Case dell’acqua, insorge Puliamo Terlizzi: «L’acqua pubblica non diventi oggetto di speculazione»

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«I nuovi distributori hanno lo scopo di erogare normalissima acqua pubblica ad un prezzo maggiorato di circa cinquanta volte rispetto all’acqua che sgorga dai nostri rubinetti o dalle fontane pubbliche», attacca il collettivo
Levata di scudi di Puliamo Terlizzi di fronte all’annuncio dato negli scorsi giorni dall’Amministrazione che a breve saranno installati in viale Aldo Moro e in viale Indipendenza due erogatori di acqua aggiuntivi rispetto alle fontane dell’Acquedotto Pugliese.
«Non si poteva rimanere inerti di fronte alla deliberazione di Giunta n. 114», afferma la nota dell’associazione ambientalista: «le cosiddette “case dell’acqua” hanno lo scopo di erogare normalissima acqua pubblica ad un prezzo maggiorato di circa cinquanta volte rispetto all’acqua che sgorga dai nostri rubinetti o dalle fontane pubbliche».
Prosegue Puliamo Terlizzi: «è bene ricordare, lo ha definitivamente sancito anche il referendum del 12-13 giugno 2011, che l’acqua è un bene comune primario e, in quanto tale, deve essere garantita e tutelata. L’accesso all’acqua è un diritto umano inalienabile, che non può e non deve assolutamente essere intaccato da stupide logiche di mercato o dalle più disparate forme di usurpazione o speculazione privatistica».
«E’ giusto sapere inoltre che l’acqua che sgorga dalle fontane dell’Acquedotto Pugliese è sanitariamente sicura, visto l’elevato numero di controlli periodici a cui è sottoposta». Secondo gli esperti – continua Puliamo Terlizzi – essa avrebbe le caratteristiche di una oligominerale, per il basso residuo fisso e lo scarso contenuto di sodio e di nitrati.
«Riteniamo che le suddette case dell’acqua, pur offrendo al cittadino un’ampia scelta – acqua gassata, naturale, microfiltrata e refrigerata – e pur garantendo la riduzione dei rifiuti plastici e dell’inquinamento derivante dalle attività di produzione e trasporto a negozi e supermercati attraverso l’utilizzo reiterato di contenitori d’acqua, possono rappresentare una minaccia per il servizio pubblico di erogazione di acqua pubblica».
L’installazione di questi distributori – sospetta il collettivo ecologista – potrebbe essere il primo passo di un graduale processo di privatizzazione. Ma «i volontari dell’associazione si augurano che non accada mai ed invitano pertanto i cittadini, anche quelli che sinora acquistavano acque minerali in bottiglia, a fare uso delle fontanine esistenti, la cui acqua, «è di ottima qualità, e la gratuità è dovuta al fatto che il servizio di trasporto e controllo dell’acqua, la manutenzione degli impianti della rete pubblica, vengono pagati dal Comune (quindi dai contribuenti) attraverso la fiscalità generale. L’acqua pubblica – chiude la nota dell’associaizione – è un diritto di tutti e non può e non deve diventare merce di scambio, oggetto di speculazione nell’interesse di pochi privati».
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