Vincenzo Di Tria lascia il Pd: «Scommessa persa, non voglio più essere confuso con questo partito»

La Redazione
Vincenzo Di Tria

Fulmine a ciel sereno nella politica terlizzese: all'indomani delle dimissioni di Berardi, l'ex sindaco Vincenzo Di Tria lascia il Partito Democratico e passa nel gruppo misto in Consiglio Comunale

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Colpo di scena nella politica terlizzese: Vincenzo Di Tria lascia il Partito Democratico e passa nel gruppo misto in Consiglio Comunale. All’indomani delle dimissioni annunciate da Michele Berardi, un’altra tegola per il Pd. 

«Ne ho abbastanza, non voglio più essere confuso con questo Pd. Sono stato tra i fondatori del Partito a Terlizzi, mi rattrista guardarmi indietro ma mi angoscia ancora di più guardare avanti e vedermi ancora lì», dichiara, amareggiato e con una punta di rabbia, Di Tria, che pur pur militando nel Partito, da qualche anno era presidente dell’associazione culturale Alternativa Democratica e animatore del movimento politico Uniti a Sinistra.

Alla base della clamorosa decisione ci sarebbe dunque il disagio di trovarsi in un “contenitore” politico che, a pochi anni dalla fondazione, è andato via via perdendo la propria connotazione di sinistra, traslando gradualmente verso il centro con iniziative – contestatissime dalla base e non pienamente condivise neanche all’interno – come il Jobs Act e la Buona Scuola, definito in particolare dall’ex sindaco come la “goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

«Nonostante il campanello d’allarme dei risultati delle consultazioni regionali, nonostante gli addii sdegnati di Civati e di Fassina, è giunto l’ennesimo atto di arroganza e di spavalda protervia di un Presidente del Consiglio che è anche segretario del partito e capocorrente del gruppo egemone nel Pd, che ha imposto al Senato il voto di fiducia sul maxiemendamento della riforma. Il tutto mentre le piazze ribollivano della nostra gente incazzata nera».

La Buona Scuola è stata approvata a Palazzo Madama «senza confronto, con una finta condivisione sul web e una totale assenza di concertazione con sindacati e forze sociali. Una riforma che aggredisce e disarticola la scuola pubblica così come la Costituzione Repubblicana l’ha definita, e che è ostile alla stragrande maggioranza del corpo docente e degli stessi utenti. Per mesi ragazzi, genitori e personale della scuola hanno dimostrato inutilmente il loro disappunto, in attesa di un ravvedimento e di un confronto che non sono mai arrivati».

«La sfida è stata persa, o almeno così la penso io», continua l’ormai ex consigliere Pd. «Il grande partito della sinistra italiana non è mai nato e chi ha continuato ad ispirarsi ai valori tipici della sinistra italiana è diventato minoranza irrilevante, in un partito che assume sempre più le sembianze di un partito di destra, che non dialoga con il suo mondo, che aborrisce la concertazione con le forze sociali, che umilia chi la pensa diversamente e che non valorizza ma schiaccia le diverse opinioni».  

Le dimissioni saranno formalizzate nel prossimo consiglio comunale, quello del primo luglio. Che si preannuncia, a questo punto, una seduta molto interessante, considerando anche i punti iscritti all’ordine del giorno.

 

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