Aspettando il 16 aprile, “La Madonn’ ‘mmezz alla Chis”

© terlizzilive
Domenica prossima, in straordinaria concomitanza con la Pasqua, l’Icona Nera della Madonna di Sovereto sarà esposta in Cattedrale per l’omaggio dei fedeli: si tratta probabilmente dell’evento sacro più sentito dai terlizzesi
Mancano pochi giorni al 16 aprile, giorno in cui in Cattedrale viene solennemente esposto ilnquadretto sacro della Madonna di Sovereto. La straordinaria concomitanza con la domenica della Pasqua crea una sovrapposizione di liturgie connotate da un comune valore di rigenerazione rituale, ciclica, che lega – quest’anno più che mai – la Madre al Figlio amplificando, se possibile, il significato della Settimana Santa (nonché la valenza simbolica della pecorella che tradizionalmente entra in chiesa al seguito della Icona Nera).
“La Madonn’ mezz alla Chis” – questa è l’espressione, ricca di sottinteso e di “antonomasia”, con cui il popolo designa l’ostensione dell’immagine di Santa Maria sotto l’altare dell’Invenzione del de Napoli – è probabilmente l’evento religioso più sentito in città, almeno a giudicare dal grado di fervore e trepidazione che si avverte tra i fedeli in paziente attesa nella piazza della Cattedrale ogni 16 aprile. Quando, attorno alle quattordici, il tradizionale colpo annuncia l’apertura delle porte del tempio, tutti, in testa le donne anziane, premono per ammirare come se fosse la prima volta l’immagine della Madonna, a cui chiedono la grazia, con preghiere, pianti, suppliche e – soprattutto in passato – manifestazioni entusiaste, talora euforiche ed estreme di devozione. Il consenso vantato dalla Madonna è in questa occasione più che che mai plebiscitario, “bulgaro” oseremmo dire: la comunità intera, popolani e maggiorenti, notabili e comuni cittadini, conviene in Cattedrale per rendere omaggio alla sua effigie, che viene custodita per una settimana in Cattedrale in attesa della processione che lanscorterà, il 23 aprile, fino al Santuario di Sovereto, dove resterà fino alla domenica della Festa Maggiore, quando farà ritorno a Terlizzi.
Questancerimonia è uno dei momenti più alti e pregnanti della nostra fede e ribadisce anno dopo anno il senso di attaccamentone religioso stupore che ci lega in maniera indissolubile alla nostra patrona, unnsentimento che del resto affonda le radici nella leggenda. La tradizione della Madonna di Sovereto è stata del resto da sempre oggetto di attenzionene di interesse, anche dei media locali e nazionali, a testimonianzandell’importanza di un culto storicamente radicato enantropologicamente profondo, denso di significati non soltantonreligiosi, ma sociali e culturali a tutto tondo. Già nel 1908, nel numero del 24-31 maggio, “LanDomenica del Corriere” (supplemento destinato agli abbonati den“Il Corriere della Sera”) presentò ai suoinlettori alcune immagini della kermesse terlizzese, corredandole connun piccolo trafiletto, come riporta il sito dell’“Associazione FestanMaggiore”. L’anno dopo “IlnCorriere delle Puglie” menzionò ancora la Festa descrivendola soprattutto dal punto di vista mondano, come occasione di incontrondell’alta borghesia e dell’aristocrazia locale, che scendeva inncarrozza a Terlizzi dal circondario per assistere allo spostamentondel Carro. Più tardi, nel maggio del 1930, Mussolini imperante, l’Istituto Luce, celebren“instrumenctum regni” della propaganda del Ventennio, seguì lonspostamento della macchina da festa realizzando un suggestivo filmato giornalistico-documentario. Anchen“La Gazzetta del Mezzogiorno” non ha lesinato spazio alla nostranpatronale, raccogliendo nell’edizione del 6 giugno 1938 (come riferisce sempre l’Associazione Festa Maggiore) la testimonianza del reverendo BerardinonGesmundo circa la leggenda fondativa del ritrovamento del quadro in località Sovero. Questo il suo intervento, che vale la pena leggere per intero:
n“Unnpastore pascolando il suo gregge nel bosco Sovero venne richiamatondal disperato belare di una pecora, che aveva un piede conficcato nelnterreno. Liberatola della buca rimasta scaturì vivissima luce, e,npreso da stupore, ne dava subito notizia agli abitanti della vicinanTerlizzi, che, accorsi numerosi, rinvenivano un dipinto della Verginencol Bambino. Accorrevano anche i bitontini reclamanti il possessondell’Immagine per essere li pastore ed il gregge di Bitonto. Adneliminare ogni controversia di comune accordo venne collocato ilndipinto sopra un carro trainato da due buoi, di Terlizzi uno dinBitonto l’altro, e messi di traverso alla strada, perché la lorondirezione ne avesse determinato il diritto.
nComincianona muoversi, e ciascuno vuol tornare al suo presepe; ma il terlizzesenassesta una testata al bitontino e vince; perde mezzo corno sì, ma lanVergine Madre è da quel giorno, 23 aprile (?) la divina Pastorandella città turrita sotto il titolo, del luogo del rinvenimento, dinS. Maria di Sovereto.
nS’introdussenl’usanza di portare processionalmente ogni anno nel giornonanniversario del rinvenimento la Sacra Immagine a Sovereto, pernriportarla in paese il sabato precedente la prima domenica di maggio,ngiorno assegnato per i solenni festeggiamenti, caratteristici per lanprocessione col Carro Trionfale.
