Il lato profano della Festa: il maturo signore si scatena al ritmo delle percussioni. Foto e video

© terlizzilive
Nel bel mezzo di una “tammurriata” un uomo si lancia in una irresistibile danza accompagnato da una avvenente ragazza africana: uno splendido spot a favore dell’integrazione
Gli spagnoli, impareggiabili maestri di cerimonie, hanno una parola che è perfetta per definire una festa che è assieme sacra e profana, un po’ celebrazione, un po’ fiera: “feria”.
Le semanas andaluse e le fallas valenciane sono la perfetta rappresentazione di questa cultura, di cui per ragioni storiche il sud Italia ha ereditato molti aspetti. Le nostre feste patronali possono a ragione ambire a far parte di questa particolare tradizione. Non fa eccezione la Madonna del Rosario, legata come la Festa Maggiore a un solido retaggio mercantile, da festa di piazza, che ne fa per forza di cose un momento di notevole interesse culturale e folclorico, degno di osservazione, se non di studio ravvicinato. Si pensi alle feste d’aia e ai riti contadini dipinti da pittori come Brueghel, a come hanno ben descritto e rappresentato il popolo fiammingo.
La fiera della Madonna del Rosario, pure, è da sempre rinomato luogo di esposizioni merceologiche e in parte zoologiche, di vendite all’incanto (coltelli magici, tegami autopulenti, ombrelli miracolosi) e, in second’ordine, anche teatro di esibizioni d’arte varia, non ultima quella antica dei madonnari.
Per gli amanti del genere è possibile godere in simili occasioni di una straordinaria varietà umana, una galleria di ritratti, un brulicare di facce, corpi, voci, suoni che susciterebbero l’interesse di intere equipe di antropologi ed etnologi. Ciò si deve al fatto che, a differenza della kermesse agostana, in questo periodo dell’anno i terlizzesi non sono in vacanza e così affollano le strade e le piazze, dando nella massa libero spettacolo di sé, della propria veracità profonda.
Nella serata di ieri, ad esempio, era possibile fare incontri originalissimi o imbattersi in scene molto curiose e, nel loro genere, esilaranti. Come quella che ha avuto luogo tra corso Garibaldi e piazza IV Novembre nel bel mezzo di una “tammurriata” messa in scena da un gruppo di allegri percussionisti centroafricani. La performance era così trascinante che ha coinvolto anche i presenti, tra cui un maturo signore, che a un certo punto, rapito dal forsennato ritmo tribale, si è scatenato in una irresistibile danza, accompagnato da una avvenente ragazza con i dreadlock. Il tutto tra lo stupore e, poi, la giusta ovazione di tutti. Senza esagerare, è stato uno spot a favore dell’integrazione sociale: giovani e anziani, migranti e autoctoni impegnati in una spontanea cerimonia di affratellamento.
È proprio vero quel che diceva uno scrittore molto famoso: “la gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto”.
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