Requiem per una pista ciclabile. Strisce bianche sul corso, gli sberleffi del web: «Sembra Mondrian»

parcheggi sulla pista ciclabile

La pista ciclabile che cingeva corso Dante, corso Garibaldi, via Bovio, piazza Cavour e piazza IV Novembre è stata ufficialmente "sovrascritta" dai nuovi parcheggi liberi realizzati dall'amministrazione

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La pista ciclabile che, fino all’altro giorno, cingeva il centro storico lungo corso Dante, corso Garibaldi, via Bovio, piazza IV Novembre e piazza Cavour è stata ufficialmente cancellata, anzi “sovrascritta” dai nuovi parcheggi liberi che l’amministrazione ha realizzato per calmierare la domanda di posteggi-auto, in netto incremento da quando è stata istituita la vicina zona a traffico limitato. La ciclovia, ha assicurato l’assessore Malerba, rinascerà con un percorso alternativo, più razionale. Quel che è certo è che non passerà più per il centro storico.

La scelta del Comune ha, come sempre, diviso i terlizzesi, e non sono mancati i malumori e i mugugni, del web e della piazza “reale”. Se l'”uomo della strada” pare aver apprezzato la decisione, accogliendo pragmaticamente come una benedizione la disponibilità di nuovi parcheggi – magari adducendo l’argomento irrefragabile (e vagamente ricattatorio) che i primi a giovarsene saranno i commercianti, – molti cittadini hanno invece sottolineato come l’amministrazione sia stata nell’occasione poco ferma, difendendo poco e male le proprie scelte in tema di viabilità – anche sul fronte collaterale della zona a traffico limitato, recentemente istituita e già “emendata”.

A sgravio della giunta, bisogna ammettere che la pista ciclabile non è mai stata troppo utilizzata dalla popolazione autoctona, notoriamente (e bizzarramente) caratterizzata dalla presenza di tanti, flaccidi centauri, con busto di uomo e corpo di automobile. Tuttavia, è altrettanto vero che è sempre stato difficile percorrere il tracciato in bici senza incappare nelle dispettose ostruzioni di noncuranti (per non dir peggio) automobilisti, il cui malcostume, tuttavia – e questo è un altro punto nevralgico della questione, – non è mai stato scoraggiato in maniera tassativa e definitiva (probabilmente per non frustrare troppo il “morale” dei commercianti…). In seconda battuta, vi è senz’altro da dire che “est modus in rebus”: quella appena abolita, per com’è stata realizzata e gestita ab origine, non poteva certo dirsi una ciclovia adeguata agli standard europei: forse nemmeno a quelli nazionali. 

Per fortuna c’è chi l’ha presa a ridere, sia pure sardonicamente. Sui gruppi social cittadini ieri si sprecavano ironie, parodie e gustose boutade: i buontemponi del web hanno preso di mira soprattutto l’effetto estetico-cromatico scaturito dalla sovrapposizione delle linee bianche tracciate per definire i parcheggi gratuiti sul fondo blu trascolorante in rosso della (fu) pista ciclabile, accostandolo ai cromatismi geometrici di Mondrian e – alternativa colta – addirittura al suprematismo di Malevic.

Altri si sono fatti prendere la mano e hanno creato irridenti “meme”, incollando sopra la corsia una riproduzione del “Grido” di Munch e piazzandoci vicino, per soprammercato, le sagome dei Beatles a passeggio sulle strisce pedonali, come nella front-cover di “Abbey Road”. 

C’è anche chi l’ha presa sul serio. La critica più condivisa è, come detto, la riscontrata assenza di un criterio, di una linea stabile e riconoscibile nella gestione della faccenda: molti pensano che l’amministrazione sia stata poco tetragona. Già in serata alcuni utenti del web testimoniavano di come la viabilità attorno al centro storico si fosse fatta nel giro di poche ore più densa e caotica, in assenza del deterrente che nel bene o nel male in questi anni ha rappresentato l’anello riservato alla mobilità lenta. Sulle cui fresche vestigia sono stati già segnalati i primi parcheggi sbilenchi e le immancabili, spregiudicate soste in doppia fila. Il timore di molti – francamente comprensibile – è che lo “stradone” sia definitivamente riconsegnato al Moloch del traffico automobilistico. 

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