Nasce a Terlizzi il Comitato per il No ai Referendum Costituzionali: «Presto un’assemblea cittadina»

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Dal 26 agosto scorso è attiva la rete cittadina contro la riforma Boschi-Renzi. Per il momento vi ha aderito soltanto il Meetup “Terlizzi a 5 Stelle”
E’ nato anche a Terlizzi il Comitato per il No ai Referendum Costituzionali.
La rete è attiva dal 26 agosto e ad oggi – affermano in una nota alcuni rappresentanti – vi ha aderito soltanto il Meetup “Terlizzi A 5 Stelle”.
“Invitiamo tutte le sedi locali delle Associazioni fautori del No a mettersi in comunicazione con il Comitato cittadino tramite la pagina Facebook, inviandoci un messaggio – prosegue il comunicato del Comitato cittadino. – La prossima tappa è quella di un’assemblea cittadina per organizzare e coordinare le azioni migliori. L’invito è aperto a tutti i Cittadini Liberi che in modo autonomo, vogliono attivarsi per la Campagna del No”.
CONTENUTI. Promossi dal premier Renzi, che ha vincolato gran parte del suo mandato e della sua credibilità all’esito delle consultazioni (anche se ha recentemente ritrattato l’annuncio di dimissioni in caso di vittoria del no), i referendum si terranno nei prossimi mesi – la data certa è da decidere – per confermare o respingere la cosiddetta riforma Renzi-Boschi, contenuta nella legge costituzionale approvata dal Parlamento il 12 aprile 2016, recante «disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione».
La proposta di riforma è stata approvata con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti di ciascuna camera: di conseguenza, come prescritto dall’articolo 138 della Costituzione, il provvedimento non è stato direttamente promulgato per dare la possibilità di richiedere un referendum confermativo entro i successivi tre mesi, facoltà già esercitata nello stesso mese di aprile 2016. Non essendo previsto un quorum di votanti, la riforma entrerà in vigore se il numero dei voti favorevoli sarà superiore al numero dei suffragi contrari, a prescindere dalla partecipazione al voto.
IL QUESITO REFERENDARIO. Il testo del quesito sarà il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?».
LE RAGIONI DEL NO. In questi mesi sono sorti in tutta Italia comitati a favore del No, cui anche quello di Terlizzi aderisce. La posizione dello schieramento contrario alla riforma Boschi-Renzi è riassunta sinteticamente in queste risposte.
La riforma Renzi-Boschi garantisce la sovranità popolare?
NO, perché insieme alla nuova legge elettorale (Italicum) già approvata espropria la sovranità al popolo e la consegna a una minoranza parlamentare che solo grazie al premio di maggioranza si impossessa di tutti i poteri
È una riforma legittima?
NO, perché è stata prodotta da un parlamento eletto con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale
Produce semplificazione?
NO, moltiplica fino a dieci i procedimenti legislativi e incrementa la confusione
Amplia la partecipazione diretta da parte dei cittadini?
NO, triplica da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare
Supera il bicameralismo?
NO, lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato
È una riforma innovativa?
NO, conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie, private di mezzi finanziari.
Diminuisce i costi della politica?
NO, i costi del Senato sono ridotti solo di un quinto e se il problema sono i costi perché non dimezzare i deputati della Camera?
È una riforma chiara e comprensibile?
NO, è scritta in modo da non essere compresa
Questa è una riforma che non riduce i costi, non migliora la qualità dell’iter legislativo, ma scippa la sovranità dalle mani del popolo.
Diciamo NO allo scempio della Costituzione attuato attraverso una riforma che sottrae poteri ai cittadini e mortifica il Parlamento!
Diciamo NO alla legge oltraggio che, calpestando la volontà del corpo elettorale, instaura un regime politico fondato sul governo del partito unico!
È il frutto della volontà autonoma del parlamento?
NO, perché è stata scritta sotto dettatura del governo
Garantisce l’equilibrio tra i poteri costituzionali?
NO, perché mette gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale) in mano alla falsa maggioranza prodotta dal premi.
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