Vito D’Amato: «Siamo nel peggior periodo della storia di Terlizzi. Ci vuole una svolta morale»

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Intervista al coordinatore di Città Civile, che si dice molto preoccupato per la città: «Soffriamo un'emergenza di legalità. Chi dice che le cose vanno bene fa parte del sistema o non la vive davvero»
«Credo che si possa dire che stiamo vivendo il periodo peggiore nella storia di Terlizzi. E non fa affatto piacere doverlo ammetterlo. La città è in deficit di lavoro, di ambiente, di sicurezza, di cultura. Sfido chiunque a dire il contrario. Chi dice che le cose vanno bene fa parte del sistema o non vive la città. Soffriamo infine una vera e propria emergenza di legalità».
La diagnosi di Vito D’Amato è netta, impietosa, e mira al cuore delle questioni “calde” senza troppi giri di parole. 42 anni, account manager di Exprivia, D’Amato è stato designato coordinatore di Città Civile nel novembre del 2013, quando era un neofita, o quasi, della politica locale.
In questi due anni e mezzo il Movimento Civico è cresciuto ulteriormente e si è caratterizzato come una delle forze più critiche dell’opposizione, conducendo la propria battaglia soprattutto sul versante della cosiddetta “questione morale”, tanto cara alla memoria di Berlinguer.
A cosa si riferisce quando parla di “sistema”?
«La vicenda dei tributi, con lo strapotere della dirigente, la gestione opaca degli affidamenti e delle assunzioni nel settore della raccolta dei rifiuti, il ruolo ambiguo di alcuni consiglieri comunali e la loro presenza constante negli uffici tecnici del comune di Terlizzi, sono solo la punta dell’iceberg. In passato, però, di fronte a situazioni anche meno gravi il fronte dei “moralizzatori” era affollato. Oggi talvolta temiamo di gridare nel deserto. Sembra che un vecchio e logoro sistema di potere si stia ricompattando dietro il perbenismo di “giovani” in realtà molto vecchi nella loro azione politica».
Qual è la sua ricetta per uscirne fuori?
«Competenza amministrativa, legalità, cultura e partecipazione. Queste sono le parole chiave per uscire dalla crisi. Lo dico con chiarezza. A noi non interessa andare a governare a qualunque costo. Per noi è prioritario cambiare sistema. Si possono vincere le elezioni, andare a governare e lasciare le cose così come stanno. È accaduto a Gemmato e a tutti quelli che avevano condiviso quella scommessa».
Città Civile si propone come un’alternativa di governo?
«A noi interessa prima di tutto cambiare la qualità della vita a Terlizzi. Il governo della città è solo un mezzo per farlo. Negli ultimi anni a Terlizzi hanno governato tutti. Salvo qualche eccezione tutti i partiti purtroppo hanno proposto personale politico non adeguato. Noi siamo gli unici che non hanno mai governato. Abbiamo dimostrato di avere passione, generosità, competenza e onestà. Altrimenti avremmo già chiuso da molto tempo. Restiamo l’ultima occasione di cambiamento per Terlizzi. Chiaramente non restiamo solo noi, siamo una parte di un fronte largo di alternativa. I terlizzesi sapranno cogliere questa occasione storica».
Quali sono le priorità del movimento?
«La riorganizzazione della macchina amministrativa è una vera e propria emergenza. La presenza di dirigenti pagati lautamente più che una risorsa è stata un peso e una fonte costosissima di problemi. Terlizzi può fare a meno dei dirigenti ma deve riorganizzarsi burocraticamente. Senza Città Civile i dirigenti continueranno a “comandare”. L’altra priorità è lo sviluppo economico. La storia del sud ha dimostrato che la ricchezza non passa solo da palazzine e fabbriche (assolutamente necessarie, sia ben chiaro, allo sviluppo economico), ma da un motore organico che leghi cultura, turismo, artigianato, impresa e marketing. Infine, la ridefinizione dei luoghi e dei tempi della città per farla tornare ad essere vissuta dai cittadini. Ma al di là di programmi e priorità, ci vuole una svolta di azioni e comportamenti pubblici».
Alle elezioni del 2017 vi presenterete di nuovo da soli e con lo stesso candidato sindaco?
