Strage Brindisi, Francesco De Sario: «L’inferno l’ha scatenato una Opel Corsa gialla»

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Rivelazione importante da parte del conducente del tir agli investigatori. La testimonianza della sorella: «Mio fratello non voleva ammazzare nessuno, è un padre e un nonno amorevole»
A provocare lo sbandamento dell’autoarticolato sulla statale 379 sabato pomeriggio, che è costato la vita a cinque persone, potrebbe esser stata un’autovettura che, rallentando di colpo dopo il sorpasso al mezzo pesante, avrebbe costretto il 57enne autotrasportatore di Terlizzi a sterzare di colpo e a ribaltarsi. Gli investigatori stanno cercando una Opel Corsa di colore giallo che, nonostante l’incidente, sarebbe fuggita via. Sarebbe questa l’auto che F.D.S. avrebbe riconosciuto e sulla quale addita ogni responsabilità. Questa mattina, il 57enne sarà interrogato in carcere: il pubblico ministero Luca Buccheri ha chiesto ai poliziotti del commissariato di Ostuni di eseguire ulteriori indagini.
Per localizzare l’Opel Corsa, di cui il conducente dell’autocisterna carica d’olio ha indicato perfino il colore durante l’interrogatorio reso agli investigatori e al sostituto procuratore nella notte tra sabato e domenica, si sta anche pensando di visionare i filmati di alcune telecamere puntate sulla statale 379 Brindisi-Bari, per lo più in corrispondenza dei distributori di benzina e del vicino centro commerciale.
Il 57enne di Terlizzi, rinchiuso da domenica mattina nel carcere di Brindisi, deve rispondere di omicidio colposo plurimo con l’aggravante di aver violato il codice della strada per aver superato il limite di velocità di 15 km/h e per non aver rispettato la distanza di sicurezza dalla vettura che lo precedeva, proprio la macchina gialla che sembrerebbe essere sparita nel nulla.
A confermare fin da subito questa dinamica è stata la sorella dell’autotrasportatore, in un commento lasciato su Facebook domenica pomeriggio ad un articolo pubblicato da FasanoLive. Ecco testualmente cosa diceva la donna fin da subito: «Il tir veniva sorpassato da un’autovettura, la quale, anziché lasciare la distanza tra essa e il camion, faceva subito rientro nella corsia di destra. L’autista, per non tamponare la suddetta autovettura, ha frenato: il rimorchio dell’autocisterna era pienissimo, mentre la cisterna era piena a metà. La frenata – scriveva – ha fatto sì che il rimorchio, essendo pieno e quindi più pesante, travolgesse col timone la motrice che era più leggera. Si è scatenato così l’inferno: ovviamente il conducente dell’auto se n’è guardato bene dal fermarsi».
Nel suo racconto, la sorella dell’autotrasportatore scriveva ancora: «Mio fratello guida il camion da 40 anni. Primogenito di cinque figli, ha dovuto aiutare mio padre a tirare avanti per il fabbisogno di tutta la famiglia. Papà amorevole di tre figli, nonno altrettanto amorevole di tre nipotini (l’ultima nata cinque giorni fa), non si è di certo svegliato sabato mattina per andare in giro e togliere la vita al primo che incrociava. Siamo vicini alla famiglia del calciatore Leo Orlandino, nonché al signor Casili e signora per il dolore plurimo».
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