Cresce l’attesa per il destino dell’ospedale. «Ma il Sarcone non chiuderà»

Ingresso dell'ospedale Sarcone

Il presidente del consiglio comunale Grassi allontana lo spettro della chiusura totale della struttura, suffragando l'ipotesi della riconversione. Il sistema-Terlizzi però sta perdendo colpi

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Mentre si attendono notizie ufficiali dalla Regione, che comunicherà ogni decisione in merito ai nove ospedali da chiudere – di cui due in provincia di Bari – soltanto a fine febbraio, la comunità si interroga sulle cause e sulle conseguenze, immediate e recondite, della possibile perdita del Sarcone.

RABBIA. Non c’è un vero dibattito in corso: piuttosto si avverte nell’aria un palpabile sentimento di fatalismo e rassegnazione, che a tratti “vira” in preoccupazione e rabbia. Il confronto ha luogo soprattutto nelle arene virtuali, dove, in mancanza di informazioni certe e punti di riferimento, molti cittadini stanno facendo fasci di tutte le erbe possibili (pace a Umberto Eco…). I terlizzesi tendono ad attribuire le responsabilità dirette e indirette del declino del nosocomio alla classe politica autoctona: il capro espiatorio più gettonato è – manco a dirlo – l’ex governatore della Regione Nichi Vendola, reo di non aver difeso a dovere il Sarcone nei suoi dieci anni di presidenza (neanche la presidenza della regione fosse un sultanato…).

DECLINO SISTEMICO. Grandi assenti, ovviamente, l’analisi e l’autocritica. Come se i tagli e le economie che oggi le comunità locali sono costrette a subire non trovassero una solidissima ragione nei decenni di allegro scialo permessi – dovunque, non solo a Terlizzi – dalla prima e, in subordine, dalla seconda repubblica: un atteggiamento corroborato (se non incoraggiato) da radicati “sistemi” di permissivismo politico e collaudate dinamiche familistiche, quando non apertamente clientelari. Forse bisognerebbe prendere atto, per cominciare, che il tessuto socio-economico locale si è impoverito e sfibrato, come testimonia peraltro anche la recente perdita dell’autonomia da parte dell’Istituto Tecnico Agrario. Bisognerebbe ammettere che il re è nudo. Se mai perderemo l’ospedale, sarà perché il “rating” di Terlizzi si è notevolmente abbassato, non perché qualcuno vuole proditoriamente soffiarcelo. 

GRASSI OTTIMISTA. In questo clima un po’ cupo non mancano comunque le voci fuori dal coro. Il presidente del consiglio comunale Grassi, ad esempio, non è affatto persuaso che il Sarcone sia tra le vittime designate del piano di riordino ospedaliero di Emiliano e allonana lo spettro della smobilitazione totale: «Non credo proprio che possa chiudere – afferma il politico. – L’ospedale di Terlizzi è strutturalmente piccolo ma molto adeguato, anche per lo staff sanitario importante: la radiologia, la pmeumonologia, il laboratorio analisi, l’oculistica, etc».

Questa almeno, sostiene Grassi, era la situazione a fine dicembre, quando si scatenò la prima ondata di allarme in seguito ai “rumors” circa un imminente, drastico ridimensionamento della struttura. Opzione che il presidente del consiglio comunale ritiene ancora la più probabile: l’ospedale «può subire – forse – la riconversione, mantenendo i servizi essenziali, ma certamente non potrà chiudere. Occorre certamente però essere vigili – raccomanda il presidente del consiglio comunale – e continuare ad operare con scrupolo, con scienza e coscienza nei reparti e nei servizi, occorre avere forti relazioni istituzionali e politiche con la Regione Puglia e l’Asl di Bari».

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