Olio di categoria 2 venduto come extravergine, indagate sette aziende

La Redazione
Olio evo

Finiti nel registro degli indagati, con l’accusa di fronde in commercio, sette rappresentanti legali di note aziende olearie a livello nazionale di Toscana, Abruzzo e Liguria

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Spacciato per olio extravergine e venduto da grandi case produttrici, quando in realtà si sarebbe trattato di olio di categoria 2, vale a dire semplice olio vergine, meno nobile e soprattutto meno costoso.

Questo è quanto ha scoperto la Procura di Torino che, a seguito della segnalazione di un periodico specializzato in alimenti, della categoria “food and beverage”, ha inviato i Carabinieri dei Nas di Torino a ritirare alcune bottiglie campione nei supermercati del capoluogo piemontese. Bottiglie che contenevano falsi oli extravergine. Così sono finiti nel registro degli indagati, con l’accusa di fronde in commercio, sette rappresentanti legali di note aziende olearie a livello nazionale. Si tratterebbe di oli prodotti in Toscana, Abruzzo e Liguria. 

A maggio scorso la rivista “Il test” aveva pubblicato un servizio che denunciava come gli oli contenuti in 9 bottiglie su 20, analizzate dal laboratorio chimico di Roma dell’Agenzia delle Dogane, erano state declassati dal comitato di assaggio a semplici oli di oliva vergine. Il pm torinese Raffaele Guariniello ha ordinato quindi ai Carabinieri del Nas l’ulteriore analisi che ha portato ad ipotizzare la frode in commercio. Ulteriori accertamenti saranno ora effettuati sulla provenienza delle olive.

Sul caso si è espresso anche il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina: «Seguiamo con attenzione l’evoluzione delle indagini della Procura di Torino, perché è fondamentale tutelare un settore strategico come quello dell’olio d’oliva italiano. Da mesi abbiamo rafforzato i controlli, soprattutto in considerazione della scorsa annata olearia che è stata tra le più complicate degli ultimi anni. Nel 2014 il nostro Ispettorato repressione frodi ha portato avanti oltre 6mila controlli sul comparto, con sequestri per 10 milioni di euro. È importante ora fare chiarezza per tutelare i consumatori e migliaia di aziende oneste impegnate oggi nella nuova campagna di produzione».

Una vicenda che getta nello sconforto la categoria di produttori dell’oro verde, anche quelli locali, che quest’anno vivono un’annata piuttosto anomala: il prezzo attuale che si aggira introno ai 40 euro a quintale di olive raccolte, piuttosto basso, sarebbe causato anche dalle massicce importazioni di olio estero pronto ad essere miscelato con l’olio nuovo. E nonostante la produzione di quest’anno sia di ottima qualità, il prezzo basso induce i coltivatori a non raccoglierle nell’attesa che il prezzo salga, col rischio che le olive possano essere rubate e che, nel frattempo, le temperature possano abbassarsi da un giorno all’altro provocando la perdita di peso delle stesse olive, con conseguente perdita di guadagno.

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