Sanità, Vendola assolto anche in appello

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L'ex governatore della Puglia era sotto processo per la vicenda della nomina di un primario, che secondo la pubblica accusa Vendola avrebbe favorito
Assolto anche in appello l’ex Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, sotto processo per la vicenda della nomina di un primario. Il governatore era accusato di abuso di ufficio, assieme a Lea Cosentino, che all’epoca dei fatti era direttore generale della Asl di Bari.
SENTENZA CONFERMATA. La Corte d’Appello di Bari ha confermato ieri, dopo circa un’ora di camera di consiglio, la sentenza di assoluzione emessa in primo grado il 31 ottobre 2012 dal gup del Tribunale di Bari Susanna De Felice al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. Secondo i giudici “il fatto non sussiste”.
La Procura di Bari aveva impugnato l’assoluzione del 2012 con rito abbreviato asserendo che Vendola avrebbe istigato l’allora dg della Asl di Bari Lea Cosentino a riaprire i termini per la presentazione delle domande per accedere al concorso, con l’obiettivo di assicurare al primario l’assunzione quinquennale.
“IO, CONDANNATO DAI MEDIA”. «Si compie, dopo cinque anni di turbamento e travaglio, la mia vicenda giudiziaria. La Corte d’Appello di Bari ha confermato la sentenza di piena assoluzione per la questione della nomina a primario del prof. Paolo Sardelli nel reparto di Chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. Un primario bravissimo, estraneo alla mia parte politica, le cui qualità sono sotto gli occhi di tutti – dice il leader di Sel e presidente emerito della Regione Puglia -. Sono stato processato, sono stato assolto quella assoluzione è stata trasformata in una condanna dai mass media usando strumentalmente una fotografia che raccontava di una occasionale compresenza a una festa di compleanno molti anni prima del processo».
Il riferimento di Vendola è alla pubblicazione di una foto in cui è a tavola con la giudice per le indagini preliminari che tempo dopo lo avrebbe assolto in primo grado, a sua volta bersaglio di polemiche per non essersi astenuta dal processo.
“CINQUE ANNI DI CALVARIO”. «Sono stato usato nella polemica mediatica in maniera del tutto impropria – afferma Vendola – Credo che le mie vicende abbiano surclassato quelle di alcuni colleghi che hanno preso tangenti o i cui reati sono stati acclarati. Sono molto contento perchè è una buona giornata. Cinque anni di calvario finiscono qui. La mia estraneità è la conferma del fatto che in tutta la mia vita ho fatto del rispetto della legge e della legalità la bussola con cui ho orientato i miei passi».
«Non mi sono mai lamentato di aver subito questo controllo dei miei comportamenti – continua l’ex governatore. – Un pubblico amministratore per definizione è sottoposto al controllo di legalità. Quand’anche avessi sentito un esercizio improprio della giustizia, non me ne sono lamentato e mi sono difeso, non dal processo, ma nel processo. E, grazie a Dio, li ho vinti tutti».
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