Referendum sulle trivellazioni, Città Civile “vota” sì: «Ma è fondamentale raggiungere il quorum»

© terlizzilive
L'appello del movimento civico a dieci giorni dalle consultazioni del 17 aprile
Il 17 aprile prossimo i cittadini Italiani saranno chiamati alle urne in occasione del referendum sulle trivellazioni: la consultazione è di tipo abrogativo, ovvero serve per decidere se cancellare quella parte della legge – attualmente in vigore – che consente di estrarre gas e petrolio dai giacimenti entro le 12 miglia (circa 20 chilometri) dalle coste italiane fino all’esaurimento degli stessi.
QUORUM. Il partito del sì – a cui si unisce Città Civile – vuole che i titoli di estrazione siano validi fino alla scadenza delle concessioni. Ma più importante ancora, secondo il movimento, sarebbe raggiungere il quorum, che corrisponde alla metà dei cittadini aventi diritto al voto. «Il primo appello che il Movimento Civico fa ai Terlizzesi è quello di recarsi presso la sezione di seggio di appartenenza per esprimere il proprio voto – indipendentemente dalle proprie intenzioni di voto – affinché il risultato di questo referendum rispecchi la reale volontà degli Italiani. Andare a votare è democrazia».
Venendo al merito del quesito referendario, per Città Civile è importante abrogare la norma che permette che i pozzi già autorizzati possano essere sfruttati dalle compagnie private fino ad esaurimento del giacimento, ovvero senza limiti di tempo. Le concessioni – puntualizza una nota dell’associazione politica – devono avere scadenze che impongono alle piattaforme di smantellare «quei luoghi troppo delicati e pericolosi per il mare e per noi».
«Le concessioni vita natural durante non sono più ammesse di norma – sostiene ancora il movimento. – Si tratta di una violazione della libera concorrenza, contraria anche alle norme comunitarie. Persino a Terlizzi, noi di Città Civile abbiamo chiesto di rivedere i contratti di concessione di un servizio pubblico di durata ultra ventennale. Voteremo sì perché non esiste nessun legame diretto tra sviluppo economico e industrializzazione, come dimostrano con destini opposti la storia di Taranto e quella di Matera. In Basilicata estraggono petrolio da decenni. Non ci pare che le condizioni economiche di questa Regione siano cambiate grazie al petrolio. Noi il 17 aprile voteremo sì», è l’appello finale.
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