Poesia Mazzone: «Queste medaglie sono come un puzzle: ogni pezzo è una persona a me cara». Le immagini

© terlizzilive
Si è svolta ieri presso la sede della Barile Flower Service la conferenza stampa di benvenuto ufficiale del campione paralimpico terlizzese
“In discesa sono tutti amici. Ma è in salita che si vedono i veri amici”.
Fermo sulla soglia della Barile Flower Service, Luca Mazzone scandisce adagio, come ipnotizzato, quello che di primo acchito a chi lo ascolta potrebbe sembrare un monito. E forse lo è.
Spalle squadrate da atleta doc, mascella volitiva, il cranio rasato e il cipiglio severo – forse per l’emozione – il campione paralimpico emerge puntuale, vestito in abiti d’atleta, da un fuoristrada scuro e a bordo della sua carrozzella, scortato da un putto come una divinità, guadagna la reception dell’azienda che alcuni anni fa ha deciso di legare il proprio nome alle sue gesta sportive, sponsorizzandolo. Una scommessa vinta, a occhio e croce.
Lo accoglie un folto, eterogeneo, festoso capannello in cui stanno mescolati rappresentanti politici e istituzionali, dirigenti sportivi, esponenti del – come chiamarlo? – demi-monde terlizzese, vecchi amici di famiglia e semplici fan e cittadini desiderosi di guardare da vicino quello che probabilmente è il più grande atleta della storia terlizzese.
C’è il sindaco Gemmato, siedono placidamente accanto consiglieri di maggioranza e di opposizione – avvistati Caldarola, Grassi, De Chirico, Allegretti, Ranieri. C’è anche la “debuttante” Franzelda Lecci, il nuovo capogabinetto del sindaco, la cui assunzione ha creato per qualche giorno un modico tourbillon. Manca il sindaco di Ruvo Ninni Chieco, che pure era stato annunciato, e il deputato Gero Grassi, che però manda un messaggio di congratulazioni da leggere in sala. In compenso ci sono molti giornalisti e fotografi, compresa Telenorba. Solo lo sport (magari quando vince) è capace di tanta ecumene ai giorni nostri. Tutti si stringono attorno all’idolo locale, la cui popolarità può essere paragonata, in questo fazzoletto di provincia, al culto nazionalpopolare per Alex Zanardi, l’altro handbiker azzurro, che assieme al terlizzese e all’altro asso Podestà ha dettato legge nella staffetta paralimpica, aggiungendo un altro alloro ai successi individuali.
Mazzone porta orgogliosamente con sé le tre medaglie, due d’oro e una d’argento, conquistate nel corso di una spedizione trionfale, forse irripetibile per la nazionale italiana. “Sono fatte anche per i non vedenti: scuotendole si sente un fruscio, più forte per l’oro, più debole per l’argento, ancor più flebile per il bronzo”, spiega ai presenti pochi attimi prima che inizi la conferenza stampa, voluta dallo sponsor per celebrare degnamente di fronte alla comunità l’impresa compiuta appena quindici giorni fa a Rio de Janeiro.
Al padrone di casa Nino Barile il campione offre in dono una maglietta da corsa iridata, emblema di vittoria. “Ma è Luca che ha vinto – tiene fermo l’amministratore delegato in apertura di cerimonia –. Lui è solo sulla strada, a faticare. Se non fosse stato per la sua determinazione, il suo sudore, noi non saremmo qui. Questo è principalmente il motivo per cui lo sponsorizziamo: Luca ci insegna che lo sport è fatica, dedizione, impegno”.
Nella linda, limpida sala arredata da un bell’arboscello di melograno, la conferenza stampa si dipana lineare, ordinata e senza troppi fuochi d’artificio, sebbene con qualche applauso di troppo, che si innesca dalla nutrita platea a ogni minima piega del discorso, come per un riflesso condizionato, a colmare ogni pausa o accenno di imbarazzo. Imbeccato dalla presentatrice Emma Ceglie, interviene subito il sindaco Gemmato, che dal canto suo rimarca il valore pedagogico, educativo, della vicenda esistenziale di Mazzone. “L’esempio di Luca può essere d’insegnamento anche per il territorio, dato che è stato capace di trasformare uno stato di limitazione in una condizione di opportunità”.
