22 anni fa l’esplosione dell’autobomba davanti al Comune di Terlizzi

Municipio

Il 7 maggio del 1993 accadde un fatto clamoroso: l'esplosione di una autobomba – una Fiat Regata rubata – davanti al Palazzo di Città, con il ferimento del vigile De Sario che, insospettitosi, aveva provato ad aprire il veicolo

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Sono trascorsi ventidue anni dal 7 maggio 1993, quando a Terlizzi accadde un fatto clamoroso e inaspettato – sebbene non nuovo a livello nazionale, specie in quegli anni funestati dalle stragi mafiose: – l’esplosione di un’autobomba proprio sotto il Comune, che ferì gravemente un vigile urbano, Gioacchino De Sario, e coinvolse anche due ragazzi di quindici anni, i quali furono trasportati in ospedale in stato di choc.

Erano passate da tre minuti le otto quando si sfiorò la strage: una Regata rubata saltò in aria davanti all’ingresso del municipio. L’auto si trovava fin dalle quattro di mattina – parcheggiata in modo anomalo – in piazza IV Novembre, ma all’epoca lo spirito civico e una certa inclinazione al decoro erano sentiti ancor meno di oggi. La cosa era parsa però sospetta a un vigile urbano di passaggio, Gioachino De Sario, di 41 anni, che ne aprì lo sportello dal lato del posto di guida – l’auto non era chiusa a chiave – e fu investito da una violenta esplosione che lo sbalzò via di molti metri.

«Ero a dieci metri», raccontò Domenico Tempesta, allora dipendente comunale, al “Corriere della Sera”. «Ho visto che il vigile, dopo aver cercato di sollevare il cofano, ha aperto lo sportello. Un botto tremendo. E De Sario scaraventato a cinque sei metri di distanza, pieno di sangue. Io stesso sono stato colpito da schegge». Il vigile aveva iniziato il suo turno all’ alba al mercato dei fiori. Poi si era spostato in centro, dove aveva notato quell’auto parcheggiata in maniera equivoca davanti al Municipio e aveva intimato ai presenti di allontanarsi, prima di andare a verificare di persona e, purtroppo, essere investito dalla deflagrazione.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, l’esplosione fu causata da un meccanismo complicato e macchinoso, ma tristemente efficace: la portiera dell’auto era collegata al grilletto di un fucile da caccia da una corda che, sollecitata dalla tensione dell’apertura, aveva fatto partire un colpo e innescato l’esplosione.

De Sario finì in prognosi riservata, in condizioni critiche. Dopo un intervento chirurgico per la ricostruzione della palpebra destra e dei tendini della mano sinistra, il vigile fu giudicato fuori pericolo dai sanitari, i quali lo definirono un “miracolato”. Lo scoppio gli procurò anche ustioni di secondo grado e un trauma cranico. Fortunati, date le circostanze, furono considerati i due ragazzini di 15 anni coinvolti nella deflagrazione. Il bilancio avrebbe potuto essere anche peggiore: pochi minuti prima erano passati da Piazza IV Novembre due scuolabus stipati di studenti.

Il consiglio comunale di Terlizzi, il primo marzo di quell’anno, era stato sciolto per infiltrazioni mafiose dal prefetto di Bari da poco insediatosi, Corrado Catenacci, ritenuto una sorta di “recordman” in materia di scioglimenti di consigli comunali in odore di mafia. La giustificazione del provvedimento fu – ricorda “Repubblica” – che a Terlizzi «c’è chiaramente l’esistenza di un intreccio tra fenomeno criminale e vicende politiche cittadine».

Al municipio arrivano tre commissari di governo, il viceprefetto Luigi Varratta, il commissario di polizia Fulvio Schinzari e l’ingegnere del provveditorato opere pubbliche Francesco Musci, trovatisi di fronte a una situazione molto complessa e difficile da gestire, con la criminalità che stava provando – riuscendoci in molti settori – a mettere le mani sulla città. I tre “reggenti” avviano un vero e proprio repulisti. Come primo atto – continua “Repubblica” – «bloccano l’appalto per la nettezza urbana, poi iniziano a mettere gli occhi sulle licenze edilizie, un settore che scotta, visto che appena un anno fa un assessore è stato aggredito per aver rifiutato una licenza ad un pregiudicato, mentre l’auto del sindaco è saltata in aria, come pure lo studio di un professionista e il garage di un vigile urbano che voleva solo fare il suo dovere».

La città reagì subito: l’indomani ci fu una grande manifestazione spontanea di cittadini autoconvocatisi per ribellarsi al pericolo di derive mafiose. Partirono migliaia di cartoline postali dirette al Ministero dell’Interno, per sensibilizzare lo Stato ai rischi che correva Terlizzi. Qualche giorno dopo gli inquirenti disposero l’arresto di un uomo, notato in piazza da alcuni testimoni pochi minuti prima dello scoppio, accusandolo di falsa testimonianza.

22 anni dopo Terlizzi ricorda questo episodio – in buona parte ancora oscuro e ambiguo – della sua storia recente.

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