Mercato, il no dei commercianti: «Nessun trasferimento, categoria già sull’orlo del baratro»

La Redazione
Il Mercato di sera a Bisceglie

Unimpresa Bat, Batcommercio 2010 e il Coordinamento delle Associazioni di Categoria manifestano aperto dissenso sull'ipotesi di spostare il mercato: «Il sindaco di Terlizzi si confronti, il mercato è un valore»

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Da alcune settimane tiene banco la questione del trasferimento del mercato del martedì “per ragioni di sicurezza”, come afferma il sindaco Gemmato, che propone due alternative per la nuova sede: via Papa Giovanni II o viale dei Lilium (zona via Ruvo).

Ma la possibilità è stata recisamente esclusa dalle associazioni di categoria dei commercianti, a cui oggi si aggiunge anche il “niet” della Unimpresa Bat, il cui presidente, Savino Montaruli, dichiara: «dopo un’approfondita analisi della situazione e dopo aver effettuato i dovuti accertamenti presso il comune di Terlizzi posso smentire assolutamente qualunque ipotesi di trasferimento del mercato settimanale, tantomeno nella periferia.

I commercianti, i consumatori, gli utenti ed i cittadini – continua Montaruli – possono stare tranquilli, almeno per ora e salvo colpi di scena che non ci saranno».

Anche il Presidente Batcommercio2010-Cna Puglia, Enzo Berardino, che sta seguendo la vicenda, afferma: «la categoria è già sull’orlo del baratro con una spietata concorrenza da parte di un dilagante abusivismo commerciale e con un aumento della tassazione che sta riducendo fortemente i consumi e mettendo in crisi le piccole aziende che stanno morendo quindi non accetteremo ipotesi dannose come quella di trasferire i mercati dai centri urbani alle periferie».

In vista dell’ormai imminente Fiera della Madonna del Rosario, Montaruli si è soffermato anche sulla tassazione per l’occupazione del suolo, quest’anno in aumento: «ci troviamo di fronte ad un aumento della Tassa di Occupazione del suolo pubblico al punto che per una modesta occupazione di soli 30 mq l’esercente è costretto a sostenere costi complessivi, comprese marche da bollo e diritti, che sfiorano i 250 euro. E questa è un’assurdità».

Sulla questione c’è da registrare anche il “no” dell’Area Coordinamento di Associazioni di Categoria di Settore, che afferma in una nota: «ingenerare confusione non contribuisce a risolvere alcun problema, quindi se proprio qualcuno voglia interessarsi delle problematiche del mercato di Terlizzi lo faccia con cognizione, con competenza e senza perdere la bussola normativa ma anche sociale e storica di un mercato le cui tradizioni non possono essere assolutamente distrutte né compromesse. Da un lato quindi il rispetto della norma e della legge, dall’altro la salvaguardia di un valore, il mercato, che rende un servizio insostituibile in un nazione che ha sfruttato e portato alla disfatta le piccole imprese di vicinato abbandonate a se stesse anche dalle cosiddette forze sindacali e sociali che avrebbero dovuto difendere a spada tratta quelle prerogative ma che spesso abdicano al loro compito dal quale comunque traggono tanti benefici e tanti privilegi.

Il Sindaco di Terlizzi vuole confrontarsi sul tema? Noi siamo pronti, convochi immediatamente tutte le Associazioni di Settore che sono intervenute e che abbiano interesse reale a discutere del futuro del mercato di Terlizzi. Si approfondisca la delicata tematica partendo innanzitutto dalla verifica della sussistenza delle condizioni che determinarono quella scelta quindi dalla rimozione di problematiche estranee al regolare svolgimento del mercato e dovute a fattori esterni e sopravvenuti.

Da questa analisi potremmo accorgerci, come accaduto altrove – dicono dall’Area di Coordinamento, – che le responsabilità sono altrove e sempre più spesso parlare di trasferimenti di mercato è stato un modo per distrarre la gente da ben altri più gravi problemi ma con noi questa strategia non ha funzionato e non funziona. Con altri, in altri momenti, in altre circostanze, ha funzionato ma quel pensiero sindacale era compromesso fortemente da commistioni e da condizionamenti che con la tutela dei lavoratori e delle piccole imprese non c’entrano e non devono c’entrare nulla. Noi pensiamo differente e non siamo compromessi».

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