L’Anpi romana “Don Pappagallo”: «Non far suonare “Bella Ciao” è stata una scelta fascista»

La Redazione
la bandiera dell'anpi

L'associazione partigiana censura la decisione della giunta Gemmato, stroncando anche la scelta di non rendere omaggio al monumento a Gesmundo e Pappagallo, martiri della Fosse Ardeatine, durante la celebrazione della Liberazione

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La querelle tutta terlizzese sulla celebrazione della Liberazione in salsa nostrana giunge fino a Roma, da dove l’Associazione Nazionale dei Partigiani (Anpi) sezione "Don Pietro Pappagallo" Esquilino-Monti-Celio fa sentire la propria voce, stroncando la scelta della giunta Gemmato di non far suonare durante la commemorazione del 25 aprile "Bella Ciao" – come è stato fatto invece a Roma, – nonché di «ignorare a bella posta il monumento dei martiri delle Fosse Ardeatine», in quello che viene definito a chiare lettere un tentativo "fascista” di sottovalutare la funzione storica dei partigiani nella guerra di Liberazione.

Al contempo, l’associazione plaude alla decisione di LèP e Rifondazione Comunista di organizzare una Festa della Liberazione suppletiva, suonando e cantando il proverbiale motivo per le strade della città. Così il segretario della sezione "Don Pietro Pappagallo", Roberto Mamone, commenta i fatti di Terlizzi:

«Bella Ciao spontanea degli antifascisti di "Libertà è Partecipazione", in risposta alle scelte fasciste del sindaco Gemmato, di Fratelli d'Italia, che non l'ha fatta suonare alla banda del paese d'origine di Gioacchino Gesmundo e don Pietro Pappagallo – martiri delle Fosse Ardeatine – il cui monumento è stato ignorato a bella posta dal corteo istituzionale. La Sezione don Pietro Pappagallo di Roma, gemellata idealmente, denuncia il tentativo revisionista di codesta Amministrazione».

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