I docenti terlizzesi in piazza a Roma contro la Buona Scuola renziana. Foto

© coordinamento dei lavoratori della scuola
Nel giorno del voto di fiducia sul maxiemendamento al disegno di legge, il coordinamento terlizzese dei lavoratori della scuola ha preso parte all'ennesima iniziativa di protesta intrapresa dalla Flc-Cgil
Nel giorno del voto di fiducia – posto dal ministro Boschi – sul maxiemendamento al disegno di legge sulla Buona Scuola, il sindacato Flc-Cgil ha convocato l’ennesima manifestazione di protesta, a cui si è unita anche una delegazione di docenti e lavoratori terlizzesi, giunta in giornata nella capitale.
Gran parte del mondo della scuola, non è una novità, sta recalcitrando da mesi contro il temuto progetto di riforma concepito dall’esecutivo Renzi. L’azione di contrasto – piuttosto compatta ma sempre più difficile da tener viva a causa dell’incombente pausa estiva – sta coinvolgendo tanto i docenti, quanto gli amministrativi, gli ata e, in molti casi, gli studenti e i genitori, consapevoli del rischio esiziale di depauperamento a cui sta andando incontro il sistema dell’istruzione pubblica.
Dopo lo sciopero degli scrutini messo in atto al termine dell’anno scolastico, la “battaglia” è stata recentemente rilanciata dal sindacato di categoria della Cgil, che ha promosso nell’ultima settimana una serie di iniziative che sono culminate nella manifestazione di oggi, partita da piazza della Bocca della Verità a Roma e giunta – in concomitanza con la prima chiama al voto al Senato, prevista per le 17 in Senato – in Campo de’ Fiori.
Secondo la Federazione dei Lavoratori della Conoscenza, il premier dovrebbe prendere atto che esiste «una opposizione ampia, articolata e radicata in tutto il Paese» a cui la maggioranza di governo ha «rifiutato qualsiasi confronto e proposta», usando «l’arma del ricatto per azzittire anche le diversità presenti al loro interno. Eventuali aggiustamenti e ritocchi non cambieranno la sostanza: il ddl scuola rimane una legge dannosa e incostituzionale», conclude il sindacato.
L’incipiente stagione estiva si prospetta dunque più che mai “calda” per la scuola italiana.
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