Scandalo Censum, è muro contro muro. L’opposizione abbandona di nuovo i lavori

I consiglieri di minoranza protestano per la condotta del sindaco, che continuerebbe a negare la documentazione relativa al caso. Berardi (Pd): «Non mi fido più, ho legittimo sospetto nei confronti di Gemmato»
Pare che non ci sia più possibilità di dialogo tra le parti politiche a Terlizzi. Il consiglio sembra impantanato in una “secca” che non lascia intravedere nulla di buono per il futuro. Eppure maggioranza e opposizione dovranno pur trovare un punto di convergenza o quantomeno di non-belligeranza per uscire da questa lunga impasse, visto che il Comune è creditore di un ingente somma di denaro e ha il dovere morale di tutelarsi, riparando al dissesto finanziario provocato dallo scandalo Censum. Se non altro, dovrà farlo per il bene della città.
L’assemblea di ieri sera è stata molto scorbutica e irta di piccole e grandi schermaglie, piccati battibecchi e scontri a muso duro, specie tra alcuni consiglieri, che hanno chiesto più e più volte, durante il dibattimento, di usufruire del diritto di replica immediata per questione personale.
Il capogruppo del Pd Berardi comincia il suo intervento dichiarando di aver oramai un “legittimo sospetto” nei confronti del sindaco Gemmato, in cui stenta a riconoscere buona fede dopo le ultime evoluzioni del caso Censum, con la scelta di non costituirsi in giudizio nel processo penale contro la dirigente Panzini:
«Nel consiglio del 10 marzo Gemmato ha riferito della proposta di “datio in solutum” avanzata dall’avvocato della Censum, Romito. Tuttavia, non poteva non essere al corrente del fatto che di lì a poco la dirigente avrebbe scelto di saltare la fase preliminare del processo e andare direttamente in giudizio. Questo comportamento rischiava di pregiudicare gravemente le eventuali scelte del consiglio e configura perciò un atteggiamento non limpido, visto che il sindaco non aveva fornito al consiglio tutti gli elementi necessari per la valutazione. Adesso non me la sento, per senso di responsabilità, di tenere un atteggiamento collaborativo nei suoi confronti», dice Berardi, rivolgendosi al sindaco. «L’amministrazione dovrebbe decidere e chiarire di fronte al consiglio cosa fare nel concreto e al contempo fornire una bozza di delibera in merito», aggiunge il capogruppo Pd.
Gemmato getta acqua sul fuoco e cerca di semplificare i termini della questione, che, dice, si presenta molto complessa e difficile da dipanare. «Dobbiamo mostrarci compatti e ritrovare coesione e accordo nel consiglio: soltanto così si potrà affrontare il percorso spinoso che ci attende per ottenere il risarcimento. Una mia eventuale proposta di delibera dovrebbe contenere anche un parere tecnico-finanziario in merito e perciò influenzerebbe l’opinione dei consiglieri. Il mio intento, invece, è quello di accogliere il pensiero di tutti i singoli membri dell’assise, di cui io sono un diciassettesimo. Mi piacerebbe trovare un approccio condiviso».
Berardi allora incalza il sindaco: «Su quali basi dovremmo fidarci adesso, dopo che durante il consiglio del cosiddetto riavvicinamento del 10 marzo lei ha taciuto che alcuni giorni dopo si sarebbe tenuta un’udienza fondamentale della causa? Questo è un fatto grave rispetto alla tanto protestata buona fede! Avremmo potuto prendere una decisione alla cieca! Adesso tendo a non fidarmi più e a non dare più credito alle sue parole. Vorrei sapere su quali basi il Comune si è costituto parte civile, dov’è questo documento…».
A questo punto si alzano platealmente i toni del confronto tra Berardi, il sindaco e il consigliere Francesco Malerba, che interviene in difesa di Gemmato. Dopo alcuni veementi scambi di accuse, riprende Berardi: «Il sindaco non giochi più a carte coperte. Per proseguire il dialogo, vogliamo conoscere il tenore letterale dell’atto di costituzione parte civile. È stata tradita la nostra fiducia e non avete più credito presso di noi, per lo meno su questo argomento. Per quanto ci riguarda, se non avremo in mano la documentazione completa relativa al processo Censum, abbandoneremo i lavori».
Gemmato replica invitando l’opposizione a non enfatizzare certi dettagli, conferendo loro un significato politico e strategico che a suo parere non esiste: «Il 10 marzo, quando riferii sulla proposta di risarcimento della Censum, non avevo contezza di quel che sarebbe accaduto – le udienze preliminari non sono pubbliche, ma si svolgono a porte chiuse, – quindi non potevo certo conoscere il destino della Panzini. Men che meno, all’epoca potevo conoscere il parere dell’avvocato Medicini, che ci ha sconsigliati di costituirci parte civile contro la dirigente. Vi invito a non mescolare poi il piano civile e quello privato. Il nostro obiettivo è quello di recuperare i soldi persi, nient’altro. Il consiglio dia un colpo d’ala e riacquisti il senso di coesione istituzionale, nella prospettiva di una collaborazione per il bene di Terlizzi».
Il consigliere Allegretti (Fratelli d’Italia), impegnato in un’accesa disputa con Marisa Chiapparino di Terlizzi si fa in quattro, getta benzina sul fuoco: «La dirigente Panzini, oggi tanto contestata dall’opposizione, è stata assunta a tempo indeterminato sotto l’amministrazione Di Tria, ricordiamolo. Al Pd pure faceva riferimento un amministratore della Censum. La minoranza non è dunque in grado di darci lezioni morali sull’argomento».
Ma per il consigliere di Città Civile Cagnetta lo scandalo Censum sarà la buccia di banana su cui è destinata a cadere l’amministrazione, se non determinerà una linea d’azione più chiara e condivisa da tutto il consiglio. La giunta Gemmato, chiosa il consigliere Sigrisi (Pd), protagonista di un duro faccia a faccia con il sindaco, «non ha avuto il coraggio di fare scelte a viso aperto e conduce i giochi a carte coperte. Ci dia quelle carte», è l’appello di Sigrisi.
La polarizzazione risulta tuttavia evidente e in questo momento francamente insanabile: di fatto è muro contro muro. Insoddisfatti dell’atteggiamento della maggioranza, i consiglieri di opposizione abbandonano nuovamente i lavori: lo spettro dell’autosospensione (iniziata a novembre e recentemente interrotta) si allunga nuovamente sul consiglio comunale. Teatro di annose contrapposizioni, il consiglio di Terlizzi non sembra per ora contribuire a far chiarezza sul caso Censum.
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