Un “piano quinquennale” per il Sarcone: diventerà un centro dedicato a day-service e lungodegenza

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Nei prossimi cinque anni, l'ospedale di Terlizzi perderà gradualmente riconvertito in un centro medico dedicato ai day-hospital e alla riabilitazione
L’ospedale di Terlizzi sarebbe dunque salvo, per il momento. Nel primo pomeriggio di ieri è arrivato l’atteso responso. Si tratta certamente di una buona notizia per il Sarcone, anche se resta da capire in cosa consista questa non meglio specificata “salvezza”.
Se negli ultimi giorni si sono moltiplicate in maniera incontrollata le indiscrezioni secondo cui il reparto di chirurgia sia in chiusura, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, ieri, parlava di un “piano quinquennale” di riconversione per il Sarcone, che, come altre strutture in Puglia, perderà gradualmente l’utenza a carattere di urgenza – il pronto soccorso, pure recentemente rimodernato, sarà ridimensionato – per divenire nei prossimi anni un centro dedicato a day-service, lungodegenza e riabilitazione.
Al termine di questo periodo di “obsolescenza programmata”, l’ospedale di Terlizzi andrebbe a cedere il passo al costituendo polo del nord-barese.
Intanto, dopo le ultime consultazioni di ieri con i rappresentanti istituzionali delle città coinvolte dal piano ospedaliero, Emiliano ha richiesto una breve proroga per esprimere il verdetto definitivo, atteso inizialmente per oggi, ma slittato, a questo punto, al 2016. Dopo la riunione con il capo dipartimento Salute Giovanni Gorgoni, il capo di gabinetto Claudio Stefanazzi e il segretario generale della presidenza Roberto Venneri, il presidente della Regione Puglia ha dichiarato:
“Abbiamo definito le linee di sistema del Piano di riordino (in applicazione del decreto ministeriale 70/2015) e le stesse sono state riversate in un documento preliminare, che è anche il frutto di una consultazione del dipartimento con la struttura dell’Ares, i direttori generali delle aziende sanitarie e degli istituti degli enti sanitari ecclesiastici. Il piano è corredato anche dalla dettagliata analisi epidemiologica e del fabbisogno sanitario.
Alla luce di quanto sopra sono emerse alcune situazioni concrete nelle quali la applicazione pedissequa del D.M. 70 e della direttiva comunitaria sugli orari di lavoro rischia di provocare soprattutto nel breve periodo disservizi e incongruenze anche alla luce della attuale dotazione organica, largamente incompleta, e della particolare conformazione geografica di alcuni territori. Sono state dunque presentate tali incongruenze alla direzione generale del ministero della Salute, con la quale si è concordato un esame congiunto del suddetto documento prima che esso venga sottoposto alla definitiva approvazione della Giunta, previo ascolto delle conferenze dei sindaci delle Asl, delle parti sociali, delle associazioni rappresentative di categoria delle professioni sanitarie e dell’ospedalità privata”.
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