“A 19 anni di età Luca ebbe l’incidente che gli ha causato la disabilità di cui soffre. Da quel momento in poi l’acqua e la terra sono stati gli elementi caratterizzanti, emblematici della sua vita”, rammenta, evocativo, Renato Brucoli, che interpreta le gesta umane e sportive dell’atleta come una specie di romanzo di formazione, per aspera ad astra. “L’acqua lo ha condizionato, dapprima a causa dell’incidente al mare, nel 1990, e poi delle delusioni sportive nel nuoto alle Paralimpiadi di Atene e Pechino”, soggiunge Brucoli. “La terra però lo ha riscattato, offrendogli la base per gli allenamenti in handbike, svolti spesso e volentieri sulle vicine Murge, e la prospettiva di questa vittoria a Rio”.
La stura è data e risucchia un gorgo di emozionati ricordi, siparietti e sapidi aneddoti sui primi passi mossi da Luca nell’handbike, una disciplina davvero misconosciuta ai più quando l’atleta, abbandonato il nuoto, bussò alle porte della Avis di Ruvo per tesserarsi, alcuni anni fa. “Nemmeno sapevo di cosa parlasse”, ha candidamente ammesso di fronte al pubblico un dirigente della società ciclistica. “Così nei primi tempi Luca si allenava assieme a noi ciclisti di lungo corso a bordo del suo curioso mezzo. Ciò non gli ha impedito, di lì a poco, di staccarci tutti regolarmente in ogni uscita. Tanto che per recuperare terreno ci inventavamo ogni scusa, anche le barzellette…”.
“Luca ha gli occhi buoni, l’ho visto subito, dal nostro primo incontro”, ha confidato un altro dirigente ruvese. “E durante gli allenamenti era negli occhi che ci guardavamo per capirci, sfidarci”.
Sguardo aperto, occhi cerulei e sinceri, ma velati da una lieve malinconia, Luca Mazzone ascolta piuttosto che parlare, e quando finalmente prende la parola gli si accende in volto una luce particolare, sembra sprigionare una sorta di fluido positivo, capace di instillare la sua buona volontà in quelli che lo ascoltano e lo guardano, lui che è riuscito a scavare dentro di sé per trovare la forza d’animo e l’abnegazione da cui ripartire, come una molla per riscattarsi da un destino infausto.
“Il mio ispiratore è stato Pancalli, attuale presidente del comitato paralimpico”, ricorda Mazzone. “Avevo ventisei anni e, steso sul divano di casa, in preda alla disillusione per il mio destino, lo vidi vincere alle Paralimpiadi di Atlanta. Così pensai: si può fare!”, continua l’atleta, che in coda dedica un pensiero a tutti quei giovani diversamente abili che vorrebbero seguire le sue orme, ma sono costretti a fare i conti con l’annosa mancanza di infrastrutture e, specie alle nostre latitudini, non godono della minima agevolazione logistica o anche economica per avvicinarsi allo sport.
“Non è stato facile neanche per me in questi anni. La verità è che ognuna di queste medaglie – Mazzone tocca l’oro e l’argento – è come un puzzle per me: è fatta di e da tante persone care. Un pezzo è mia moglie, un pezzo è per ogni persona che mi ha aiutato in questo cammino, fino a qui”.
Dettate queste confidenze, Luca si distende e comincia a firmare ai numerosi fan le cartoline commemorative con la sua immagine vincente stampate per l’occasione. Ne avrà per almeno dieci minuti. Dopo di che ci si sposta tutti nuovamente in reception per il buffet e le foto di rito col campione. Ma è solo la prosa dopo la poesia.
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