Sanità, spunta un buco di almeno 80 milioni. Rischio chiusura per alcuni ospedali pugliesi

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«Si prefigura un buco consistente, che oscilla tra gli ottanta e i 100 milioni di euro». L'annuncio choc è del presidente della Regione Emiliano, a margine del Consiglio regionale dell'altro ieri
«Si prefigura nella sanità un buco consistente, che oscilla tra gli ottanta e i 100 milioni di euro». L’annuncio choc è del presidente della Regione Michele Emiliano, a margine dell’assemblea del Consiglio regionale dell’altro ieri.
La sanità pugliese ha bisogno di cure, anzi, di una scure e si torna a parlare di tagli: «Non mi faccio commissariare la sanità. Non posso accettare questa idea», ha aggiunto Emiliano.
Il buco sarebbe stato causato, secondo Emiliano, dall’utilizzo di farmaci ad alto costo per l’epatite C e, probabilmente, anche da altre questioni «che sono oggetto di analisi».
Sono allo studio soluzioni per far quadrare i bilanci. Tra queste l’ipotesi di chiusura di alcuni ospedali. A questo proposito la replica viene, a stretto giro di posta da Luigi Vitali, deputato di Forza Italia: «Emiliano annuncia chiusure dolorosissime delle nostre strutture sanitarie senza dirci che fine faranno i medici, gli infermieri e tutto il personale occupato».
«Sono tagli che gridano vendetta – continua Vitali -, perché ricadranno sulle fasce più deboli della popolazione a cui sarà reso sempre più complicato l’accesso all’assistenza sanitaria e senza nemmeno un assessore che si occupi del settore h24. Sono scelte che non possono persuaderci perché partorite nella più miope ritrosia del centrosinistra di avviare, prima, una seria spending review».
«Sono dieci anni che chiediamo, senza successo, di accendere i fari sulle tante sacche di sperperi di danaro pubblico che continuano ad essere irrorate, senza controlli, nelle aziende sanitarie locali – lamenta Vitali -. Chiudere decine di strutture ospedaliere sul territorio senza guardare al bisogno di salute dei pugliesi, che nell’11% dei casi rinunciano alle cure perché divenute troppo costose, è un atto di sfacciataggine e di insensibilità politica».
«Furbescamente, infine – conclude Vitali -, il piatto indigesto viene servito dopo le elezioni, come una sonora beffa ai danni degli elettori».
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