Un mese dalla strage sulla Bari Nord. «Se dovete parlare del 12 luglio, parlate dei soccorritori eroi»

La Redazione
Raffaele Di Ciommo

Ricoverato in ospedale per diversi giorni e ora fortunatamente in miglioramento, un giovane sopravvissuto coratino ha sottolineato il grande lavoro svolto dai soccorritori nelle ore dello scontro. Ecco le loro testimonianze

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Di storie, nei giorni immediatamente successivi alla tragedia del 12 luglio, ne abbiamo raccontate tante. Quelle di chi, purtroppo, era rimasto tra quelle lamiere. O quelle di chi era su quei treni e ne era sceso miracolosamente vivo anche se distrutto nell’animo.

Tra quelle storie c’è anche quella di Raffaele Di Ciommo, giovane coratino che nella sua attività di cantante neomelodico ha scelto il nome di Nino Rigione.

Ricoverato in ospedale per diversi giorni, ora fortunatamente in miglioramento e ha affidato alla sua pagina Facebook poche ma toccanti parole rivolte anche ai giornalisti.

«Tanti i giornalisti che, con l’avvicinarsi del 12 agosto, mi stanno contattando – scrive Raffaele – passando da Repubblica alla Rai; vi chiedo scusa, so che è il vostro lavoro, e io vi ammiro davvero tanto soprattutto perchè informare in questo periodo non è per nulla facile, ma io non ho nulla da dire… io quegli attimi di terrore ho cercato di raccontarveli un mese fa, così come li ho vissuti, adesso non ho davvero niente più da dire, mi affido al lavoro della magistratura, affinché tutti i colpevoli escano a galla e si arrivi a capire cosa non ha funzionato!

Adesso, mostrando il sorriso di sempre, cerco di andare avanti, non ho ancora ripreso del tutto la mia vita in mano, datemi tempo e tregua! Sicuro qualcuno avrà già la forza di parlarne nuovamente, io sono KO. 

Se dovete parlare del 12 Luglio, parlate dei soccorritori e di quanto si sono dati da fare, dei medici e degli infermieri ma anche degli oss (quelli che quasi mai nessuno conosce, ma che si fanno in quattro per tutti) e anche delle crocerossine! loro sono gli eroi a cui dovete dedicare una bella pagina! Grazie perché con il vostro lavoro ci aiuterete a non farci dimenticare, a non far dimenticare le 23 vite spente e le nostre, che mai più saranno quelle di prima! Vi lascio con il simbolo della mia vita, la musica!».

E noi quegli eroi li abbiamo ascoltati nelle ore successive allo scontro: vi riproponiamo due articoli in cui i soccorritori raccontano il drammae «le ore che ci hanno segnato per sempre».

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