nLa suanorigine, nella forma primitiva, si perde nella lontana notte delnsecoli: nella forma attuale, impalcatura in legno con vestenornamentale in tela dipinta ad olio, e su disegno del cav. Michele DenNapoli, e rimontata al 1875 circa. E’ una mole maestosa formata danuna torre quadrata alta 20 metri che parte dal retrotreno di un carrone quattro ruote a forma di biga con avantreno lungo 10 metri con 6nmetri di larghezza massima. E’ a tre piani senza quello portante:nil 3°piano è chiuso da una piccola cupola sormontata, come partenculminante, da una Croce a raggiera, faro di luce del Cristo; il 2°npiano ha ai lati quattro ovali dipinti: quello davanti rappresentanGesù mentre Incorona la Vergine Madre; quello di destra e quello dinsinistra rappresentano un Angelo con corona; nell’ovale posteriorenè lo stemma della città.
nIl primonpiano è il posto d’onore, il trono della Madonna: qui e tutto ilnfolclore della vita cittadina di ieri a di oggi. La torre forma anquesto punto un tempio coperto da volta a crociera di color celestentempestala di stelle, sostenuta dai quattro pilastri della torrenstessa e con i quattro lati ad arco completamente aperti. Sul pianonportante parte dell’avantreno una grande scalinata che coprendo lansuperficie totale dello scafo, raggiunge la piattaforma del primonpiano. Sull’avantreno il posto per l’auriga con davanti due testendi bue in cartapesta, ricordano i fortunati buoi del rinvenimento, enfinalmente il timone.
nAnnualmentensi ricostruisce con lo stesso materiale regolamentare vicino lanChiesa della Stella sulla via di Sovereto, donde parte la processionensolenne. Verso le 17 del dì festivo, (quest’anno 5 giugno) sinporta al Carro il Quadro della Madonna, che la pietà dei Terlizzesinha voluto circondato da una cornice di lapislazzuli e fissato innmacchina e tempietto tutto argento e oro, e si colloca a centro delntempio al primo piano. Sulla base vi sono tanti simboli di oro e dinargento e che costituiscono la perle documentaria dei rinvenimentonstorico e della devozione dei figli verso la Madre Celeste: la terra,nil pastore, la quercia, la fonte, il carro con i buoi, la pecorella:ne poi i frulli dell’agro della città, grappolo d’uva, spiga dingrano ecc.
nAurigandella Madonna è l’Arcangelo S. Michele, che sembra voler sferzareni buoi ai suoi piedi nel faticoso lavoro. Sullanscalinata intanto han preso posto cento e cento bambini: sono figlindel popolo, i candidi gigli de l’innocenza, le vermiglie rosenprofumate di amore di Madonna: è una nidiata, uno sciame di anime dinParadiso ai piedi della madre, la Divina Pastora.
nE il carroncammina… cammina a forza di spinte di oltre centonvolenterosi, nascosti de panneggiamenti sotto il piano portante,ncammina guidato dal quattro timonieri visibili nell’avantreno. Sononcarrettieri di mestiere in costume, berretti a cono e fiocco pendentendi cotone bianco (fabbricazione locale a mano), senza giacca ma connnivea camicia di fresco bucato, panciotto e pantaloni corti e nerincon pesanti calzoni.
nSullanpiattaforma davanti alla Madonna è genuflesso un pastorello vivente,nsfarzosamente vestito con cappello a larghe tese tendente sullanspalla, panciotto dl seta scarlatto e camicia di candido lino,npantaloni corti di pelle di pecora e ciocia ai piedi con borraccia dinzucca a tracolla conduce a guinzaglio una pecora tutta branca dallanlana linda.
nE’ tuttonun magnifico quadro storico folcloristico del lontano 1100, epoca,nnon precisata, dei rinvenimento del miracoloso dipinto.
nEd oggi,ncome ieri e come domani, la Madonna di Sovereto passa benedicendo insuoi figli devoti dall’alto trono del suo Carro, mentre il corondegli angeli dalla scalinata canta le sue canzoni.
“Miranil tuo popolo – Bella Signora”.nE la Bella Signora sul tuo Carro Trionfale fa l’ingresso nellancittà prediletta tra mille e mille cuori che l’accompagnano encantano: “EvvivanMaria”.nE gli Angeli battono le manine, approvano e cantano; cantano enapprovano anche quando le musiche lo Piazza Cavour e Quattro Novembrensuonano l’”inno Reale” seguito dall’”innondella Giovinezza” che si rinnova nella Patria Nostra Fascista,nbaciata e benedetta dalla Madre dl Dio“. n
Al di là delle inevitabili contaminazioni storico-politiche, si può affermare a ragione che la Festa Patronale della Madonna di Sovereto sia una delle espressioni più significative del nostro “genius loci” e ci insegna che lo spirito religioso e, in generale, il “sacro” possono essere un veicolo molto forte dinunione e di orgoglio per una comunità, ma anche un importante fattore di condivisione, di dialogo, di relazione – tanto più profonda in quanto remota, sotterranea, millenaria – con le altre culture: i tratti orientali e il carattere bizantineggiante dell’Icona Nera saldano del resto idealmente la nostra religiosità alle origini della Cristianità.
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