Testimoni di un messaggio universale: le emozioni della marcia per la pace

Angelo Ciocia
Un momento della marcia per la pace

Ieri a Molfetta, dalla parrocchia San Giuseppe a quella del Cuore Immacolato di Maria

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Cinquanta giornate mondiali della pace, come quelle che negli anni si sono susseguite, con annesso messaggio redatto dal papa. Sette colori per colorare una domenica di fine gennaio, che da ordinaria tende a diventare straordinaria. Quattro città abbracciate, unite nell’unico messaggio di monsignor Cornacchia che, dopo la marcia della pace del 31 gennaio 2015, ha riproposto Molfetta come sede della marcia della pace diocesana.

Un mare di gente. Sacerdoti e laici. Seminaristi e semplici ragazzi. Uomini e donne. Bambini e anziani. Dalla parrocchia San Giuseppe, che ha in don Bosco il suo autentico testimone di pace, fino alla parrocchia Cuore Immacolato di Maria, con la Madonna, Maria, icona di pace per ogni cristiano.

La marcia della pace inizia in mondo insolito. Seduti ad ascoltare alcune testimonianze. Poi si cammina tutti insieme fino ad un nuovo momento di testimonianza e al momento finale animato dell’orchestra “Santa Depalo”, con gli studenti del liceo scientifico “Albert Einstein”.

A catturare l’attenzione dei numerosi presenti, presso la chiesa di San Giuseppe, è stata la testimonianza del profugo afghano Hashim Frough, accolto dalla comunità San Marcello di Bari.

“Sono qui – afferma – da due anni e mezzo. Sono stato in Norvegia e Svezia, poi in Francia. Ho lasciato la mia terra perché era l’unico modo per salvaguardare la mia vita e la mia dignità. Un giorno vorrei che la mia terra fosse serena e pacifica come l’Italia”.

Poi la parola passa a Vincenzo Roberto, della cooperativa Sant’Agostino di Andria, che dà nuova linfa ai territori confiscati alla mafia locale. “Abbiamo deciso di mettere su una cooperativa seguendo le parole del Signore – spiega – Abbiamo in gestione i territori confiscati alla mafia locale e abbiamo seminato il grano da cui otteniamo farina. Accogliamo giovani con difficoltà e cerchiamo di infondere loro la cultura della legalità, cercando di far integrare queste persone alla vita di ogni giorno. Con fiducia e speranza”.

Quindi si marcia, tutti uniti. Un fiume di gente. Gente con fiducia e speranza, come i testimoni che i numerosi accorsi hanno potuto ascoltare.

Ora la sfida più dura. Farsi testimoni nel proprio piccolo, per qualcosa più grande di noi: la non violenza. La pace. 

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