«Sarò chiaro: si può anche avere ragione, ma andare da soli è già una sconfitta. Lo sa perché c’è ancora interesse intorno a Città Civile? Perché la volta scorsa prendemmo molti voti. Se fosse andata come gli addetti ai lavori avevano previsto, oggi non staremmo qui a parlarne. La sfida non è personale. Moralmente abbiamo già vinto per quello che ho detto. La sfida è cambiare. Lo stesso discorso vale per Pasquale Vitagliano. Può chiedere a chi coordinava Città Civile nel 2012. La candidatura gli fu chiesta da Città Civile. Noi non abbiamo candidature da imporre. Anzi, l’auspicio sarebbe che tutte le forze di cambiamento riescano a trovare una candidatura di svolta. Non è fondamentale il nome. Fondamentale è il cambiamento. Già nel 2012 non avremmo sacrificato Pasquale Vitagliano, che resta una risorsa per la città, se ci fosse stata la volontà di trovare nuove leve. In politica, purtroppo, il passo indietro è sempre invocato per gli altri, mai per se stessi. Noi siamo pronti. Aspettiamo di verificare gli altri».
Sareste dunque disposti a partecipare alle primarie del centrosinistra?
«Le primarie sono una grande innovazione democratica. Dunque non abbiamo pregiudiziali. Potremmo partecipare con un nostro candidato se e quando ne avremo uno. Ma potremmo anche partecipare per votare un candidato che non sia di Città Civile. Lo ripeto fino alla noia. Quello che conta è il cambiamento. Se invece le primarie sono solo un artificio per far passare per nuove vecchie logiche di potere e di clientelismo, non ci stiamo. Per questo, se mi posso permettere, la questione va ribaltata. Il punto non è se e chi debba partecipare alle primarie. Per noi è centrale precisare chi non è legittimato a parteciparvi…»
Chi?
«Vorrei chiedere, può partecipare chi ha conflitti di interesse con l’amministrazione? E chi è stato ambiguo nell’opposizione all’amministrazione Gemmato? Solo per porre alcune questioni».
Quali sono allora i vostri alleati?
«Intanto le forze di opposizione presenti in Consiglio Comunale. Ma bisogna essere chiari. Non accettiamo il gioco dei ruoli. Questa amministrazione è la peggiore che abbiamo conosciuto. Quindi diffidiamo di consiglieri che troppo spesso hanno tenuto ad evitare per comodità politica forti e unitarie prese di posizione contro l’amministrazione. Ci sono consiglieri formalmente d’opposizione ma sempre filo governativi. E non prendono le distanze su questioni tecniche o di coscienza. Si dimostrano timidi e tiepidi proprio sul tema della legalità».
Dunque guardate anche fuori dal consiglio comunale, alle forze e alle risorse della cosiddetta società civile?
«Fuori dal Palazzo c’è tutto un mondo di valori, energie, progettualità che è rimasto escluso dai centri decisionali ed è privo di una qualsiasi rappresentanza. Anzi facciamo appello a tutte le professionalità e potenzialità inespresse. A quanti non hanno casa nei partiti. Penso al mondo del lavoro, ai giovani, ai tanti disoccupati, ma anche agli anziani con la loro esperienza. Il destino è nelle nostre mani. Abbiamo tutti il dovere civico di dare un piccolo contributo alla città in termini di progetti, idee, valori. Chiediamo a costoro un gesto d’amore per i loro figli e nipoti e per la città. Noi di Città Civile vorremmo dare loro l’opportunità di mettersi in gioco. Vorremmo essere lo strumento attraverso il quale la loro esperienza e capacità possa guidare la città. Per noi contano le idee. Questo arcipelago è per Città Civile il luogo nel e sul quale costruire l’alternativa».
Quale bilancio trae della sua esperienza politica, a due anni e mezzo dalla sua nomina a coordinatore di Città Civile?
«Non è consolatorio dire che la politica è messa oggi come la nostra città: molto male. C’è persino da vergognarsi a praticarla, perché il cittadino comune associa subito l’impegno politico ad un interesse personale, se non addirittura a pratiche illecite o illegali. Ciò nonostante, devo dire che non mi vergogno affatto di fare politica. Anzi, ne sono orgoglioso. Città Civile in questi anni è diventato un importante contenitore di esperienze e di giovani, una vera e propria comunità. Sono fiero di rappresentarla. Siamo un esempio di buona politica. E per me oggi questa è già una vittoria».
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