Ospedale unico di I livello, si può fare: primo sì di Michele Emiliano. Foto e video

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L’atteso confronto tra i medici promotori del progetto Ospedale Nord-Barese “capitanati” dal dottor Spaccavento e il governatore pugliese è stato un successo di partecipazione
Bisogno di salute, certezza e benessere. E’ questa la base da cui è partito Felice Spaccavento per lanciare l’idea di Ospedale unico di I livello promossa in queste settimane assieme a tanti operatori sanitari del nord-barese.
Ieri sera, al Palacolombo di Ruvo, si è tenuto finalmente l’atteso incontro tra i medici dei presìdi sanitari di Corato, Ruvo, Terlizzi, Giovinazzo e Molfetta e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Sugli spalti, tantissimi cittadini comuni e molti giornalisti, per un evento definito “storico” anche dal governatore della Puglia. Presenti, naturalmente, anche molti esponenti politici del circondario, tra cui il sindaco di Terlizzi Gemmato, arrivato per la verità con buon ritardo.
Diversi i medici e gli operatori socio-sanitari intervenuti, i quali hanno illustrato dati alla mano le peculiarità e le risorse vive degli ospedali di Molfetta, Corato e Terlizzi, che un’applicazione pedissequa e lineare del piano di riordino concepito dalla giunta Emiliano rischierebbe di soffocare, se non annullare.
La riforma ospedaliera rientra in un complesso processo di adeguamento degli ospedali italiani a criteri omogenei di assistenza, qualità, sicurezza, efficacia ed efficienza, dovuto soprattutto all’esigenza di rientrare in determinati standard economico-finanziari. Il decreto ministeriale 70/2015 ha stabilito la classificazione delle strutture ospedaliere e i bacini di utenza minimi e massimi per disciplina: gli ospedali di II livello possono avere posti letto superiori ai 450 unità, gli ospedali di I livello devono stare nel range 220-240, mentre quelli di base devono limitarsi alla forbice 72-80. Ora, aggregando i dati dell’intero territorio nord-barese, ci si può facilmente rendere conto che i posti letto sono complessivamente soltanto 156, meno del sud-barese e della Bat: siamo al misero rapporto di 0,86 posti letto ogni 1000 abitanti.
Secondo la legge di stabilità del 2016, entro il 30 giugno di ogni anno se l’analisi e la valutazione economica rilevano uno scostamento tra costi e ricavi pari o superiore al 10% (o in valore assoluto pari ad almeno 10 milioni di euro), oppure risulta un mancato rispetto dei parametri relativi a volumi, qualità ed esiti delle cure, dal 2017 scatta allora il Piano di rientro triennale anche per i presìdi Asl.
In base a questo presupposto, medici e operatori sanitari hanno cercato di riproporre, migliorandolo, il principio della «politica atta a produrre un cambiamento e rendere felici le persone», esprimendone i concetti cardine in una lettera. Medici di ogni specializzazione, adducendo diversa motivazione, hanno espresso le ragioni del sostegno dato al progetto dell’ospedale di I livello, per cui si è battuto, più di tutti, il dottor Spaccavento.
«L’obiettivo da cui partiamo è ridurre le cose mediocri per fare qualcosa di più grande; poniamo quindi l’attenzione su un progetto virtuoso che appare inprenscindibile. Il progetto fu proposto qualche anno fa, ma non fu approvato. La questione rappresenta un disagio anche personale e siamo arrivati al punto che molte figure professionali si accordano tra loro per garantire un servizio. Tutte le scelte sono dettate in modo individuale, siamo pronti a integrarci per garantire una migliore offerta. I nostri numeri non temono un confronto con quelli degli ospedali di I livello. E ricordiamo che i progetti vanno eseguiti con entusiasmo, che porta a nuove prospettive, a nuove tecnologie. Crediamo sia impossibile operare in una struttura che manca di basi, dove anche operare un’ernia al disco rappresenta un rischio. Un reparto vive essenzialmente sulla fiducia di un territorio, e ricordiamo che il reparto di urologia di Molfetta è arrivato settimo a livello nazionale su 352 ospedali; ma purtroppo per operare bisogna spostarsi e il reparto di urologia con posti letto più vicino è a Cerignola, a 90 km da noi.
Ormai si discute sul riordino da 15 anni, e scriviamo questa lettera perchè ci affidiamo a Lei. Noi ci riteniamo servitori dello Stato, siamo pronti ad affidarci a progetti per individuare un contenitore dove queste diverse figure professionali non siano disperse. Ci troviamo in uno stato di immobilità, è importante fare scelte senza far scorrere molto tempo. Un ospedale rafforza un territorio, rafforza la medicina al suo interno. O diamo impulso al territorio, o lo perderemo. C’è bisogno di punti di riferimento che accompagnino i pazienti».
Estremamente forte e deciso l’intervento di Felice Spaccavento: «Non stiamo creando nulla di nuovo, cerchiamo di utilizzare ciò che abbiamo. Abbiamo scritto ad Emiliano, che ci ha ascoltati. E ascoltare vuol dire anche amare. Un ospedale unico non può prescindere dal territorio. Abbiamo una rete da sviluppare, abbassiamo le liste d’attesa. Questo progetto da transcomunale può diventare transprovinciale Chiedo ai politici di condividere con noi questo progetto; facciamo in modo che i nostri bambini, quelli che nasceranno, ci ricordino per il dono della condivisione».
Palese l’approvazione del presidente Emiliano. «Da una lettera aperta ho compreso l’idea del piano di riordino: consentire a un territorio di gestire l’innovazione dell’assistenza. Sono qui con l’intento di costruire una proposta forte in modo da stravolgere il campanilismo. Dovete però evitare di lasciarmi solo. Abbiamo bisogno di una costruzione che preveda la stessa “capa tosta” dell’agricoltore: questa idea realizza al meglio ciò che avevamo pensato.
Aiutate le istituzioni, date suggerimenti: questa storia non finisce qui, anzi è appena iniziata. I problemi non vanno affidati a singoli nomi: se ci sono proposte collettive sono pronto ad ascoltarle tutte. Ho avuto felicità nell’ascoltare i medici e nell’osservare una numerosa presenza: mi avete insegnato come proseguire, ora non lascio ad altri questo onere. Sono io il vostro Presidente, mi avete eletto voi. E devo rispondere direttamente io a voi».
L’incontro di ieri sera è stato un successo di partecipazione e democrazia e ha dunque gettato le basi per la realizzazione di questo progetto, che nasce sotto una buona luna. Non si sa ancora dove e quando, ma l’Ospedale del Nord-Barese si può fare.
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