Fa il botto il flash-mob contro la Buona Scuola: «Renzi non ci dividerà in buoni e cattivi». Foto

© terlizzilive
In attesa dello sciopero generale del 5 maggio, in centinaia hanno partecipato alla manifestazione organizzata dal neonato Coordinamento dei Lavoratori della Scuola per protestare contro il progetto di riforma renziano
Se non proprio un fiume impetuoso, la massa dei docenti e dei lavoratori della scuola terlizzese che ieri sera ha riempito Largo La Ginestra per schierarsi in difesa della pubblica istruzione pareva un torrente di montagna, e per giunta in ottima salute.
A due giorni dal Primo Maggio, il flash-mob organizzato dal neonato Coordinamento terlizzese dei lavoratori della scuola si è rivelato infatti un successo di portata probabilmente superiore alle attese: motivati dal momento grigissimo dell’istituzioni scolastiche e della cultura in genere e richiamati dal tam tam cittadino, amplificato dal web e dai media locali, alcune centinaia di persone – non solo docenti e personale amministrativo e Ata, ma pure semplici cittadini (e molti bambini) – sono scese in piazza per manifestare contro il disegno di legge concepito dal premier per una – pretesa – Buona Scuola.
Analogamente a quanto fatto dai colleghi a Bari qualche giorno fa, in Largo La Ginestra i lavoratori terlizzesi della scuola hanno celebrato una sorta di “funerale della scuola pubblica”, tenendo in mano un cerotto acceso e restando in un significativo silenzio per qualche minuto. Di lì a poco, la scenografica cerimonia si è ripetuta in piazza Cavour, dove lentamente e compattamente si è spostata la suggestiva “fiumana”. Sotto la Torre dell’Orologio è stato bissato il rituale dei cerotti, e alcuni docenti hanno testimoniato delle condizioni di estremo disagio con cui stanno vivendo ciò che nei fatti risulta essere una lenta, ma inesorabile operazione di smantellamento della scuola pubblica, motivando con esempi concreti lo stato di agitazione in cui si trovano da qualche tempo, sfociato nella proclamazione dello sciopero nazionale del prossimo 5 maggio.
«La buona scuola di Renzi vuole dividerci in buoni e cattivi, come si faceva una volta alla lavagna, tracciando una linea netta e crudele tra scuole di seria A e scuole di serie B, in base a dei presupposti di tipo aziendale, di marketing, che nulla hanno a che fare con la missione educativa, formativa della scuola», ha esordito nel suo intervento finale Giuseppe Volpe, docente e rsu della Don Pietro Pappagallo, nonché uno degli animatori del Coordinamento dei Lavoratori della Scuola.
«Stiamo assistendo a un tentativo di trasformazione degli istituti scolastici in un senso commerciale, alieno alla vocazione autentica della scuola pubblica, che è un diritto sancito dalla costituzione», ha continuato Volpe. «Ciò costringerà a una competizione sfrenata gli istituti, cosa che in poco tempo, fatalmente, ingenererà un disastrosa guerra tra poveri per accaparrarsi risorse, studenti, finanziamenti. Una scuola non deve essere costretta a pubblicizzarsi per sopravvivere. Né i direttori e i presidi devono assumere ruoli che non sono loro congeniali, come quello del manager… Vogliamo competenza, non competizione. L’ignoranza costa sempre più cara di qualsiasi finanziamento perché crea una società ingiusta e squilibrata».
«Per questo motivo vi chiedo di unirvi alla lotta conto questo pernicioso modello educativo propalato da Renzi, aderendo a tutte le future iniziative di mobilitazione, compreso lo sciopero del 5 maggio. Come diceva Truffaut ne “Gli anni in tasca”» è la conclusione cinefila di Volpe, «il mondo non è e forse non sarà mai un luogo giusto, ma bisogna contribuire con piccole e tenaci battaglie quotidiane a migliorarlo».
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