Trigesimo di Don Luigi Martella, il testo del “testamento spirituale” del Vescovo

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Si tratta di uno scritto inedito autografo datato al 7 febbraio 2008, di cui pubblichiamo un breve stralcio
Giovedì 6 agosto ricorre il trigesimo della morte del vescovo Monsignor Martella. La messa celebrativa sarà officiata alle 19 e 30 da don Arturo Aiello, amico personale del prelato.
Il riferimento totale a Dio, Padre Figlio e Spirito Santo e alla Vergine Maria, l’amore per la sua famiglia e la sua terra e quello per la sua “sposa”: la diocesi affidatagli; la consapevolezza della propria piccolezza e la fiducia nella Provvidenza divina, sono i capisaldi di uno scritto inedito che Don Gino ha datato al 7 febbraio 2008, di cui pubblichiamo un breve stralcio.
Dodici pagine che delineano la figura di Monsignor Martella nei suoi aspetti noti ed anche in alcuni inediti, come la passione per la pittura. Una cronaca dei giorni tristi che hanno segnato la nostra diocesi, il profilo episcopale di don Gino, le omelie pronunciate in occasione delle esequie, il ricordo di un’antica amicizia, i messaggi di prelati e gente comune… Parole che dicono la sua fede genuina e il suo amore totale alla Chiesa, dichiarato con la chiusa “Vi ho voluto bene e ve ne vorrò sempre”:
Depressa, 7 febbraio 2008
Testamento spirituale
“A Dio che mi ha donato la vita sono infinitamente grato.
Pur consapevole della mia debolezza, confermo fiducioso il mio abbandono al Padre provvidente, all’amabilissimo Figlio suo Gesù, allo Spirito Santo, forza e potenza di amore incontenibile.
Credo e amo la Chiesa di cui spero di essere una minuscola, ma vivida scintilla.
Mi affido alla Vergine Santa, Madre dolcissima e tenerissima, alla quale sempre ho rivolto lo sguardo filiale orante, perché il suo amore rendesse più sicuri i miei passi talvolta incerti e vacillanti.
Amo la Chiesa che è in Otranto che mi ha guidato nel discernimento vocazionale.
Amo il mio paese natale, culla dolcissima dei miei sogni, dei miei progetti e delle mie attese.
Amo la Chiesa che è in Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, mia sposa, alla quale la Provvidenza mi ha destinato come Pastore e che ho cercato di servire con passione e abnegazione.
Al Padre celeste, fonte di ogni dono, esprimo ancora la mia gratitudine per avermi fatto nascere in una famiglia umile e dignitosa, laboriosa e timorata di Dio.
Lo ringrazio per il dono della vocazione al ministero presbiterale ed episcopale, senza alcun mio merito. Dono che, nella mia pochezza, ho cercato di custodire e di vivere con l’aiuto della sua grazia e il sostegno di tante persone buone.
Chiedo perdono per tutte le mie inadempienze e imprudenze, per tutto ciò che ha recato offesa ad altri.
Confido, tuttavia, nella inesauribile misericordia del Padre e nella bontà di tutti coloro che ho conosciuto.
Vi ho voluto bene e ve ne vorrò sempre.
A Dio!
Don Gino, vescovo”
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