“Festa di protesta” dei docenti contro la Buona scuola. Foto

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All'azione di ieri ha partecipato anche una delegazione del coordinamento terlizzese dei lavoratori della scuola, che nei giorni scorsi si è riunito in assemblea per mettere a punto una sorta di "road map" della protesta
Continua ad oltranza lo sciopero della fame dei docenti coratini che protestano ormai da tempo contro la riforma “Buona scuola”. Ieri sera, dalle 19 alle 23, è stato allestito un gazebo in via Duomo.
La decisione è arrivata dopo la staffetta durata una settimana in cui, per due giorni a testa, i docenti non hanno toccato cibo. «Alcuni di noi – annunciano – proseguiranno lo sciopero della fame fino al voto della Camera previsto per il 7 giugno». All’azione hanno partecipato anche i docenti del coordinamento terlizzese dei lavoratori della scuola.
«Per noi – hanno dichiarato gli insegnanti domenica scorsa – il massimo sarebbe lo stop del Presidente della Repubblica. Poiché a tratti questo disegno di legge presenta delle incostituzionalità, speriamo che Mattarella non firmi».
«Il movimento di idee e di noi docenti di questi giorni – scrive un docente – può diventare speranza di reale miglioramento per la scuola italiana e per l’intera società civile. Noi non vogliamo una “buona scuola” di regime, vogliamo che la scuola della Repubblica sia migliore, anzi, la migliore di tutte!».
Negli scorsi giorni, intanto, il coordinamento terlizzese si è riunito in assemblea per mettere a punto una sorta di “road map” della protesta per il periodo estivo. Domani è in programma la partecipazione alla manifestazione unitaria della scuola davanti alla Camera a Roma. In partenza da Terlizzi almeno venti lavoratori della scuola.
Al vaglio del coordinamento c’è attualmente anche la possibilità di organizzare banchetti informativi in centro per tutto il mese di luglio per incontrare ed informare i cittadini sull’evoluzione della riforma e sulle ragioni della mobilitazione. Le prossime azioni valutate sono al momento la richiesta di un ordine del giorno da far votare in consiglio comunale e la raccolta di firme per chiedere l’indizione di un Referendum abrogativo.
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