Il messaggio di Monsignor Cornacchia: «Non sprecate i vostri talenti, siate coraggiosi»

La Redazione
Un momento della celebrazione

La prima celebrazione eucaristica del nuovo vescovo

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Sabato, come è noto, si è tenuta la concelebrazione eucaristica d’insediamento del nuovo vescovo della Diocesi, Monsignor Cornacchia.

Alla liturgia hanno preso parte tutti i sacerdoti della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi ed alcuni vescovi fra cui Mons. Di Molfetta, vescovo emerito di Cerignola-Ascoli Satriano, Mons. Ricchiuti Vescovo di Altamura, Mons. Favale, Vescovo eletto della Diocesi di Conversano-Monopoli, Mons. Castoro, Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo e Mons.Filograna, Vescovo di Nardò-Gallipoli. Ad animare la concelebrazione c’era il coro diocesano diretto dal M° Lucia de Bari, organista il M° Giuseppe Barile.

Fra i banchi, nelle prime file, presenti tutte le autorità civili e militari dei quattro paesi provenienti dalla diocesi, nonché i parenti di Mons. Amato e del Servo di Dio, don Tonino Bello. La celebrazione è stata diretta dal cerimoniere vescovile don Pietro Rubini, coadiuvato da cinque sacerdoti.

Nell’omelia il nuovo pastore della comunità ha salutato dapprima i presenti, augurando buon cammino anche a Mons. Favale che presto si insedierà nella diocesi a sud di Bari. Non ha tralasciato nemmeno i spettatori che da casa assistevano alla messa, specie coloro i quali erano infermi.

“Mi sento come Abramo, chiamato ad uscire dalla sua terra. Molte volte il Signore mi ha invitato a lasciare la terra”. Ha esordito così Mons. Cornacchia, ricollegandosi alla prima lettura, tratta dal Libro della Genesi. “Ogni notte, anche la più buia, porta con sé un giorno nuovo. Madre Teresa di Calcutta diceva che anziché lamentarsi delle tenebre, accendiamo una piccola luce”.

È questa la sintesi della nuova missione di Domenico Cornacchia, dagli atteggiamenti gioviali ma determinato nello sguardo. Dopo la triste e buia parentesi degli ultimi mesi, nella diocesi è tempo di riaccendere la fiaccola della fede e della speranza. “È difficile, ma non impossibile – ha detto il vescovo, che ha chiuso la prima parte dell’intervento sollevando lo sguardo dal foglio dell’omelia e dicendo: ”Ho bisogno di voi”.

Poi, l’appello ai giovani, ha fatto da anticamera alla conclusione: ”Non sprecate i vostri talenti, siate coraggiosi. Gioite per le felicità altrui e contristatevi per quando non vanno bene, incoraggiatevi e non contrapponetevi”. Parole semplici, comprensibili, come quelle del primo messaggio, saputasi l’elezione. Citando Sant’Agostino, Mons. Cornacchia ha chiuso l’omelia: ”Chi crede cammina, chi ama corre. Auguri di santità”.

La celebrazione, poi, si è svolta secondo il rituale concludendosi con il saluto di Francesca Pisani, a nome del laicato della Diocesi. “Ci prenda per mano e ci conduca a Gesù” ha detto l’avvocato molfettese, che ha, tra le altre cose, ricordato la partecipazione attiva proprio di Mons. Cornacchia al recente convegno ecclesiale nazionale di Firenze. “L’annuncio del 15 gennaio è stata l’uscita da una lunga notte – ha detto Francesca Pisani, che ha chiuso dicendo: “Non si può delegare, ciascuno di noi è responsabile della salvezza”.

Dopo la lettura del verbale della celebrazione a cura del cancelliere vescovile, don Fabio Tangari, il vescovo ha ringraziato anche il diacono Mirco Petruzzella, formatosi presso il liceo artistico di Bari, il quale ha curato la realizzazione grafica dello stemma vescovile presente in piazza Giovene. Gli ultimi istanti, infine, hanno visto impartire la benedizione con l’indulgenza plenaria “a tutti i fedeli che, animati da sincero pentimento, confessati e comunicati, hanno partecipato a questa celebrazione”.

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