I sindaci di Terlizzi, Corato e Molfetta unanimi: «Non molleremo. La sanità deve avere volto umano»

© terlizzilive
Gemmato, Mazzilli e Natalicchio, intervenuti al dibattito organizzato da Città Civile venerdì sera, hanno ribadito un secco no ai tagli lineari concepiti dal piano di riordino ospedaliero
Quello deliberato dalla giunta regionale alla fine dello scorso mese è un piano di riordino ospedaliero, non sanitario, nel senso che non è un programma di riforma strutturale del comparto, in quanto si limita a tagliare indiscriminatamente le risorse – i posti letto e i reparti – senza tener conto delle specificità territoriali e soprattutto togliendo ai “piccoli” centri per preservare le grosse strutture.
Questo è in estrema sintesi il senso del lungo e articolato preambolo con cui Tommaso Fiore, ex assessore alla sanità pugliese nel primo governo Vendola, ha avviato il dibattito – tenutosi venerdì sera nella sede di Città Civile – sul futuro prossimo della sanità pugliese, a poche settimane dal varo della delibera regionale.
RICONVERSIONI O DECLASSAMENTI? Alla serata, moderata dallo psichiatra Antonello Taranto, hanno preso parte i sindaci di tre delle città maggiormente penalizzate dal piano – il terlizzese Ninni Gemmato, il coratino Massimo Mazzilli e la molfettese Paola Natalicchio, – i quali, al di là delle differenze ideologico-partitiche e dei particolarismi “geopolitici”, hanno condiviso il ragionamento del professor Fiore, che ha parlato di deriva “cesaristica” da parte di Michele Emiliano, governatore e assessore ad interim alla sanità: “Non c’è stato alcun confronto con le realtà territoriali. Il criterio della delibera è meramente economicistico e alimenta una disuguaglianza territoriale che non tiene peraltro conto delle caratteristiche epidemiologiche delle specifiche comunità. Da una parte si propaganda il concetto di “rete” ospedaliera, dall’altra si traccia una precisa gerarchia di ospedali di serie A, B e C, denunciando così una contraddizione semantica, prima ancora che amministrativa. Le riconversioni, poi, si fanno in periodi di vacche grasse, altrimenti sono solo declassamenti. Il piano di riordino dovrebbe attivare un processo, un tessuto decisionale complesso, cosa che non sta accadendo…”.
IL DOVERE DELLA MOBILITAZIONE. I sindaci hanno ribadito la volontà di mobilitarsi contro questo piano ospedaliero, che pende come una spada di Damocle sugli ospedali di mezza Puglia.
“Abbiamo il dovere di difendere le nostre comunità – ha esordito Paola Natalicchio. – Prendiamo il Sarcone: sulla carta di identità di molti molfettesi c’è scritto Terlizzi e da sempre l’ospedale è considerato un’eccellenza nella diagnostica prenatale; anche io ne ho usufruito, personalmente. In pochi anni, però, dal primo piano Fitto in poi, è stato depauperato. Da questo punto di vista, siamo tutti sulla stessa barca: se Terlizzi chiude adesso, Molfetta e Corato saranno i prossimi a farlo: la direzione di questo piano è precisa”, paventa la prima cittadina molfettese.
«Ho sempre invidiato a Terlizzi la capacità di mobilitazione, soprattutto nelle battaglie sull’ospedale e oggi – tuona la Natalicchio – affermo, senza timore, che se oltre all’urologia ci chiuderanno anche l’ambulatorio di pediatria siamo pronti ad occuparlo».
VANTAGGI PER LA SANITÀ PRIVATA. «A medio, lungo termine questa razionalizzazione avvantaggerà soprattutto la sanità privata», rincara la dose Massimo Mazzilli, che definisce il suo intervento più “terra terra” rispetto a quello dei colleghi che l’hanno preceduto, in quanto focalizzato soprattutto sulla verifica del lato tecnico-finanziario, sebbene non meno infervorato e caustico.
«Secondo i primi numeri diffusi dalla delibera di giunta, il nord-barese è l’area con meno posti letto in assoluto in provincia. La verità è che questo piano era già scritto e concepito appositamente per smantellare e penalizzare certe zone. E mi chiedo, poi: quali sono gli appetiti sui nuovi ospedali?».
La risposta è facilmente immaginabile, e la platea mormora commenti di disapprovazione. «La sanità non può essere svenduta alle cliniche e ai privati, che intervengono solo se c’è da fare profitto, tralasciando i rami meno redditizi. Deve conservare un “volto umano”», sintetizza il sindaco coratino, che comunque promette: «Noi del Comitato Pro Salute non molleremo».
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