Porta a porta, l’esercito dei mastelli ha sbaragliato la falange dei cassonetti. Ma che fatica…

la venere degli stracci

Cronaca semiseria di una lunga e faticosa transizione, ancora da completare. Soprattutto nella mentalità dei cittadini. Le immagini

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Ammettiamolo: l’introduzione della raccolta differenziata porta a porta è stata una vera piaga per gli amanti del rifiuto “old style”, che sono stati condannati dalla notte al giorno (giusto il tempo di esposizione di un mastello) a una specie di diaspora biblica.

Cresciuti nel rassicurante culto del bidone di quartiere, i nostalgici dell’indifferenziato hanno respinto da subito la raccolta differenziata come una diabolica eresia e, disdegnando di apprenderne i semplici precetti, si sono messi in cerca fin dal primo giorno dei cassonetti stradali superstiti. 

La religione “politeista” dell’indifferenziato aveva – e forse ha ancora – molti adepti. La maggior parte si è però convertita senza particolari rimostranze alle usanze cristiane, mentre alcuni – pochi ma devoti – continuano a praticare di nascosto il vecchio culto, lasciando sul luogo in cui una volta erano collocati i loro “santuari” tanti piccoli fagotti colorati di rifiuti, come degli ex voto: dove prima c’era un bidone, spesso capita di avvistare qualche sparuta busta di immondizia. Altri fanatici ancora – presi da estemporanea follia – fanno come Nerone e bruciano tutto nelle campagne.

Noi scherziamo, ma c’è chi sta passando settimane d’inferno: immaginate che fatica dev’essere alzarsi la mattina e non avere la minima idea di come smaltire il mefitico malloppo senza dare troppo nell’occhio. Qual è il posto più sicuro, al riparo da occhi indiscreti? Il terreno incolto in periferia? Il muretto dietro il condominio? Il cestino stradale? Le campagne della via di Giovinazzo? Quelle attorno a Sovereto? “E se mi sorprende il vicino? – si morde il labbro lo sporcaccione, – e se mi coglie in flagrante il vigile?…”. Quelli più “fortunati”, che lavorano fuori città, caricano i bustoni in auto e chi si è visto si è visto… Ma che vitaccia, sempre col fiato sul collo, sempre braccati, col rischio costante di essere fotosegnalati ed esposti al pubblico ludibrio sul gruppo Mezz’ o’ borg’… 

Volendo trovare un lato positivo, si può dire che il “rifiuto” del mastello sta senz’altro stimolando la fantasia e l’estro di molti zozzoni. Se non nella differenziata, i pigri e gli incivili si stanno almeno distinguendo nell’arte di arrangiarsi. Nel vero senso della parola, ossia quello estetico: in alcuni punti la città appare oggi simile a un museo… a cielo aperto (abbiamo detto museo…). Sono state immortalate, in questi giorni, ardite installazioni di fagotti incastonati tra il cestino stradale e il suo palo di sostegno; sequenze di buste di rifiuti abbandonate – objet trouvé – sul nudo asfalto; aiuole agghindate con indubbio senso del kitsch da turgidi sacchi di fetenzie; una sedia sfondata piazzata in memoria di un bidone; complesse sculture di seggiole spanzate, mobiletti fracassati e vecchi televisori spaccati sui marciapiedi sotto casa… Tari, di tutto, di più.

Il pezzo forte di questa galleria degli orrori era però la “Venere degli stracci” (copyright Michelangelo Pistoletto) che si poteva ammirare sulla “Villicedd'” fino a ieri mattina, prima che l’esercito delle pattumelle colorate sbaragliasse definitivamente la falange dei bidoni stradali. La perizia con cui ignoti artisti (di strada) avevano pazientemente ammonticchiato uno sopra l’altro, attorno agli ultimi, strabordanti esemplari, decine di sacchi e sacchetti gonfi d’immondizia rasentava la perfezione estetica e formale, denotando peraltro uno squisito gusto postmodernista. Unica cosa, mancava la Venere: si era forse dileguata, traumatizzata dal cattivo odore.

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