La Vergine delle Vittorie lascia ancora la sua impronta. Un rito lungo quattro secoli. Galleria fotografica in b/n

La Madonna in processione

Dopo l’incertezza del mattino, il simulacro della Madonna del Rosario esce in processione nei luoghi in cui, nel diciassettesimo secolo, si verificò il miracolo e l’ombra della peste nera svanì

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Dopo l’incertezza del mattino, nel pomeriggio di ieri infine il simulacro della Madonna del Rosario è uscito in processione nei luoghi in cui, secondo la leggenda popolare, circa quattro secoli fa si verificò il miracolo. Ovvero dove l’ombra della peste nera svanì: la Vergine delle Vittorie impose la sua mano su un muro del centro storico – al di qua dell’odierna piazza coperta – e i terlizzesi guarirono dal flagello.

Osservando la maniera solenne in cui i confratelli e le associate della lega femminile scortano la statua dai colori pastello sotto gli archi e per i meandri del paese, seguiti dalla popolazione, sembra quasi di tornare al diciassettesimo secolo, proprio in quei fatidici giorni.

Non serve un grande sforzo di immaginazione per figurarsi il clima della Terlizzi che fu, una piccola comunità che, di fronte all’estrema necessità, non esitò a eleggere a sua salvatrice la protettrice della cristianità intera, sotto la cui egida gli eserciti cristiani qualche decennio prima – precisamente a Lepanto (attuale Grecia ionica) nel 1571 – avevano sconfitto i Turchi che minacciavano l’Occidente con la loro inesorabile avanzata.

Guardando bene i fedeli di oggi si indovina come chi prende parte – per la prima volta o ormai da qualche anno, non importa – alla liturgia dedicata alla Madonna del Rosario abbia in qualche modo inscritta nel proprio dna la storia stessa della comunità terlizzese, che salda la propria tradizione locale al destino della cristianità continentale, romana e ultramontana. 

Lo si avverte dall’austerità dei volti, dalla solennità degli sguardi, dalla composta sicurezza dei gesti. Nel modo umile in cui la processione si snoda – al netto dei flash da telefonino, dei camei interessati, delle grettezze mondane. 

Gli scatti in bianco e nero di Paolo Vallarelli sono come dei graffiti che restituiscono le molteplici sfumature di un paesaggio che non è tanto materiale, quanto in effetti culturale, spirituale a tutto tondo. La festa patronale della Madonna del Rosario non è infatti un fenomeno esclusivamente religioso: è l’espressione di un rito collettivo profondo e stratificato, che si ripete, nella forma ma ancor più nella sostanza, da quattro secoli.

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