconda battuta, una patente mancanza di trasparenza nella comunicazione, dovuta a una sorta di congenita “allergia” al dialogo istituzionale, che ha finito per frustrare quella che dovrebbe essere la normale prassi democratica. 

I rappresentanti dell’opposizione – si è lamentato nella fattispecie Di Tria – spesso e volentieri sono stati tenuti all’oscuro rispetto all’effettivo andamento del caso, apprendendo solo a tempo scaduto le notizie più importanti. L’ex sindaco cita ad esempio la notizia recente del rinvio a giugno dell’udienza Censum deciso dal Tribunale di Trani, ricostruito perfettamente nei dettagli su un giornale locale da un militante di Fratelli d’Italia vicino al sindaco e alla maggioranza – quando invece gli avversari politici e la comunità non erano ancora in grado di stabilire con certezza se la dirigente Panzini fosse stata rinviata a giudizio o meno. «Come è possibile – si è chiesto il consigliere – che qualcuno che fino a prova contraria è estraneo al parlamento cittadino sia tanto informato su fatti che in teoria dovrebbero essere “riservati”? E perché quel qualcuno è comunque più addentro a questi fatti rispetto agli stessi consiglieri?».

Sollecitato più volte in proposito, Gemmato non si è difeso punto su punto, ma ha motivato la logica sottostante alle sue azioni e alle sue decisioni adducendo ragioni di opportunità e buon senso, invitando la minoranza a non complicare ulteriormente un affare che di per sé si presenta già molto sofisticato e spinoso. Il sindaco ha assicurato che l’Ente si è costituito da circa un mese parte civile nei confronti di Tenerelli e Redavid – rispettivamente amministratore delegato e presidente del cda della Censum all’epoca dello scandalo, – ma su parere dell’avvocato di parte, Mendicini, non ha inteso prendere lo stesso provvedimento nel processo penale contro la dottoressa Panzini, allora dirigente del settore finanziario dell’amministrazione. A motivo di questa scelta, vi sarebbe la mancanza di presupposti validi per sospettare che ella avesse agito con lo scopo precipuo di frodare l’Ente. 

Il primo cittadino ha inoltre invitato alcuni rappresentanti dell’opposizione a fare un esame di coscienza rispetto alle posizioni più indulgenti assunte in passato in merito a simili casi, riferendosi in particolare a Pasquale Vitagliano (Città Civile) e Vincenzo Di Tria, da cui – ha soggiunto il sindaco, prontamente ricambiato – «non accetto lezioni di etica».

Nell’ultima parte dell’assemblea la minoranza ha presentato su istanza dei capigruppo Berardi e Cagnetta due proposte da mettere ai voti: la costituzione parte civile dell’amministrazione anche nei confronti della Panzini e la possibilità di sottoporla a provvedimenti disciplinari, per lo meno durante la fase di dibattimento che la riguarderà dal prossimo giugno. A quel punto, la maggioranza è insorta, protestando per quello che è stato definito dal consigliere Pdl Caldarola un tentativo irrituale e scorretto di trasformare un’aula parlamentare in un tribunale. Un altro rappresentante della maggioranza, Mario Ruggero (Lista Schittulli) ha altresì rimarcato l’esistenza della presunzione di innocenza nella legge italiana per qualsiasi cittadino fino al terzo grado di giudizio. Le proposte sono state dunque rigettate per insufficienza di voti.

È stata invece valutata approfonditamente, con la consulenza tecnica del segretario comunale, presente durante il dibattimento, l’opzione di trasmettere gli atti e i resoconti di questa e delle prossime riunioni del consiglio alla procura del Tribunale di Trani e della Corte dei Conti regionale, organi che presumibilmente dovranno pronunciarsi ancora in futuro sul caso Censum. La seduta è stata infine rinviata a a giovedì prossimo.

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