Michele Grassi rassegna le dimissioni da presidente del consiglio comunale: «Torno in trincea»

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La decisione è stata presa, afferma il politico, «in segno di rispetto nei confronti del Pd, a cui da alcuni mesi ho nuovamente e ufficialmente aderito»
Come anticipato da TerlizziLive, Michele Grassi si dimetterà oggi da presidente del consiglio comunale.
Il politico di Terlizzi si fa in quattro, che da qualche mese è rientrato – non senza polemiche – nel Partito Democratico, ha rilasciato nel primo pomeriggio una dichiarazione in cui addebita la decisione a ragioni di ordine politico e istituzionale.
RISPETTO DELLA FEDE POLITICA. «In segno di rispetto della comune fede politica, quella del Partito Democratico, a cui da alcuni mesi ho nuovamente e ufficialmente aderito – afferma Grassi – ho consegnato nelle mani delle Segreterie Politiche Cittadina e Provinciale la determinazione raggiunta circa le dimissioni dalla carica Istituzionale di Presidente del Consiglio Comunale di Terlizzi, lasciando doverosamente loro ogni scelta. Di conseguenza, anche per direttive ricevute – tiene a specificare il politico – formalizzerò a breve le dimissioni nelle mani del Segretario Comunale di Terlizzi».
QUATTRO ANNI DI IMPEGNO. «In ogni caso – riprende la nota – mi corre l’obbligo, anche morale, di precisare che durante questi quattro anni di mandato, trascorsi con personale impegno ed abnegazione, noti a tutti, ho garantito alla Città non solo l’esecuzione del mandato ricevuto secondo il principio dell’essere al di sopra delle parti, garantendo pari opportunità a tutti i Consiglieri quanto ho posto in essere diversi strumenti, anche tecnologici, utili ad avvicinare la Comunità non solo alle Istituzioni ma anche alla Politica attiva», aggiunge Grassi, che rivendica con orgoglio «gli interventi che hanno condotto alla realizzazione di un impianto audio-visivo, che consente a tutti i cittadini residenti a Terlizzi e non di essere virtualmente presenti alle sedute consiliari», trasmesse in streaming internet «perché vi fosse maggiore trasparenza e partecipazione».
Il politico rivendica di aver esercitato anche «un nuovo modo di proporre la vita amministrativa del Comune di Terlizzi», «certo di aver dato il via ai vari blog nei social network, ove si discute di politica e questioni amministrative più che nelle aule consiliari. Tanto oggi rappresenta un’enorme crescita del Paese ed una vera novità che rende davvero partecipe la cittadinanza alla vita amministrativa del Comune».
“MANCA LA BUONA POLITICA”. L’augurio che Grassi fa a se stesso (e ai cittadini) è che «nel nostro Comune permanga il senso del dovere, il rispetto delle Istituzioni, delle Norme e dei Regolamenti, nell’esclusivo interesse del “bene comune”, senza prevaricazioni di sorta. Il mancato rispetto delle regole della “buona politica” – sottolinea – produce disastri che la Città dovrà affrontare e che non merita e non ha meritato. L’intervento, in più occasioni, della Magistratura, della Corte dei Conti, della Prefettura, del Tar per fatti accaduti, getta nello sconforto i cittadini».
RITORNO ALLA MILITANZA. «Non rimane che tornare in trincea!», è l’annuncio combattivo dell’ormai ex presidente dell’assemblea comunale. «Da questo momento in poi sarò con i colleghi del Partito Democratico, al cui Gruppo ho chiesto di aderire e con gli altri colleghi di minoranza nei banchi destinati all’opposizione e di lì darò fiato alla mia voce, per evitare ogni tentativo di “mala gestio”. Sarò, come sin’ora ho fatto, sempre al servizio della Comunità Terlizzese ed anzi posso sicuramente aggiungere che mi appresterò ad avviare un nuovo percorso politico ed amministrativo, condiviso e finalizzato ad offrire a questa Città una nuova “governance”, che veda affrontate e risolte annose problematiche cittadine e che veda rendere il Paese più “normale”. Non a caso, forse – osserva infine Grassi, con una punta di fatalismo, – le dimissioni giungono il nove maggio, che è una data tristemente nota a tutti gli Italiani. Concludo ricordando un pensiero dello statista Aldo Moro, che ebbe a dire: “Questo Paese non si salverà. La stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera se non sorgerà un nuovo senso del dovere”».
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