Felice è tornato a casa. «Ma il cammino è ancora lungo»

La Redazione
felice

Il bimbo affetto da Epidermolisi bollosa si è sottoposto al primo consulto medico in Usa. «Lunedì scorso sono stati spediti gli ultimi elementi necessari al Comitato Scientifico per valutare l’accesso al protocollo sperimentale»

2 commenta

Felice è tornato a casa. Il primo viaggio negli Stati Uniti della famiglia Guastamacchia – e di zio Filippo Adessi – è terminato: partita il 5 febbraio, ha fatto ritorno a Terlizzi dopo circa due settimane. 

Nella clinica Fairview di Minneapolis il bimbo è stato sottoposto al primo consulto specialistico da parte del professor Tolar e della sua equipe. Sebbene la famiglia sia cosciente che la situazione di Felice potrebbe “peggiorare con la mutazione genetica che presenta”, il dottore – recita un post sulla pagina Help4Felice –, “ci ha rassicurato dicendo: “Farò per Felice il massimo umanamente e scientificamente parlando”. Ed è da qui che si parte! Da qui parte la strada impervia che ci approntiamo a percorrere”.

Per il “tanto sospirato sospiro – afferma realisticamente la famiglia – bisognerà aspettare, e tanto, perché non siamo che all’inizio del sentiero. Lunedì scorso sono stati spediti gli ultimi elementi necessari al Comitato Scientifico che valuterà l’accesso di Felice al protocollo sperimentale coordinato dal Professor Tolar nel primo centro al mondo capace di trapiantare nel 1968 un bambino non affetto da cancro”.

Il centro in cui è stato ricoverato il bimbo è sembrato alla famiglia Guastamacchia “un centro veramente all’avanguardia, dove nulla è lasciato al caso, anche la corretta crescita psicomotoria del bambino e la serenità dei suoi familiari, perché la salute di ogni essere umano è veramente ciò che conta. Costa tantissimo e, certamente, in italia costerebbe di meno, ma la verità è che conseguire l’eccellenza costa e solo un sistema virtuoso può permettersela”.

“Per Felice abbiamo bisogno di questa eccellenza perché l’Eb, prima di tutto, è una malattia che ti espone normalmente al pericolo di contrarre virus o infezioni letali se le ferite non vengono adeguatamente trattate, figuriamoci dopo un trattamento immuno-soppressivo in cui, deliberatamente, si deve ridurre quasi a zero le difese immunitarie del paziente da trattare – è il commento -. Un rigido protocollo di profilassi unito ad una grande cura e attenzione per il paziente e i suoi familiari diventa il minimo indispensabile per non nuocere su queste persone “deboli” con traumi anche psicologici”.

Per rilanciare la raccolta fondi, zio Filippo Adessi ha da poco implementato un ulteriore canale per il crowfunding: a questo indirizzo si potrà infatti effettuare versamenti via paypal. Continuare a donare è fondamentale per garantire allo sfortunato bambino maggiori possibilità di guarigione. 

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!