Comincia l’esodo dei docenti pugliesi. «Ci sentiamo come Checco Zalone in “Quo Vado?”»

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Alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico, le storie degli insegnanti della provincia costretti alla migrazione interna
Venerdì scorso si erano riuniti fuori dall’Ufficio Scolastico Regionale pugliese per reclamare a gran voce trasparenza e celerità: nonostante le rassicurazioni e a causa, soprattutto, di numerosi errori del famoso algoritmo del Ministero dell’Istruzione, sono tantissimi i docenti che nei giorni scorsi hanno lasciato la nostra città per trasferirsi nel nord-Italia, talvolta in paesini e province spesso misconosciuti e sperduti. Madri e padri, figli e figlie che, valigie in mano, lasciano le loro famiglie alla volta di Torino, Milano, Forlì, Roma e altre destinazioni.
È il caso di Teresa, docente di scuole medie plurispecializzata, da sempre in servizio nelle scuole della nostra provincia, che dovrà lasciare due bambini piccoli per prendere servizio in un borgo in provincia di Cesena. Il tutto in attesa delle assegnazioni provvisorie, che potrebbero far riavvicinare temporaneamente alcuni insegnanti, ma solo per un anno, come se fossero ancora precari: «Da precari a provvisori – commenta Teresa -: è questo il nostro ruolo? E le promesse di correttezza e trasparenza? Che fine hanno fatto?».
Qualcuno scherza amaramente, come Maria, che ha ottenuto la chiamata diretta nella provincia romana: «Mio marito dice che mi devo sentire come Checco Zalone, nel film “Quo vado?”: ma io ho sudato tanti anni per costruirmi una professionalità, e ora mi devo sentir dire: “Aspetta”, oppure peggio devo scontrarmi con il sordo silenzio degli uffici di Roma. Avevo punti sufficienti per tornare in Puglia, eppure ci sono persone con punteggi inferiori che sono qui mentre io sto partendo: è questo lo Stato di diritto?».
Sul piede di guerra, invece, Dina, anche lei madre di due bimbi piccoli, 5 e 3 anni: «Sono in partenza per Milano: mi hanno proposto, per “conciliare”, l’Emilia Romagna, mentre colleghe con punteggio 0 – mi sento derubata anche solo a dirlo – sono in Puglia. Io voglio far presente che ci stanno sottraendo tutto: la serenità, la possibilità di esercitare la nostra professione a favore delle nostre comunità, la fiducia nello Stato. E i politici? Alcuni ci sono vicini, ma serve una rivoluzione contro questa situazione balorda! Se non dovessi ottenere l’assegnazione provvisoria sarò costretta a partire per Milano lasciando qui i miei figli, l’unica ragione di vita!».
“Il problema è ormai noto – dicono i docenti mobilitati -: dopo una prima fase assunzionale lo scorso anno, il Governo aveva rassicurato questi docenti sulla possibilità di tornare nelle province di provenienza grazie alla mobilità straordinaria. Invece, per molti la beffa: errori madornali (docenti con 0 punti rientrati a casa e docenti con oltre 10 anni di anzianità ancora fuori), il silenzio ostinato dagli uffici del Ministero, i tentativi di conciliazione a parziale ammissione che qualcosa, evidentemente, non ha funzionato”.
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